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21 parole per il 2021 | creatività

La 21esima e ultima nostra parola non poteva che essere CREATIVITA’, la capacità innata in ogni essere umano di creare qualcosa di nuovo da elementi esistenti, un’abilità divina oserei dire perché ci rende creatori, creatrici.

La parola creatività deriva dalla radice sanscrita kar- = fare, generare, fabbricare, (kar-tr il creatore cioè “colui che fa dal nulla”) e dalla base indoeuropea ar che indica l’intenzione di far combaciare le parti, mettere insieme in modo opportuno. Ritroviamo la stessa radice sanscrita kar nel greco κραίνω (kraino) fare, compiere, realizzare e nel latino crĕare.

Capita spesso di pensare che la creatività sia ad esclusivo appannaggio degli artisti o dei cosiddetti creativi, designer, pubblicitari, creatori di videogiochi. In realtà è una capacità innata dell’essere umano.

Se, come ci indica l’origine della parola, la creatività è il generare con l’intenzione di mettere insieme parti in modo opportuno, ognuno di noi pratica la creatività molto più spesso di quanto pensi.

Quando decidiamo di fare una strada diversa dal solito per tornare a casa, quando facciamo una cosa per la prima volta, quando cerchiamo nuove soluzioni a problemi personali, quando prepariamo la cena con quello che c’è in frigo perché non abbiamo avuto tempo di fare la spesa, ogni volta che facciamo una di queste cose, e molte altre ancora, stiamo dando spazio al nostro naturale impulso creativo.

E’ diverso dall’immaginazione, di cui ci siamo occupati lo scorso 31 marzo.

Un aspetto fondamentale della creatività è il cambiamento che essa genera sempre sia nella persona che la pratica sia in chi usufruisce del frutto della creatività.

Bruno Munari affermava “Una persona senza creatività è una persona incompleta. Una persona creativa prende e dà continuamente cultura alla comunità, cresce con la comunità.” Per questo Albert Einstein esortava “La creatività è contagiosa. Trasmettila”.

Suggerimenti per il corpo

Come puoi praticare la creatività relativamente al corpo oggi?
Lascia libero il tuo naturale spirito creativo, senza giudizio e senza aspettativa.

Come sarebbe se ti vestissi in modo diverso dal solito, osando colori o abbinamenti nuovi?
E aprire il frigo e creare la tua colazione, il tuo pasto con elementi e alimenti che di solito non mangi?
E se mettessi una musica e danzassi senza alcuno schema?
Hai mai provato a camminare all’indietro per andare da una stanza all’altra?E se andassi su Youtube alla scoperta di una nuova arte di movimento da praticare oggi?

Concludiamo così questo secondo ciclo delle 21 parole.Le riprenderemo con la prossima luna nuova il 12 aprile. Da qui a lì buone giornate

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21 parole per il 2021

Ci incontriamo il 21 marzo mattina per giocare a Villa Ada (Roma) con le 21 parole per il 2021, ognuno con la propria parola e tutti quanti insieme. Porta con te qualcosa per stare sedut@ comodamente sul prato, una penna e una bella dose di curiosità. La partecipazione è a offerta libera. Info e prenotazione qui

Perché 21 parole per il 2021?


Umanamente ed emotivamente, nell’ultimo anno, più della pandemia sta mietendo vittime l’Infodemia, la quantità di informazioni, spesso contraddittorie e fuorvianti, emesse dai media a tutte le ore, con modalità e termini da “bollettino di guerra” più che di semplice informativa o, meglio ancora, di educazione alla prevenzione e al rafforzamento del sistema immunitario.

Qual è lo scopo del tipo di linguaggio che usa la maggior parte dei media?
Quale impatto ha sulle persone? 
Quale altro linguaggio può sostenere la presa di consapevolezza in noi? 
Quali parole possono aiutare la nascita della nuova umanità che sta emergendo, a parere di molti, me compresa?  

