Categoria: Creatività

I tre cerchi


 
Come molti, credo, in questo periodo mi sono a più riprese interrogata su quale contributo potessi offrire. Qual è la mia parte? Quale pezzo di puzzle sono ora nel grande quadro della Creazione?

Ci sono tre livelli su cui agire, secondo me, tre cerchi concentrici di cui prendersi cura: il primo quello individuale, senza il quale non possono esistere gli altri due. Il secondo quello delle relazioni più vicine, il terzo quello della comunità più grande, la società.

1 CERCHIO: INDIVIDUALE – Prendersi cura della propria salute; quella del corpo con il mangiare buono e sano, l’esercizio fisico, l’adeguato riposo, l’accurato lavaggio delle mani, etc. La salute emotiva osservando e stando con le emozioni spiacevoli che ci posso essere (paura, rabbia,  tristezza, ansia) e coltivando quelle più piacevoli (cura, compassione, gratitudine, riconoscenza, gioia, pazienza). La salute mentale facendo le giuste pause durante il giorno, ascoltando musica, facendo buone letture, stando in buona compagnia, del proprio respiro per cominciare. Ultima e non meno importante la salute spirituale meditando, coltivando una visione ampia di ciò che accade, essendo sensibili alle vicende altrui mantenendo il proprio centro.

2 CERCHIO: LE RELAZIONE VICINE e importanti, la famiglia e gli amici. Prendersi cura dei propri cari, chiedendo e ricevendo aiuto pratico ed emotivo, parlando apertamente di ciò che accade, di ciò che sentiamo, offrendo e chiedendo sostegno, essendo presenti per gli altri con piccoli gesti sinceri.

3 CERCHIO: LA SOCIETA’ Il terzo cerchio più ampio è quello sociale, la comunità, il mondo che ci circonda. Piccoli e grandi gesti che possono fare la differenza: dalla spesa sospesa, allo scambiarsi libri, ingredienti, favori, saluti, al mettere a disposizione i propri saperi, il proprio talento e la propria esperienza a quante più persone possibili per rendere più sereno questo periodo, per risvegliarci e rinascere insieme.

In poche parole se nel primo cerchio è fondamentale lavarsi le mani, del secondo e del terzo non possiamo lavarcene le mani.

Se scorri i post e le pagine di questo sito trovi quello che posso offrire al cerchio più grande, alcune cose gratuitamente altre a pagamento, restando aperta e disponibile alle condizioni economiche personali del momento. C’è la fiaba e le sessioni online per il rilascio di ansia, tensioni e stress, i brevi incontri di coerenza cardiaca il lunedì, mercoledì e venerdì mattina presto su zoom, quelli più lungi in gruppo di Finalmente una gioia o quelli individuali di art-counseling. Per domande, informazioni, appuntamenti scrivi o chiama utilizzando questi recapiti.

E tu? Qual è il tuo dono? Il tuo unico pezzo di puzzle? Ti sei posta/o anche tu questa domanda?

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Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Foto di Robert Lukeman su Unsplash

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Quali comandamenti?

Siamo alle soglie di una nuova era, non solo d una nuova fase. Una nuova Umanità sta nascendo e si sta sviluppando, secondo molti. Per questa nuova Umanità, per una società basata su valori diversi c’è bisogno, a mio avviso, di un nuovo linguaggio. Quali potrebbero essere, per esempio, i 10 comandamenti? Ci sarà ancora bisogno di comandamenti?  Se si, quali potrebbero essere secondo te? Questa è la mia proposta

Invia i tuoi comandamenti a emanuela@prospettivag.it.
Sarò felice di leggerti e, se vorrai, saranno pubblicati sulla pagina FB di Prospettiva G – Percorsi verso la Gioia di Essere

IO SONO LA VITA CHE E’ IN TE

1. Non hai altra Vita al di fuori dell’Adesso

2. Non lasciar passare l’Adesso invano

3. Ricorda di celebrare Madre Terra

4. Onora e integra Luce e Ombra

5. Magnifica la Forza vitale dentro e fuori da Te

6. Non giudicare, né te, né gli altri

7. Offri la tua Bellezza

8. Bene-dici il presente, il passato e il futuro dell’Umanità intera

9. Opera con Cuore, Cervello e Spirito in armonia

10. Rendi grazie per ciò che c’è

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Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Foto di Tanya Nevidoma su Unsplash

