Categoria: Vita di Donna

METAPAUSA

Percorso tra corpo e arte ideato insieme a Mimma Scigliano e ispirato dalle tappe tracciate da Alexandra Pope sulla menopausa.

Per molte donne questo periodo è doloroso, faticoso e fastidioso. Tante sono le difficoltà fisiche ed emotive nelle quali le donne possono incorrere: le vampate di calore, l’irritabilità, il non riconoscersi più nel proprio corpo, l’insonnia, il timore del giudizio della società o delle persone intorno. Ma ancora di più l’auto-giudizio, il considerarsi arrivate, finite, non più interessanti né desiderabili, come se, insieme al ciclo, andasse via tutto quello che di bello c’è nella vita di una donna.

Metapausa mira a sfatare tutto questo …

Se la porta del ciclo che si chiude aprisse un portone dietro il quale trovare la vera se stessa?  Se questo periodo celasse il tesoro che ognuna cerca da tutta una vita? Se invece della fine fosse l’inizio?

Questo percorso è adatto alle donne:
√ dai 40 anni in su che vogliono saperne di più sulla menopausa
√ che iniziano a sentire mutamenti legati alla fine del ciclo fertile (pre-menopausa)
√ che vivono irregolarità naturali (perimenopausa)
√ che hanno già intrapreso il percorso, naturale o indotto, dopo l’ultimo ciclo (post menopausa)

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Alla fine del ciclo si avrà:
√ chiarito cos’è la menopausa e quali sono le sue fasi
√ sperimentato strumenti utili ad affrontare la trasformazione in modo creativo
√ lasciato andare gli stereotipi sulla menopausa con gioco e ironia
√ dato vita a uno spazio di incontro ravvicinato con se stesse e la donna saggia all’interno
√ visualizzato il ruolo e il valore delle donne complete nella società e nelle relazioni

Come funziona
Il percorso si svolge in sette incontri settimanali di 1 ora e trenta ciascuno. Si inizia con un’introduzione al viaggio che si intraprenderà e alle tappe successive, che approfondiranno i seguenti temi:
Separazione
Accettazione
Connessione
Visione
Azione
Il settimo incontro, invece, sarà dedicato a un lavoro creativo finale che rappresenterà la sintesi del percorso di trasformazione.

Prezzi e modalità di pagamento
¥ Pagamento in un’unica soluzione € 390,00
¥ Pagamento in due rate, € 250,00 al primo incontro e € 160,00 al terzo (per un totale € 410,00)
¥ Pagamento ad ogni singolo incontro € 90,00 (per un totale di € 450,00)

I pagamenti si accettano in contanti.

Per prenotazioni e informazioni scrivere a emanuela@prospettivag.it o telefonare al 3392422057.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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25 novembre | Giornata internazionale per la fine della violenza sulle donne | un po’ di storia

IL FATTO: 25 novembre 1960


Tre sorelle (Maria Argentina Minerva, Antonia Maria Teresa e di Patria Mercedes Mirabal) furono bloccate, mentre si recavano a trovare i loro mariti in prigione, da agenti del servizio di informazione militare del governo di Rafael Leonidas Trujillo, tiranno per più di 30 anni della Repubblica Dominicana.

Portate in un luogo nascosto furono torturate, massacrate, strangolate e gettate in un burrone con la loro macchina per simulare un incidente. Minerva, Maria Teresa e Patria sono state uccise per le loro idee politiche e per il fatto che non avevano paura di gridarle in piazza. Anzi, pensavano fosse un dovere.

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Ma sono state uccise anche perché il loro modo di essere donne irritava il regime. Andavano all’università, guidavano la macchina, partecipavano a riunioni maschili. I loro orari di vita, la loro camminata, lo sguardo diretto, la loro sfrontata femminilità indispettiva il dittatore Trujillo, spaventava Trujillo, che non riuscendo a fermarle e non sapendo come contenere quelle donne, le ha uccise.

Dedè è la sorella sopravvissuta, la quarta nella famiglia Mirabal, che ora si occupa dei sei nipoti rimasti orfani. Afferma di essere sopravvissuta solo per ”raccontare la loro vita”.
Celebra il loro ricordo e il loro operato politico nel libro di memorie Vivas in su jardin.  Julia Alvarez omaggia la memoria delle sorelle con il romanzo Il tempo delle farfalle, da cui è stato tratto il film “In the time of the Butterfly “che ripercorre la storia delle tre sorelle.