Sentivo e sento l’esigenza di un linguaggio nuovo, di riportare valore a parole logorate da un uso eccessivo e strumentale, di trovare parole nuove, inventarle, prenderle a prestito da altre lingue, magari quelle antiche, invece dell’imperversante inglese. L’estate scorsa ho condotto un’indagine fra amici, conoscenti, seguaci della pagina Facebook e iscritti alla newsletter da cui sono emerse una lista di parole che ho poi integrato e studiato. Hu pubblicato poi le 21 parole finali a cadenza più o meno regolare su questo sito, sulla pagina facebook e sul mio profilo instagram da luglio 2020 a febbraio 2021.

E’ arrivato il momento di giocarci
dal vivo e in natura per:

vagabondare nella bellezza del linguaggio
riconoscere il potere parole
creare uno spazio e un tempo di ludica contemplazione
stimolare il pensiero
contribuire al linguaggio della nuova umanità
ritrovare fiducia nell’essere umano
accogliere e integrare le emozioni
dare spazio alla propria umanità
ispirarci a vicenda
restare uniti
ritornare al centro di sè
abitare la propria unicità
nutrire il proprio Essere
stare con ciò che c’è
aiutarci a scoprire il senso di ciò che accade
mantenerci saldi nel caos
onorare la Vita che rinasce e gioire di essere vivi
ridare dignità alla morte
riconnetterci con i cicli della natura
percepire l’interconnessione fra ciò che è dentro e ciò che è fuori di noi
praticare la gratitudine

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21. Creatività | 21 parole per la nuova Umanità

Ed eccoci arrivati all’ultima delle nostre  21 parole per la nuova Umanità. E’ passato un bel pò di tempo dalla 20esima parola: Morte.

E’ stato un tempo per stare con me ed ascoltarmi, un tempo di riflessioni, di osare vedere ombre e vecchi schemi. Ho riconosciuto la mia capacità e il mio entusiasmo di condividere e dar vita a nuovi progetti creativi e di impatto. E anche la tendenza a distrarmi, procrastinare, non portare a termine. Ho visto lo spendermi per ciò in cui credo e anche il non ascoltare le altre istanze fisiche o interiori. Sento il desiderio profondo di contribuire alla trasformazione che questo stra-ordinario periodo richiede, le mille possibilità in cui posso realizzarlo e anche il disperdermi fra esse.

Seguendo la necessità di fare un pò di ordine sono finalmente tornata a questo progetto che mi sta a cuore, alla 21esima e ultima parola per la nuova Umanità con la gioia del concludere, la soddisfazione del portare a termine, il piacere di mettere un punto e creare spazio per il nuovo che sta nascendo l’albero delle farfalle,

La 21esima e ultima nostra parola non poteva che essere CREATIVITA’, la capacità innata in ogni essere umano di creare qualcosa di nuovo da elementi esistenti, un’abilità divina oserei dire perché ci rende creatori, creatrici. Ma andiamo con ordine. Iniziamo come sempre dal significato e dell’origine della parola.

Significato della parola

creatività s. f. [der. di creativo]. – Virtù creativa, capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia.
creare (ant. crïare) v. tr. [lat. crĕare] – 1. Trarre, far nascere dal nulla, riferito spec. a Dio:  2. estens. a. Riferito all’uomo, produrre, costruire, fondare, comporre, o inventare, ideare, foggiare, e in genere far sorgere, dare vita a qualche cosa
ricreare – 1. Creare di nuovo: 2.a. Ristorare, rinvigorire quasi dando nuova vita:. b. Distrarre, rasserenare, dando riposo e svago: c. letter. Rianimare, riconfortare

Origine della parola

La parola creatività deriva dalla radice sanscrita kar- = fare, generare, fabbricare,  (kar-tr  il creatore cioè “colui che fa dal nulla”) e dalla base indoeuropea ar che indica l’intenzione di far combaciare le parti, mettere insieme in modo opportuno. Ritroviamo la stessa radice sanscrita kar nel greco κραίνω (kraino)  fare, compiere, realizzare e nel latino crĕare.

Sulla parola

Capita spesso di pensare che la creatività sia ad esclusivo appannaggio degli artisti o dei cosiddetti creativi, designer, pubblicitari, creatori di videogiochi. In realtà è una capacità innata dell’essere umano.