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IL CAPITANO E IL MOZZO di Alessandro Frezza

IL CAPITANO E IL MOZZO | Alessandro Frezza
Se vuoi ascoltare questa storia clicca qui altrimenti continua a leggere

“Capitano, il mozzo è preoccupato e molto agitato per la quarantena che ci hanno imposto al porto. Potete parlarci voi?”
“Cosa vi turba, ragazzo? Non avete abbastanza cibo? Non dormite abbastanza?”
“Non è questo, Capitano, non sopporto di non poter scendere a terra, di non poter abbracciare i miei cari”.
“E se vi facessero scendere e foste contagioso, sopportereste la colpa di infettare qualcuno che non può reggere la malattia?”
“Non me lo perdonerei mai, anche se per me l’hanno inventata questa peste!”
“Può darsi, ma se così non fosse?”
“Ho capito quel che volete dire, ma mi sento privato della libertà, Capitano, mi hanno privato di qualcosa”.
“E voi privatevi di ancor più cose, ragazzo”.
“Mi prendete in giro?”
“Affatto… Se vi fate privare di qualcosa senza rispondere adeguatamente avete perso”.
“Quindi, secondo voi, se mi tolgono qualcosa, per vincere devo togliermene altre da solo?”
“Certo. Io lo feci nella quarantena di sette anni fa”.
“E di cosa vi privaste?”
“Dovevo attendere più di venti giorni sulla nave. Erano mesi che aspettavo di far porto e di godermi un po’ di primavera a terra. Ci fu un’epidemia. A Port April ci vietarono di scendere. I primi giorni furono duri. Mi sentivo come voi. Poi iniziai a rispondere a quelle imposizioni non usando la logica. Sapevo che dopo ventuno giorni di un comportamento si crea un’abitudine, e invece di lamentarmi e crearne di terribili, iniziai a comportarmi in modo diverso da tutti gli altri. Prima iniziai a riflettere su chi, di privazioni, ne ha molte e per tutti i giorni della sua miserabile vita, per entrare nella giusta ottica, poi mi adoperai per vincere.
Cominciai con il cibo. Mi imposi di mangiare la metà di quanto mangiassi normalmente, poi iniziai a selezionare dei cibi più facilmente digeribili, che non sovraccaricassero il mio corpo. Passai a nutrirmi di cibi che, per tradizione, contribuivano a far stare l’uomo in salute.
Il passo successivo fu di unire a questo una depurazione di malsani pensieri, di averne sempre di più elevati e nobili. Mi imposi di leggere almeno una pagina al giorno di un libro su un argomento che non conoscevo. Mi imposi di fare esercizi fisici sul ponte all’alba. Un vecchio indiano mi aveva detto,anni prima, che il corpo si potenzia trattenendo il respiro. Mi imposi di fare delle profonde respirazioni ogni mattina. Credo che i miei polmoni non abbiano mai raggiunto una tale forza. La sera era l’ora delle preghiere, l’ora di ringraziare una qualche entità che tutto regola, per non avermi dato il destino di avere privazioni serie per tutta la mia vita.
Sempre l’indiano mi consigliò, anni prima, di prendere l’abitudine di immaginare della luce entrarmi dentro e rendermi più forte. Poteva funzionare anche per quei cari che mi erano lontani, e così, anche questa pratica, fece la comparsa in ogni giorno che passai sulla nave.
Invece di pensare a tutto ciò che non potevo fare, pensai a ciò che avrei fatto una volta sceso. Vedevo le scene ogni giorno, le vivevo intensamente e mi godevo l’attesa. Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante. L’ attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente.
Mi ero privato di cibi succulenti, di tante bottiglie di rum, di bestemmie ed imprecazioni da elencare davanti al resto dell’equipaggio. Mi ero privato di giocare a carte, di dormire molto, di oziare, di pensare solo a ciò di cui mi stavano privando”.
“Come andò a finire, Capitano?”
“Acquisii tutte quelle abitudini nuove, ragazzo. Mi fecero scendere dopo molto più tempo del previsto”.
“Vi privarono anche della primavera, ordunque?”
“Sì, quell’anno mi privarono della primavera, e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro, e nessuno avrebbe potuto rubarmela piu”