LE TAPPE INTERNAZIONALI
18 dicembre 1979 – L’Assemblea Generali delle Nazioni Unite adotta la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw)

3 settembre 1981 – La Convenzione entra in vigore in tempi record rispetto a ogni altro precedente trattato sui diritti umani.

25 novembre 1981 – Si tiene a Bogotà in Colombia la prima Conferenza di Donne Latinoamericane. In quella occasione, in ricordo e onore delle sorelle Mirabal, si scelse il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

10 giugno 1985 – L’Italia ratifica la Cedaw

17 dicembre 1999 – L’Assemblea generale delle Nazioni Unite segue le indicazioni della Conferenza di Bogotà e designa il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne invitando Governi, Istituzioni, organizzazioni internazionali, ONG a mobilitarsi in quel giorno per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

29 ottobre 2002 – L’Italia aderisce al Protocollo opzionale CEDAW

25 novembre 2005 – Alcuni centri antiviolenza in Italia iniziano a celebrare questa giornata. Da allora un numero sempre maggiore di Case delle donne, Organizzazioni Non Governative, Istituzioni, Governi e Associazioni italiane organizzano eventi, incontri, mobilitazioni, rappresentazioni teatrali e artistiche per sensibilizzare uomini e donne sul tema.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere, donna e uomo liberi insieme

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POSSO SCEGLIERE | 74 de #iltempochecivuole

Il 18.8.18 è per me uno di quei giorni che segnano un prima e un dopo nella vita, un importante spartiacque, tanto da meritarsi un appellativo “il Giorno del Nuovo Passo”.

Cosa mi è successo? Ho avuto un incidente veramente singolare. Sono stata investita da un rodhesian e un pastore tedesco, che si rincorrevano fra di loro, nell’area cani di Riva di Polline, una struttura privata  “atta” ad accogliere i cani sulla riva del lago di Bracciano, vicino a Trevignano, a due passi da Roma. Ero appena entrata con la mia amica Elena ed Ella, la sua meravigliosa Golden Retriever.

La velocità e la stazza dei due cani hanno avuto un impatto tale sulla mia gamba sinistra da provocare la frattura scomposta del perone, la conseguente trazione prima dell’operazione che si è resa necessaria per applicare una placca di titanio. In poche parole sono uscita di casa un sabato mattina per qualche ora e sono tornata il venerdì successivo con le stampelle e il divieto di mettere peso sulla gamba fino al 22 ottobre e poi il recupero, tuttora in corso.

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Questa avventura è stata ed è un viaggio di trasformazione, una bolla spazio-temporale in cui sto, osservo me stessa e il mondo intorno, vivo un continuo fiorire di intuizioni, un cambiar pelle. L’album #iltempochecivuole è la traccia giornaliera del percorso di questi giorni. L’idea è nata da questa frase di Gabrielle Roth: “Trasforma la sofferenza in arte, l’arte in consapevolezza, la consapevolezza in azione“.

Oggi è il 74° giorno de #iltempochecivuole e questa la mia condivisione odierna.

La mattina, mettere i piedi a terra e iniziare la giornata è una bella sfida. In questi giorni autunnali anche solo abbandonare il tepore del letto necessita di un bel po’ di coraggio che i bisogni fisiologici aiutano a trovare. Una volta preso il coraggio a quattro mani e detto addio all’abbraccio dell’alcova, occorre svegliare il piede sinistro lontano dal voler toccare terra e fare la sua parte. Le stampelle sono sempre lì, lì sulla finestra. No, quelle erano le chiavi di Lucio Battisti. Le stampelle sono sempre lì fra il letto e il comodino e via! si parte per la giornata.
Accade che, se il piede sinistro prende le redini della giornata, la camminata è lenta, la schiena gobba, lo sguardo a terra, i pensieri neri e irripetibili. Insomma divento una vecchia rincoglionita, malmessa e sboccata, come diceva mia madre.
Stamattina me ne sono resa conto e ho fatto due chiacchiere col mio piede sinistro. Gli ho detto che capisco bene la sua fatica e la sua sofferenza, che prenderemo tutto #iltempochecivuole per abbandonare le stampelle (sospetto che non legga i miei post), che è importante che faccia la sua parte proprio per riuscire ad abbandonarle. Gli ho anche detto che, allo stesso tempo, non può governare tutto il resto del corpo e invadere i pensieri a quel modo. Ho chiamato poi a raccolta piede e gamba destra, tronco, testa, mani e braccia, cervello, cuore e tutto il resto del corpo e li ho invitati a non farsi sopraffare dal piede sinistro. Li ho spronati a fare la loro parte, a prendere ognuno la propria responsabilità affinché tutto il corpo funzioni al meglio, affinché la vita scorra fluida e vivace ovunque.
L’effetto è stato immediato, come un colpo di bacchetta magica, un Abracadabra interiore che ha raddrizzato la schiena, alzato lo sguardo, alleggerito il passo e i pensieri, fatto nascere il sorriso sulle labbra e nel cuore. Da una vecchia gobba e brontola a una donna nel suo pieno e magico potere. Forte e fragile allo stesso tempo.