Se, come ci indica l’origine della parola, la creatività è il generare con l’intenzione di mettere insieme parti in modo opportuno, ognuno di noi pratica la creatività molto più spesso di quanto pensi. Quando decidiamo di fare una strada diversa dal solito per tornare a casa, quando facciamo una cosa per la prima volta, quando cerchiamo nuove soluzioni a problemi personali, quando prepariamo la cena con quello che c’è in frigo perché non abbiamo avuto tempo di fare la spesa, ogni volta che facciamo una di queste cose, e molte altre ancora, stiamo dando spazio al nostro naturale impulso creativo.

Non ha nulla a che fare con l’immaginazione, di cui ci siamo occupati in precedenza come tredicesima parola delle 21.

Secondo Stephan Mumaw, direttore creativo e scrittore, la creatività è la soluzione dei problemi con rilevanza (il grado in cui il problema è effettivamente risolto) e innovazione (unicità e originalità della soluzione). Se ritorniamo all’ultimo esempio della lista di atti creativi, il problema sarà “ho fame, non ho fatto la spesa, il frigo è quasi vuoto”, la soluzione può essere ordinare e farsi portare una cena pronta. Ma non c’è molto di creativo in questa opzione, sicuramente non c’è innovazione. Un’altra soluzione è cucinare quello che c’è in frigo cosicché la fame sia appagata nel modo più appetitoso (rilevanza) e originale (innovazione) possibile.

Nel paragrafo dedicato al significato della parola ho inserito anche la voce ricreare. Trovo molto interessante che il ri-creare sia anche ristorare, rinvigorire, rasserenare, riconfortare.

Un aspetto fondamentale della creatività è il cambiamento che essa genera sempre sia nella persona che la pratica sia in chi usufruisce del frutto della creatività. Bruno Munari affermava “Una persona senza creatività è una persona incompleta. Una persona creativa prende e dà continuamente cultura alla comunità, cresce con la comunità.” Per questo Albert Einstein esortava “La creatività è contagiosa. Trasmettila”.

Si potrebbero spendere fiumi di parole sulla creatività. Per il momento preferisco passare alle domande e lasciare che siano loro a guidarti in ulteriori interrogativi e ricerche sul tema all’interno e all’esterno di te.

Alune domande

Cos’è la creatività per te?
Pensi che sia una capacità che si può sviluppare? Come?
Pensi che sia una capacità che si può perdere? A causa di cosa?
Pensi che sia qualcosa che si possa trasmettere? Come? Puoi farlo?
Qual è stata la cosa più creativa che hai fatto oggi? E ieri?
E la più creativa in assoluto in tutta la tua vita?
Quale impatto ha avuto e ha tuttora nella tua vita?
Quale impatto credi dia la creatività nella vita della comunità, della società?
E che ne dici di ri-creare, ri-crearsi?

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Foto di Jaume Galofré e Tim Mossholder su Unsplash

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A SPASSO CON IL MANDALA

A SPASSO CON IL MANDALA
Incontri con il Mandala in giro per la città
con Emanuela Masini e Viviana Rossi

Ti diamo il benvenuto con gioia e siamo liete di accompagnarti verso te e la tua essenza.

“I Mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino, donano forma e colore alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo…” Maureen Ritchie

Un incontro in compagnia del Mandala come strumento di conoscenza di sé, come espressione della propria creatività, come meditazione e come “gioco” colorato, come luogo protetto e sicuro, come specchio e come faro, come luce e come forme e come …. ognuno sente dentro di sé

COSA FAREMO
Dopo un piccolo e caldo benvenuto, faremo una breve fantasia o meditazione guidata che ci darà il la per il primo, intimo incontro con il proprio Mandala: la scelta della propria forma fra le tante possibili (*).
Ci prenderemo poi il tempo necessario per “praticare” il Mandala, cioè gli daremo colore, lo faremo nostro, daremo spazio alla nostra creatività e alla nostra essenza attraverso la scelta intuitiva di colori e materiali (matite colorate, pennarelli, colori a cera, a olio, gessetti …) che ci ispirano sul momento.
Avremo poi la possibilità di entrare ancora più profondamente nel Mandala lasciando che esso “ci parli di noi”, osservandolo e lasciando emergere emozioni, comprensioni, scoperte o riscoperte da soli e con l’aiuto di domande da parte delle agevolatrici, Emanuela e Viviana. Daremo infine un titolo alla nostra opera, sarà la sintesi di tutto il percorso svolto, la parola o la frase che ci rappresenta nel qui e ora.