Alessandro Frezza

 

Foto di Paul Einerhand su Unsplash

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A SPASSO CON IL MANDALA

A SPASSO CON IL MANDALA
Incontri con il Mandala in giro per la città
con Emanuela Masini e Viviana Rossi

Ti diamo il benvenuto con gioia e siamo liete di accompagnarti verso te e la tua essenza.

“I Mandala sono magici specchi del momento presente del nostro cammino, donano forma e colore alla nostra maestosa danza interiore, infinita come l’eternità, che oscilla più vicina e più lontana dal margine del cerchio, muovendosi in dentro e in fuori e passando leggera sulla nostra anima, chiedendo solo apertura e spazio per vedere la luce che rifulge, la ruota che gira di nuovo…” Maureen Ritchie

Un incontro in compagnia del Mandala come strumento di conoscenza di sé, come espressione della propria creatività, come meditazione e come “gioco” colorato, come luogo protetto e sicuro, come specchio e come faro, come luce e come forme e come …. ognuno sente dentro di sé

COSA FAREMO
Dopo un piccolo e caldo benvenuto, faremo una breve fantasia o meditazione guidata che ci darà il la per il primo, intimo incontro con il proprio Mandala: la scelta della propria forma fra le tante possibili (*).
Ci prenderemo poi il tempo necessario per “praticare” il Mandala, cioè gli daremo colore, lo faremo nostro, daremo spazio alla nostra creatività e alla nostra essenza attraverso la scelta intuitiva di colori e materiali (matite colorate, pennarelli, colori a cera, a olio, gessetti …) che ci ispirano sul momento.
Avremo poi la possibilità di entrare ancora più profondamente nel Mandala lasciando che esso “ci parli di noi”, osservandolo e lasciando emergere emozioni, comprensioni, scoperte o riscoperte da soli e con l’aiuto di domande da parte delle agevolatrici, Emanuela e Viviana. Daremo infine un titolo alla nostra opera, sarà la sintesi di tutto il percorso svolto, la parola o la frase che ci rappresenta nel qui e ora.

CONDUCONO
Emanuela Masini
Professional Counselor, Art Counselor,
Agevolatrice Metodo Mandala Evolutivo®
e
Viviana Rossi
Operatrice Teatrale Sociale
Agevolatrice Metodo Mandala Evolutivo®

PER INFORMAZIONI SU DATE E LUOGHI
PER PRENOTARE LA PARTECIPAZIONE
PER RICHIEDERE DI PORTARE L’INCONTRO NELLA TUA ZONA
Emanuela 3392422057  emanuela@prospettivag.it
Viviana     3201633997  vivianamaya@hotmail.it 

 

“Disegnare o colorare un Mandala significa attivare un confronto inconscio con le nostre emozioni più nascoste, prendere coscienza dei contenuti psichici inconsci e liberare la nostra energia di auto guarigione”. C. G. Jung

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(*) La fantasia guidata e i Mandala proposti sono tratti dal 1 passo del Percorso di gruppo col Metodo Mandala Evolutivo® di Gabriella Costa

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A PIEDI NUDI NEL P.A.R.C.O.

Festa di celebrazione di un anno intenso e ricco
giovedì 25 luglio – giorno fuori dal tempo
nel Parco di Villa Ada dalle 19,00 alle 20,30.

Una sera d’estate all’aperto, in un parco cittadino, per vivere insieme:
Presenza,
Arte,
Radicamento,
in Cerchio,
Osando giocare
A piedi nudi nel P.A.R.C.O.