Posso scegliere, puoi scegliere, possiamo scegliere a quale parte di noi dare le redini della nostra vita. E da quella scelta tutto consegue, a livello individuale e a livello sociale. Con #iltempochecivuole e senza sprechi. Non è più tempo di sprechi. È tempo di essere chi siamo, potenti esseri di luce.
Ecco allora, se vuoi, un paio di domande per te, per rendere vive e utili anche per te le mie parole. Quale parte di te sta tenendo le redini della tua vita ora? Sei felice di come sta governando? Gli rinnovi il mandato o hai bisogno di cambiare, di cercare nuove alleanze?

A te la parola e se hai voglia di condividerla scrivimi a emanuela@prospettivag.it. Grazie.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle …

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi rendo conto di quante volte ho preferito (far) piacere agli altri piuttosto che ascoltarmi, ascoltare i miei bisogni, il mio piacere. Al mio interno, come all’interno di ogni persona, c’è una saggezza, un’essenza che sa e suggerisce la giusta via, sempre. Sto imparando ad ascoltarla! Sto imparando ad ascoltarla? Sto imparando ad ascoltarla.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle sono affascinata della resilienza del corpo risvegliato al tremore per l’immediatezza e la naturalezza con cui ha iniziato a rilasciare la tensione, il dolore e la paura del trauma. Grazie Cheda, Elena e tutti i miei colleghi e colleghe del Metodo TRE (Tension and Trauma Releasing Exercises).

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle ringrazio di cuore la buona sorte e gli operatori dell’ambulanza per avermi condotto in un buon ospedale.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle ringrazio l’ortopedico di guardia che è rimasto oltre il suo turno per occuparsi di me con con professionalità, rapidità e competenza.

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Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle ringrazio la forza vitale che anima il mio corpo, così come qualunque corpo, per la sua straordinaria, preziosa e miracolosa capacità di guarire.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi rendo conto che, in vita mia, sono stata ricoverata in ospedale solo per le gravidanze e mi domando chi nascerà questa volta.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle imparo, non senza difficoltà, a chiedere e a ricevere. Grazie a tutte le anime belle che ci sono nella mia vita. Grazie di cuore ad ognuna.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi rendo conto di quante cose preziose (tornare a casa come previsto, avere una buona salute, … essere in vita) do per scontate e di quanto in realtà non lo siano affatto.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi meraviglia l’infinità di eventi, pensieri e sincronie che devono darsi appuntamento in un istante perché accada tutto ciò che accade in questa realtà.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi torna in mente la saggezza di mia nonna che diceva sempre: “Basta la salute”.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle mi nascono all’interno tanti interrogativi che mi guidano sempre più vicina alla mia essenza.

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle è l’Universo che mi offre gentilmente 60 giorni di percorso di crescita personale, come ha detto la mia saggia amica emiliana. E direi che possono essere sufficienti!!

Quando esco di casa un sabato mattina per qualche oretta al lago e torno il venerdì successivo con le stampelle … mi accorgo che in realtà ci vorranno molto di più di 60 giorni per riprendere a camminare, #iltempochecivuole, diventa il diario social di una trasformazione interiore.

Un piccolo passo a tre “zampe” verso la Gioia di Essere.