CONDUCONO
Emanuela Masini
Professional Counselor, Art Counselor,
Agevolatrice Metodo Mandala Evolutivo®
e
Viviana Rossi
Operatrice Teatrale Sociale
Agevolatrice Metodo Mandala Evolutivo®

PER INFORMAZIONI SU DATE E LUOGHI
PER PRENOTARE LA PARTECIPAZIONE
PER RICHIEDERE DI PORTARE L’INCONTRO NELLA TUA ZONA
Emanuela 3392422057  emanuela@prospettivag.it
Viviana     3201633997  vivianamaya@hotmail.it 

 

“Disegnare o colorare un Mandala significa attivare un confronto inconscio con le nostre emozioni più nascoste, prendere coscienza dei contenuti psichici inconsci e liberare la nostra energia di auto guarigione”. C. G. Jung

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(*) La fantasia guidata e i Mandala proposti sono tratti dal 1 passo del Percorso di gruppo col Metodo Mandala Evolutivo® di Gabriella Costa

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Ricomincio da T.R.E.®

Ti ricordi la famosa battuta di Massimo Troisi che ha dato il titolo al suo primo film da regista?

… tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia’ da zero? Da tre!

In questi giorni di passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo mi sono fermata a pensare alle tre cose che mi sono riuscite nella vita, le tre cose da cui ricominciare in questo 2018 appena nato.

Sono, guarda caso, quelle a cui ho dedicato gli ultimi trent’anni della mia vita:

  • educare e crescere i miei figli;
  • abitare e vivere il mio corpo come Maestro di vita infallibile, prezioso e benevolo;
  • mantenere viva la curiosità e continuare ad imparare.

I miei figli, una giovane donna di 27 anni e un giovane uomo di 23, fanno parte di quella schiera di ventenni, molto più numerosa di quello che tanti credono, che migliora la specie umana e fanno nascere nel cuore una grande fiducia in un futuro migliore.

La seconda e la terza cosa  sono intimamente legate e interconnesse. Il miracolo del corpo mi ha sempre affascinato. La ricerca, lo studio e la pratica di discipline, metodi e tecniche diverse mi hanno portato a sperimentare molto su me stessa, a viaggiare (un’attività che amo moltissimo), a incontrare  maestri ed insegnanti di grande qualità, a condividere scoperte, dubbi, informazioni e conduzioni con altre ed altri preziosi insegnanti e colleghi.

Ringrazio di cuore tutte le compagne e tutti compagni di cammino. Ringrazio il mio corpo, la sua saggezza e la sua forza per avermi portato fin qui e per tutto quello che ancora accadrà.

Ricomincio da T.R.E.© è il titolo di questo post. Non un numero, ma una sigla, un gioco di parole (giocare è un’altra attività che amo molto). Un acronimo che sta per Tension and Trauma Releasing Exercises cioè Esercizi di Rilascio di Tensioni e Traumi. E’ un metodo che, più di qualsiasi altro abbia sperimentato finora, mi ha dato la presenza e la gioia nel corpo.