COSA FAREMO
Esploreremo insieme il 7° dei 12 luoghi che compongono 52 sfumature di Sè, viaggio in 52 tappe e 12 luoghi all’incontro di Sè. 7°: GIOCARE perchè, per dirla rispettivamente con Lau Tzu e con George Bernard Shaw , Il gioco è la medicina più grande”  L’uomo non smette di giocare perché invecchia; invecchia perché smette di giocare”. 
Giocheremo, allora. All’aperto. Giochi di movimento e di radicamento, creativi e divertenti, silenti e chiacchierati, da soli, in coppia e in gruppo, a piedi nudi e con le scarpe.
Ognuno tornerà a casa con un ASOBI, un’opera co-creata – per la prima volta all’aperto – testimonianza artistica dell’incontro in un giorno speciale.

PERCHE’ IL 25 LUGLIO
Il 25 Luglio è il 365° giorno dell’anno nel Calendario delle 13 LuneIl calendario delle Tredici Lune integra i cicli della Terra con quelli della Luna e del Sole. Esso divide l’anno solare in 13 mesi di 28 giorni ciascuno, e costituisce pertanto un calendario perpetuo di 52 settimane, dando un totale di 364 giorni. Il 25 luglio non rientra nel computo dei giorni della settimana o del mese: è un vero e proprio Giorno Fuori dal Tempo.  E’ un giorno in cui il paradigma TEMPO=DENARO trasmuta in TEMPO=ARTE

IL TEMPO NON E’ DENARO
IL TEMPO è ARTE
E NOI SIAMO L’ARTE INCARNATA NEL TEMPO

A CHI SI RIVOLGE
A uomini e donne di tutte le età che desiderano:
√ ri-trovare il senso del gioco nella loro vita
√ celebrare il giorno fuori dal tempo
√ sperimentare il tempo come arte, non come denaro
√ co-creare arte, risa, leggerezza
√ onorare la fine di un anno “lavorativo”
√ festeggiare con me i più di 1000 like della pagina Prospettiva G – Percorsi verso la Gioia di Essere

DOVE
All’interno di Villa Ada, il luogo esatto verrà indicato al momento dell’iscrizione.

ORARIO
dalle 19,00 alle 20,30 (si raccomanda la puntualità)

CONTRIBUTO
libero a partire da € 7,00

COSA PORTARE
un tappetino o un telo dove poterti sedere
un foulard
una pietra
una penna nera

PER INFO E PRENOTAZIONI
emanuela@prospettivag.it
3392422057

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52 Sfumature di Sè | 26.7 GIOCARE

DBuongiorno, buon mese di luglio!

Ti do il benvenuto nel settimo dei dodici luoghi previsti dal nostro viaggio 52 Sfumature di Sè.  Ebbene si, abbiamo superato la metà del viaggio. Siamo a un figurativo giro di boa e vorrei ringraziare tutte le persone con cui viaggiamo fin dalla prima tappa, quelle che ci hanno raggiunto strada facendo e quelle che si aggiungeranno in questa seconda parte del viaggio.

Cosa abbiamo esplorato finora? Abbiamo iniziato a gennaio con l’ACCORGERSI per proseguire a febbraio con lo STARE e a marzo con l’ACCETTARE. Ad aprile abbiamo esplorato l’ESSERE RICONOSCENTE, poi praticato LA CURIOSITA’ e IL CORAGGIO rispettivamente a maggio e a giugno.

Dove ci porta il mese di luglio?
Che ne dici di giocare?
Si, GIOCARE.

Come sempre iniziamo ad esplorare il luogo partendo dal suo significato, suggerendo qualche definizione e qualche citazione, per poi passare la palla a te per l’esplorazione personale nel corso della settimana.
Secondo il dizionario Treccani on-line giocare significa dedicarsi a un gioco, singolo o collettivo, per spasso, passatempo o esercizio, dove il gioco è qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive.

Secondo Charles E. Schaefer, che nel 1982 fondò insieme a K. O’ Connor l’Associazione Play Therapy : “Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo”.
Catherine Fenwick, autrice, terapeuta e ideatrice di Healing with Humor scrive: “Il tuo corpo non può guarire senza giocare. La tua mente non può guarire senza ridere. La tua anima non può guarire senza gioia”. Quasi duemila anni prima Lau Tzu sosteneva che il gioco è la medicina più grande”.