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Difforme dal senso comune – quando l’arte è guarigione

Da più di quarant’anni il tema della “liberazione della donna“, come si diceva a suo tempo, mi accompagna, mi stimola, mi rattrista, mi inquieta, mi mobilita, mi trasforma.

Tutto è iniziato negli anni ’70 con “Donna è bello” e “Io sono mia” nei gruppi di autocoscienza di via del Governo Vecchio e le manifestazione di piazza a Roma al grido di “Tremate, tremate le streghe son tornate”. La ribellione, la rivendicazione, la rabbia, il tempo contro.

C’è poi stata una lunga fase meditativa e interiore in cui Durga, Kali, Lakshi e Saraswati mi ispiravano aspetti e modi di un femminile trasceso e completamente diverso da quello che conoscevo. E’ in questo periodo che sono nati Sara e Daniele. L’essere mamma mi ha insegnato la cura, la dedizione, l’amore, la frustrazione, la fragilità, la gioia, la vulnerabilità.

Poi la Profezia della curandera mi ha portato a conoscere Hernàn Mamani e a frequentare tanti residenziali trasformativi con lui, a contatto con gli elementi, il ventre, la tradizione andina, i sensi, l’istinto. 

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Nel 2013 sono tornata di nuovo in piazza, sotto il Colosseo, organizzando la prima edizione di One Billion Rising. Il corpo che danza, che si mostra per quel che è, per vivere, esistere, essere. Non più contro ma per

E ancora i cerchi di donne alla Luna piena, la Benedizione del Grembo, la formazione di Moon Mother.  Il femminile sacro, la sorellanza, il grembo, la ciclicità della vita di donna, la Menopausa, la Crona.

Ogni volta un aspetto, una caratteristica, un tipo di consapevolezza, di guarigione  e di cura ad un qualche livello: urlare rabbiosa, liberarmi e liberarci, trascendere, risvegliare, danzare ed esprimermi nel e con il corpo, la sacralità e la spiritualità.

Tanti anni, tante esperienze, tante emozioni, tante trasformazioni. Eppure non ho mai avuto la sensazione di aver contribuito in qualcosa di profondamente trasformativo e curativo come in questi giorni in occasione della performance Difforme dal senso comune – voci di donne dal manicomio di e con Monica Giovinazzi e un fantastico gruppo di donne di età, provenienza, professione, cultura e storia diverse e variegate. Un lavoro ispirato dal libro  “Luride, agitate, criminali. Un secolo di internamento femminile (1850-1950)” di Candida Carrino, in corso di stampa per la collana Studi storici della Carocci.

Dare voce e corpo e gesti alle donne rinchiuse perché “loquaci, irriverenti, incoerenti, stravaganti, ribelli, insolenti  ….” è stato molto più di una performance, molto più di uno spettacolo. 

E’ stato un profondo atto psicomagico di guarigione transgenerazionale. Non solo per Maria Lucia B., Clelia F, Saveria, Matilde C., Rosa, Maria Vittoria, Olga, le loro mamme e tutte le altre donne di cui abbiamo letto lettere, bollettini medici, referti. 

Un atto di guarigione trasgenerazionale per tutte le donne, di tutti i tempi, di tutto il mondo. Siamo state tutte recluse da qualche parte (manicomio, carcere, casa, harem, monastero, meccanismi interiori ….)  semplicemente perché difformi dal senso comune. Lo siamo ancora. 

Sento che con Difforme dal senso comune – voci di donne dal manicomio abbiamo aperto dei fori, socchiuso qualche uscio, spalancato qualche finestra in queste stanze di reclusione, dentro e fuori di noi. Respiriamo più agevolmente. Ci muoviamo. Diamo voce. Cantiamo. Siamo. Donne.

Il progetto continua con altri workshop e repliche in altri luoghi e città. Il gruppo e la forza stessa del progetto aumenta. Puoi partecipare anche tu!

Mentre scrivo vengo a sapere che ieri il famoso Palazzo Nardini di via del Governo Vecchio, chiuso da decenni e in vendita, è stato occupato da associazioni di giovani artisti. Sincronie.

Sono grata a Monica, a Silvia e a tutte le compagne di viaggio, alle spettatrici e agli spettatori di questa profonda esperienza.  Sono grata al coraggio e alla bellezza delle donne di tutti i tempi. Sono grata a me stessa e alla vita per avermi dato tanto.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere, la Gratitudine e l’Evoluzione.