Si basa su una serie innovativa di esercizi che aiutano il corpo a rilasciare profondi blocchi muscolari e del sistema nervoso causati da stress, tensione e traumi. Creato da Dr. David Berceli, PhD, T.R.E. attiva in modo sicuro un riflesso naturale di scuotimento o vibrazione che rilascia la tensione muscolare, calmando il sistema nervoso. Quando questo tremore, questo meccanismo di vibrazione muscolare viene attivato in un ambiente sicuro e controllato, il corpo è incoraggiato a tornare in uno stato di equilibrio. La tecnica consiste nel far praticare semplici esercizi fisici per attivare la vibrazione spontanea e naturale del corpo. Ricercatori della facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma hanno dimostrato che il tremore ha anche un effetto benefico sul cervello. I risultati evidenziano come durante il tremore si verifichi un notevole aumento delle onde cerebrali alpha (8-12Hz), quelle onde caratteristiche dello stato di meditazione profonda e del senso di benessere in generale.

Nella mia esperienza personale, il rilascio delle tensioni ha creato naturalmente spazio, fluidità e apertura nel corpo. Questo è già un piacevole risultato che riscontro nelle attività quotidiane così come nella mia danza. L’aspetto ancor più affascinante è che, man mano che le tensioni si sciolgono nel corpo, la mia mente, i miei pensieri si espandono, si ammorbidiscono, lasciando andare giudizi, autoboicottaggi, controllo. La tolleranza verso me stessa e gli altri si espande di pari passo con la stabilità e la presenza nella vita quotidiana. Allargando ancor di più la visione, arriviamo all’aspetto spirituale del corpo, alla capacità di vivere nel qui e ora che solo la consapevolezza di quel che accade nel corpo più dare. Qui si apre un ampio discorso che merita un post a parte più avanti. 

Se ti interessa sperimentare il Metodo T.R.E. puoi vedere qui ciò che è già in programma per i gruppi e chiedere qui per le sessioni individuali. Per approfondire l’argomento puoi consultare i siti Metodo TRE, Metodo TRE in Italia e nel mondo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Grazie a Blake Wheeler per l’immagine

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Il punto: fine o inizio?

Amo Kandinsky,  pittore russo, padre della pittura astratta. Mi attraggono le forme, i colori, la speciale astrattezza dei suoi quadri, il suo giocare con punti, linee e geometrie, la sua visione spirituale dell’arte.

Ne sono così affascinata che, dopo aver visto una mostra al Centre Pompidou di Parigi nel 2009, ho scelto di decorare quello che poi sarebbe diventato il mio studio prendendo ispirazione da un suo quadro.

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Qualche anno più tardi mentre vedevo un’altra mostra al Palazzo Reale di Milano, mi sono imbattuta di un gruppo di bambini, di seconda o terza elementare, seduti a terra intorno ad una giovane guida. Erano così attenti e attivamente partecipi alla spiegazione che la novella Cicerone faceva dell’arte di Kandisky e dei suoi quadri che ho lasciato la dotta e asettica audio-guida per seguire l’allegro gruppetto. Seduti ai piedi di questo quadro con i bambini e un numero sempre maggiore di adulti, seguivamo affascinati il viaggio attraverso i colori, le forme e il pensiero di Kandisky guidati dall’amore e la conoscenza della giovane donna.

“Vedete quel punto nero in basso a destra? Kandisky voleva farci incontrare i punti, le linee e le figure libere dai loro ‘ruoli’. Il punto normalmente cosa rappresenta nel linguaggio scritto?”. “La fine” – dicono i bambini alzando la mano e parlando allo stesso tempo. “Vediamo cos’è nella pittura”  dice la guida porgendo un pennarello nero e una pagina bianca del suo blocco ad un bambino vicino a lei e invitandolo a fare un punto. “Il punto è il frutto del primo incontro fra il pennello/pennarello/matita e la tela/foglio/superficie. E’ l’inizio. Ed è fermo. Perchè se si muove cosa accade?” chiede la giovane donna al bambino che è rimasto col pennarello in mano, invitandolo a muovere il pennarello sul foglio. “Diventa una linea” dicono i bambini e pensiamo tutti noi adulti.