E tu cosa pensi, cosa senti? Cos’è per te il gioco? Cosa significa giocare? Qual è il tuo rapporto con il gioco? Quando giochi? Come ti senti quando lo fai? Passa questa settimana in compagnia di queste domande e lascia che emergono le risposte. Puoi annotarle poi sul tuo diario di viaggio o sul cellulare, se preferisci.

Questo mese ci incontreremo per GIOCARE INSIEME all’aperto LA SERA DI GIOVEDì 25,

segnalo in agenda se ci sei e hai voglia di partecipare. Scrivi per avere maggiori informazioni e per condividere le tue considerazioni via email o whatsapp a questi contatti. Sarò felice di leggerti.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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L’incontro straordinario di danza e Metodo T.R.E.®

Il Metodo T.R.E.® – Tension and Trauma Releasing Exercises – è diffuso in tutto il mondo. Ci sono siti e pagine Facebook in tutte le lingue possibili con articoli e video molto interessanti. Qualche giorno fa sulla Pagina Zen Oasis – T.R.E Ateliers di Liegi ho visto il video di un servizio del Telegiornale delle 19.30 di RTBF Auvio, una rete televisiva belga. Puoi vederlo qui a destra e, se ne hai bisogno, leggere la traduzione, con alcune note personali, qui di seguito.

La storia straordinaria di un uomo la cui vita è cambiata il giorno in cui si è messo a danzare. Nato con un’infermità celebrale, aveva una camminata difficile e atipica. Ed è stato per questo suo modo di camminare che una coreografa l’ha chiamato a far parte di un suo spettacolo. Durante le prove il danzatore e il suo coach sono passati da una sorpresa all’altra. Un magnifico documentario proiettato durante L’ Extraordinary Film Festival ci racconta questa esperienza.

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(NOTA Unico in Belgio, l’Extraordinary Film Festival propone al grande pubblico, ai professionisti e alle personne interessate un’immagine positiva delle persone in situazioni di handicap, nella loro realtà e nelle loro capacità, parecchio distanti dai clichés usuali. Organizzato ogni due anni, l’evento presenta una selezione di opere di grande qualità cinematografica provenienti dal Belgio e dagli altri paesi.)

E’ la storia di un racconto sconvolgente. Tamar Rogoff è una coreografa americana. Nel 2008 cercava un danzatore per il suo spettacolo sul tema “l’intelligenza del corpo”.
Tamar Rogoff  : “ Ho visto Gregg. E’ un attore, stava lavorando in “Romeo e Giulietta”. Greg ha un’infermità motoria cerebrale e il suo modo di muoversi mi ha veramente affascinato”.
Gregg Mozgala non aveva mai danzato. Dalla nascita la disfunzione del sistema nervoso non gli permetteva di camminare se non con grande difficoltà.
Gregg Mozgala: “I miei talloni non avevano mai toccato il suolo. Non avevo il movimento di bilanciamento della anche. Quello accadeva nella parte alta del corpo e nelle braccia. E c’era un incredibile livello di tensione. Tamar lavora in un modo molto particolare, tutto deve partire dal corpo. Quindi per realizzare le sue coreografie ho imparato a conoscere delle parti del mio corpo, e scoprendole ho dovuto utilizzarle.”
Da due anni non è la danza che li occupa ma i Festival del Cinema. Un documentario inatteso. Durante le prove una cinepresa ha filmato un momento magico che ha cambiato la loro vita.

(NOTA Segue dopo l’immagine)