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Amica curiosa

AMICA CURIOSA

 

Ama questa vacuità nelle tue ossa

Sei degna di questa calda solitudine

In silenzio, amica curiosa invita le stelle

E’ ora

Datti attenzione

Per far fratellanza con te stessa

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Poesia nascosta in LA SOLITUDINE di Jeff Foster e trovata con il Cut up durante una sessione individuale del percorso di Metapausa (*) da una Donna Saggia che è anche l’autrice del collage.

Se vuoi saperne di più sulla Metapausa vedi qui per il percorso di gruppo  e qui per le individuali.

(*) via Skype

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8 marzo 2018

8 marzo
 
Fermati un istante.
Fai tre bei respiri profondi,
ascolta i messaggi del tuo corpo.
Ringrazialo per l’infinità di azioni
che compie ogni istante
per far scorrere in te la vita.
 
#fluiscoconquelchecè #prospettivaG #percorsiversolagioiadiessere #SuolCollage©
 

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C’E’ STATO UN MOMENTO | Ada Luz Márquez – Hermana Águila

C’E’ STATO UN MOMENTO di Ada Luz Márquez – Hermana Águila

C’è stato un momento
in cui mi sono persa.
Ho perso tutto quello che avevo
attaccato alla schiena,
i vecchi paradigmi,
forme,
maschere,
vergogna,
senso di colpa,
costumi
e le regole.
Ho perso ore e orologio,
calendario e aspettative,
le speranze e le certezze.
Ho perso tutto ciò che era,
tutte le inutili attese,
tutto quello che avevo cercato
e tutto quello per cui avevo camminato
e tutto ciò che è avevo lasciato sul ciglio della strada.
E così, nel perdere tutto,
ho anche perso la paura,
la paura di infrangere le regole
e le autocritiche feroci,
la paura della morte
e la paura della vita,
la paura di perdersi,
e la paura di perdere
E completamente nuda,
priva della vecchia pelle,
ho trovato un cuore
che vibra dentro ogni poro del mio essere,
un profondo tamburo
fatto di argilla, stelle e radici
il suo eco dentro di me
è la voce della Vecchia Donna,
fu allora che ricordai
battito dopo battito,
che ero viva,
eternamente viva,
che ero libera,

coraggiosamente libera.

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Grazie a Dylan Siebel a su Unplash

Tornando a Casa

Lo scorso febbraio ho compiuto 60 anni. Da molto tempo penso, immagino, qualcuno dice mi illudo, di vivere fino a 120 anni in splendida forma, più viva e in gamba di quando ne avevo 20 o 30 (*).

Per dirla col sommo poeta, sono quindi nel mezzo del cammin della mia vita. Non mi sento in una selva oscura, né di aver smarrito la diritta via, anche se a volte non è così lineare e luminosa come immagino. Mi sento piuttosto al giro di boa. Il percorso della mia vita sta prendendo la direzione del ritorno a Casa, del ritorno all’Origine, verso quella Luce da qui tutto viene e dove tutto ritorna. Luce, non cenere!

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Quella Luce di cui ognuno di noi porta sulla terra una scintilla, unica e speciale, per lasciarla brillare e illuminare così i giorni propri e quelli altrui, come ci ricordano le candeline del compleanno.

In questi ultimi mesi la consapevolezza di camminare verso il “ritorno a casa” ha dato una nuova luce, è proprio il caso di dirlo, alla mia vita. Ha dato maggiore dignità e valore ai giorni, al tempo, al prendermi cura di me, ad iniziare dal mio corpo, di chi sta intorno a me e di Madre Terra.

Il corpo, compagno di tutta la vita. Il veicolo attraverso il quale sperimentiamo qualsiasi cosa su questa terra, dai piaceri ai dolori, dalle emozioni ai pensieri. Il tempio in cui accadono miracoli ad ogni istante, ad ogni respiro, ad ogni battito del cuore. Una macchina perfetta che fa sempre del suo meglio per mantenerci in vita nel miglior modo possibile con quello che gli diamo da mangiare, bere, respirare. Come sarebbe prendersi veramente cura del proprio corpo? Cosa vuol dire portare attenzione alla qualità del cibo, dell’acqua, dell’aria, e anche del movimento, dei pensieri e delle emozioni  che diamo continuamente in pasto al nostro corpo?