Allora il punto è l’inizio o è la fine?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Dalla Paura alla Compassione, passando per Rabbia, Tristezza e Gioia – La mappa delle emozioni secondo Gabrielle Roth

Uno dei primi libri che ho letto sulla danza e sull’espressione corporea è stato Le mappe dell’estasi di Gabrielle Roth

Nel retro-copertina del libro, scritto insieme a Lohn Loudan, è descritta così: “Gabrielle Roth è la creatrice dello sciamanesimo urbano. Un insieme di insegnamenti, suoni, movimenti e rituali adatto ai residenti nelle grandi aree urbane che vogliono riscoprire se stessi e la propria spiritualità.”

Gabrielle Roth è stata l’incarnazione di un arcobaleno infinito di forme di arte: danza, musica, scrittura, teatro, filosofia confluite ed espresse magistralmente nella danza dei 5 Ritmi© e in tutte le sue opere.

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Amo molto Le mappe dell’estasi, ritorno a leggerlo spesso, è una guida, una mappa per l’essere umano, un percorso verso l’estasi. L’ho ripreso in mano il mese scorso per la preparazione di E-Motion, emozioni in movimento, il seminario di espressione corporea e artistica nel secondo anno di formazione di Ghenesis, scuola di crescita personale e formazione in Respirazione Consapevole Sistemica®. Quello che segue è un estratto del secondo capitolo dal titolo “Esprimere il cuore” in cui è riportata la Mappa delle emozioni.

” … Dobbiamo sgombrare i nostri armadi emozionali,  mettere ordine nelle nostre emozioni fondamentali.

I sentimenti non sono né negativi né positivi: sono solo forze elementari della nostra energia vitale con le proprie vibrazioni e funzioni. Sono essenziali per la nostra salute e il nostro benessere. Fondamentalmente la paura protegge, la rabbia difende, la tristezza libera, la gioia solleva, la compassione unisce. La paura è vicina alla superficie del nostro io, la rabbia è più profonda, la tristezza e la gioia vengono sempre più dall’interno di noi e la compassione emana dal profondo del nostro essere. Ciascuna è un livello e una vibrazione di energia che deve scorrere liberamente se vogliamo essere realmente radicati nel presente.

PAURA

La paura è un’emozione vitale. … La paura è vostra amica, è il radar che vi guida nel vostro viaggio attraverso la vita. E’ un istinto basilare della sopravvivenza umana, fisica, psicologica, spirituale. Antenne sensibili ben sintonizzate sui segnali di pericolo ci mettono in grado di individuare e affrontare le minacce mentre si presentano. La paura ci insegna a prestare attenzione a quello che sta succedendo, e un senso della paura ben sviluppato ci permette di rimanere in equilibrio dinamico in un mondo che è inevitabilmente insicuro e imprevedibile. … Se non prestiamo attenzione ai segnali specifici della paura, quell’energia si trasforma in paranoia generalizzata, un perenne stato di allarme che si impadronisce della nostra vita. … Quello di cui abbiamo bisogno, quindi, è di liberarci dalle nostre vecchie, diffuse, implose ansie, in modo da poter aver paura di quello che realmente minaccia il nostro benessere. … Non dobbiamo aver paura della paura. Non dobbiamo essere imbarazzati o immobilizzati dalle nostre paure. Dobbiamo dare loro la giusta attenzione e la giusta espressione quando si manifestano. … La paura correttamente incanalata produce un impegno pienamente consapevole.

RABBIA

… La rabbia è una reazione tesa a proteggere l’integrità contro l’invasione dei vostri confini personali. E’ un “no” a un qualcosa di sbagliato, a una violazione. Stabilisce confini e alza barricate. La vera rabbia è tagliente come un coltello. E’ rapida, chiara, non ha bisogno di spiegazioni. … Non c’è niente di più pulito, di più efficace della giusta rabbia. La rabbia autentica è specifica e giustificata, e la sua espressione diretta mette in evidenza i comportamenti sbagliati, e difende l’integrità in un modo che va a vantaggio di tutti. … La rabbia interiorizzata, imbottigliata è diffusa a livello epidemico nella nostra società e le sue conseguenze sono una catastrofica violenza domestica, il crimine violento, ogni tipo di aggressività mal indirizzata. La rabbia è la meno consentita, la meno approvata delle emozioni della nostra società, e perciò la più repressa.  … Se solo potessimo imparare ad essere giustamente arrabbiati nel momento giusto, per proteggere il nostro territorio personale da una vera invasione, la rabbia sarebbe una risposta adatta, il modo appropriato per risolvere le sfide, una terapia senza effetti collaterali negarvi invece che una condizione cronica la cui impotenza produce effetti distruttivi. L’espressione autentica della rabbia spesso genera un sentimento di compassione, in quanto si passa dalla rabbia per la violazione a un apprezzamento simpatetico di quello che ha spinto la persona a invadere i nostri confini. E la stessa rabbia può essere una forma appropriata di compassione.

TRISTEZZA 

La tristezza è la liberazione, l’abbandono emozionale che si verifica quando le nostre aspettative, i nostri desideri vengono delusi. La tensione dell’aspettativa e dell’intenzione si scioglie. La tristezza fa male perché comporta il rinunciare a ciò a cui siamo attaccati … e il continuare a vivere nonostante la perdita. … Siamo portati a pensare che la maniera più ovvia per essere felici, per avere il ritmo e la scintilla della felicità, è di evitare la tristezza. In realtà, è esattamente il contrario. Solo se accettiamo l’inevitabile tristezza possiamo raggiungere la vera gioia. … La tristezza vi mette in contatto con il cuore della vostra vulnerabilità e con i legami primari che formano la rete della vostra esperienza. … La tristezza è lo strumento di trasformazione che ci permette di fondere la nostra rigidità, il nostro desiderio di sicurezza, di stabilità, di essere rassicurati con l’inevitabilità del cambiamento e la necessità di crescita. La sfida è di accettare la nostra inevitabile vulnerabilità e accogliere la tristezza così come viene, come lo sfogo necessario per convivere al meglio col cambiamento. … La tristezza segnala la necessità di rompere un legame. E’ un sintomo proveniente dal cuore di cui è meglio tenere conto. E se impariamo a convivere con la tristezza della nostra vita scopriremo presto che l’esprimere tristezza produce inevitabilmente la gioia. Quando la vita ci delude e va contro i nostri desideri più profondi, la tristezza è la risposta giusta, la sua energia purificatrice consente al resto dei nostri sentimenti di scorrere liberamente.

GIOIA 

La gioia è l’energia espansiva del benessere dinamico. Ci solleva l’animo, ci dona energia, ci fa brillare gli occhi, dà sicurezza la nostro passo, riempie di leggerezza la nostra esistenza. La gioia è naturalmente generosa e rilassata e aperta. Si manifesta quando la nostra energia scorre liberamente in una dinamica di risposte appropriate alle nostre esperienze. …. Questa gioia si verifica ovviamente solo quando le altre emozioni, la paura, la rabbia, la tristezza, sono libere di scorrere. … Gran parte delle persone fanno finta di essere felici, poiché questo è quello che vogliono gli altri pensino; è la condizione esistenziale più accettabile. Ma la vera felicità è molto rara. … Quando la gioia arriva veramente, dovremmo festeggiare, anche se molti di noi si sentono imbarazzati se si abbandonano a spontanee esplosioni di esultanza. Non è che pensiamo che vi sia qualcosa di sbagliato nell’essere pieni di gioia, ma siamo comunque prigionieri di un pregiudizio che considera poco alla moda o poco sofisticato l’essere troppo  pieni di gioia, o troppo apparentemente emotivi. Spesso il fatto di avere un cuore ci provoca un disagio simile a quello che ci provoca il fatto di avere un corpo. … Ultimamente si è parlato molto del potere guaritore del senso dell’umorismo. … L’umorismo ci permette di vedere le cose nella giusta luce, di riconoscere quanto poco sappiamo, quanto poco infallibili e quanto poco perfetti siamo.. L’umorismo per un istante ci spiega questa profonda verità. Inoltre ci libera dai nostri legami solenni, ed è questa libertà dai legami, questo non aver bisogni o rimpianti che è alla base della vera gioia. …