Dalla fine dello scorso dicembre seguo una nutrizione clinica, un regime alimentare che ha completamente cambiato il mio modo di mangiare, di bere e di mantenermi in forma. Più che eliminare quello che mi fa male, do al corpo quello di cui ha bisogno, quello che lo nutre e lo fa stare in forma nel momento in cui ne ha bisogno. E’ un cambio di paradigma che, come spesso accade, ha portato cambiamenti a 360°, è diventato un nuovo modo di fare e soprattutto di essere. Quali sono i pensieri che mi nutrono? Come mi alimentano le persone che frequento, i libri che leggo, i film che vedo? Le azioni che compio sostengono e nutrono me e chi mi sta intorno?

Sento forte la necessità di una revisione individuale e sociale del ruolo delle donne, e degli uomini, della mia età nella società. Come sarebbe trasformare il desiderio dell’eterna giovinezza nella gratitudine per i giorni vissuti; mostrare con dignità ed eleganza i capelli bianchi e i segni del tempo piuttosto che nasconderli con tinte o botulino? Come potrebbe essere una società dove le donne, e gli uomini, più anziani si ergono a testimonianza di armonia e rispetto di se stessi, della vita e del pianeta, dove l’esperienza acquisita negli anni è riconosciuta e messa al servizio della comunità?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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(*) Non che fossi brutta, spenta o poco capace a quell’età. Tutt’altro. Lavoravo nel campo dell’informatica, dove di  donne non c’erano molte, ed ero orgogliosa di essere la più giovane funzionario in azienda. Soprattutto lottavo, anzi militavo per un mondo più giusto e più equo, dalla parità dei sessi e il femminismo alla “lotta di classe” e la sinistra extraparlamentare; frequentavo i gruppi di autocoscienza alla Casa delle Donne, allora in Via del Governo Vecchio, il comitato di quartiere e i collettivi politici dell’area del Manifesto. Ero piena di rabbia e di giudizio verso tutto e tutti quelli che non la pensavano come me/noi, sicura di aver tutta la verità e la ragione dalla mia e dalla nostra parte.

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Menopausa | piccolo glossario utile

Quante volte abbiamo sentito parlare della Menopausa come di un periodo terribile e fastidioso per le donne. Credo sia arrivato il momento di rimettere in ordine le cose, cambiare questa visione e riconoscere  il suo giusto, enorme valore di questa fase della vita di donna.

Sul cambiare visione e ridare valore ho scritto e scriverò ancora. Mi preme qui mettere le cose in ordine, cioè chiarire il significato dei  termini.

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La MENOPAUSA è l’ultima mestruazione nella vita di una donna. Così come il Menarca segna l’inizio della fase fertile, la Menopausa ne sancisce la fine. Mentre il Menarca è indubbiamente stabilito nel momento stesso in cui accade, la Menopausa può essere fissata solo un anno dopo averla avuta, con una “diagnosi” retroattiva. Ho messo la parola diagnosi fra virgolette per non essere fraintesa. La Menopausa non è una malattia, è un naturale periodo di transizione.

Quello che normalmente viene chiamata Menopausa, cioè l’arco di tempo che inizia con l’instabilità dell’ovulazione, e del ciclo mestruale, fino alla sua totale cessazione è in realtà la PERIMENOPAUSA o Climaterio; è un processo che inizia normalmente verso i 45 anni e può durare dai 5 ai 13 anni. Per ogni donna questa fase di transizione è diversa, può variare molto a seconda della consapevolezza e dell’esperienza della precedente fase fertile. E’ importante sottolineare comunque che i famigerati sintomi (caldane, insonnia, etc) NON sono inevitabili!!

La POSTMENOPAUSA  è tutto quello che c’è dopo la Menopausa: 20, 30, 40, 50 e più anni in cui finalmente la donna, che ha vissuto con accettazione e  consapevolezza la Perimenopausa, può diventare la Regina della propria vita.

Diventa quindi importante conoscere e riconoscere il processo della Perimenopausa, viverla con il sostegno delle altre donne in transizione e in Postmenopausa, prendersi cura del proprio corpo con il movimento regolare e mirato se si vuole gioire del lunga parte della vita dopo il ciclo mestruale.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.