COMPASSIONE 

La compassione è il frutto della paura, della rabbia, della tristezza e della gioia. Quando queste emozioni fanno parte della nostra vita quotidiana, grazie a loro potete provare empatia verso gli altri e cominciare a dare agli altri quello di cui hanno veramente bisogno. La compassione non sempre è un abbraccio, talvolta è come uno schiaffo in faccia. Comporta l’essere capace di sentire quello che l’altro sta sentendo rimanendo abbastanza distaccati per poter capire quali sono i suoi veri bisogni e quindi reagire nella maniera appropriata. Potete avvertire il dolore, la gioia, la paura di qualcuno, ma non sono le vostre emozioni, piuttosto sono le emozioni che vi legano agli altri. Se siete veramente compassionevoli, il fatto che qualcuno ha paura non vi fa provare paura, ma vi consente di sentire e affrontare la sua paura. Siete in grado di provare una genuina empatia perché siete liberi da confuse proiezioni di voi stessi. … La compassione comporta il riconoscere le emozioni degli altri e il rispondere nella maniera appropriata a quello che sta succedendo. La compassione è un camaleonte: può indossare la maschera della paura, della rabbia, della tristezza, della gioia, persino dell’indifferenza a seconda delle circostanze. Il Buddha compassionevole sorride con un occhio e ha una lacrima nell’altro, e la nostra missione è di indirizzare le persone verso la vera libertà, non di tenere loro la mano dicendo che tutto si sistemerà. … La compassione significa dare agli altri quello di cui hanno bisogno, che non sempre è quello che vogliono. … Per noi è essenziale aiutare i nostri compagni, amanti, figli e amici e lasciare che le loro emozioni respirino e trovino la loro espressione. La compassione aiuta le altre persone a entrare nei loro autentici sentimenti e a liberarli e a scoprire le false emozioni. … Da un certo punto di vista la compassione è l’assenza delle emozioni. Cioè siete così liberi dal vostro passato emozionale che siete aperti verso la verità dei sentimenti degli altri. … Si può dire che la compassione è l’assenza di emozione da cui hanno origine tutte le emozioni.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Cos’e che non vedo?

C’è stato un periodo in cui ho fatto una serie di corsi sulla ricchezza, la mente milionaria e la libertà finanziaria. In uno di quei corsi un affermato uomo di affari ha dato due consigli che mi sono tornati in mente in questo periodo. Sono due “segreti” utili in realtà per la vita in generale,  non solo per le finanze.

  1. Fare ogni giorno tutte le cose più importanti entro le 10 del mattino;
  2. Porsi questa domanda: “Cos’è che non vedo?“,  quando non si riesce a venire a capo di un problema.
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Per la nostra mente è più facile recepire quel che accade sulla base di esperienze passate, piuttosto che aprirsi all’idea che potrebbero essere diverse. “Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere, non necessariamente che cosa c’è in realtà” dice il Signor Ray in questa scena del film “Interstate 60“, di Bob Gale (2002).

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Quante cose ci sono difronte a me che non riesco a vedere solo perché non ci sono abituata/o?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Eccole! Sono arrivate le prime cartoline postali dei Favolosi Anni 60

Che emozione ieri nel vedere gli angoli di due cartoline postali fare capolino dalla buca delle lettere! Le prime risposte all’invito sui Favolosi Anni 60.

Sembravano le orecchie di un esserino ammiccante che voleva dirmi: “Eccoci, siamo arrivati! Siamo i primi di una lunga serie colorata. Ci sono quelli che sta dando gli ultimi ritocchi prima di lasciare la casa di nascita. Quelli che sono già in viaggio. Quelli in fase di gestazione, che girovagano tra la mente, il cuore e la pancia del suo genitore creatore.  Quelli che resteranno un’idea. Quelli che vorrei ma non sono capace. Quelli  che lo faccio quando ho tempo. Quelli che bella idea, la propongo anche ai miei amici. Quelli che ….  “.

Eccole, ve le presento queste avanguardie coraggiose. Grazie di cuore a Roberto della provincia di Napoli, a Bruno di Roma e a tutti “Quelli che” . . . seguiranno.

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