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Tamar: “Noi facevamo degli esercizi con una sorta di tremore, (NOTA il tremore neurogeno è una capacità dell’essere umano di rilasciare naturalmente tensioni, stress e trauma che viene risvegliata con il metodo TRE),  esercizi in cui Gregg lasciava volontariamente il suo corpo vibrare in un modo praticamente incontrollabile. (NOTA In realtà il tremore è controllabile dalla persona, il/la operatore TRE è in grado di aiutare la persona a farlo in caso di bisogno). E’ una tecnica che avevo già utilizzato, una tecnica che uso per rilassarmi. Lui è riuscito a rilassarsi a tal punto che quando si è rialzato i suoi talloni toccavano terra.”
Gregg: “Quando mi sono alzato e ho fatto i miei primi passi, sapevo che qualcosa era cambiato. “I miei piedi sono a terra!” Ero capace di sentire la terra, con tutto il mio piede. Era qualcosa di talmente nuovo per me”.
Uomo adulto: “So quello che significa sentire queste tensioni nel corpo. E’ brutale. E’ veramente incredibile che quest’uomo possa camminare.”
Gregg: “Tutti questi anni di fisioterapia, di dottori, specialisti, sono dietro di me. Il mio corpo è capace di fare qualcosa di miracoloso e trascendente. Quello che è universale nel film, e non solo per coloro che hanno degli handicap, è che il corpo è un veicolo incredibile. Ha il potenziale per cambiare. Per tutta la mia vita mi avevano detto che il cambiamento sarebbe stato impossibile, che non avrei mai potuto fare certe cose. Non avevo mai pensato di diventare un danzatore. Non avevo mai immaginato di camminare meglio.”
Questa prova di danza ha commosso milioni di americani e ha portato un nuovo sguardo dei medici sul suo handicap.

NOTA Ho tradotto e pubblicato questo video perché unisce in sé due mie grandi passioni: la danza e il Metoto T.R.E®. L’intento è di testimoniare l’efficacia del metodo nel più totale rispetto del lavoro di fisioterapisti, medici, specialisti e terapeuti. E’ anche un invito alla danza rivolto a tutti, al di là della condizione fisica e dell’età.

Per maggiori informazioni sul Metodo consulta i siti MetodoTRE.itMetodo TRE Italia e nel mondo. Se vuoi sperimentare il Metodo in sessioni di gruppo, vedi qui le prossime date in calendario. Se preferisci una sessione individuale o desideri parlarne chiama o scrivi a questi recapiti.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Il parallelepipedo e la ciotola

In questo periodo dell’anno sto riordinando un pò in casa, lasciando andare quel che non serve più.

Ho iniziato dai libri, tanti libri. E’ praticamente l’unica cosa che non riesco a non comprare. Ne ho tantissimi, dappertutto, parecchi messi lì ammucchiati, … da leggere (prima o poi). Fra questi ho trovato Wabi-Sabi di Loenard Koren; non ricordo affatto da quanto tempo è lì in attesa di essere letto.

Il sottotitolo “Per Artisti, Designer, Poeti e Filosofi ” e il testo sul retro di copertina  “Wabi-Sabi è la bellezza delle cose imperfette, temporanee e incompiute. E’ la bellezza delle cose umili e modeste. E’ la bellezza delle cose insolite” mi hanno completamente catturata ora come, immagino, allora.  Ho iniziato a sfogliarlo e poi a leggerlo, con una sensazione di ritrovare un’amica perduta da tempo, qualcosa di famigliare e inusuale allo stesso tempo.

Ho trovato molto interessanti le descrizioni che l’autore fa del Modernismo e del Wabi-Sabi e che riporto qui di seguito.

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MODERNISMO

Si esprime principalmente in ambito pubblico

Implica una visione logica e razionale del mondo

Assoluto

Cerca soluzioni universali, prototipali

Prodotto su larga scala/modulare

Esprime fede nel progresso

Orientato al futuro

Crede nel controllo della natura                                                               .

Ha una concezione romantica della tecnologia

Le persone si adattano alle macchine

Organizzazione geometrica nella forma (forme e margini netti, precisi, definiti)

La  scatola  come  metafora (rettilinea, precisa, chiusa)                        .

Materiali prodotti dall’uomo

Di aspetto liscio

Necessità di manutenzione

La purezza ne arricchisce l’espressione                                                  .

Sollecita la  riduzione  delle  informazioni  sensoriali

Non tollera l’ambiguità e la contraddizione

Freddo

Generalmente chiaro e brillante

Funzionalità e utilità sono valori primari

La perfezione della materia è un ideale da perseguire

Eterno

WABI-SABI

Si esprime principalmente in ambito privato

Implica una visione intuitiva del mondo

Relativo

Cerca soluzioni personali, individuali

Unico/variabile

Nega il progresso

Orientato al presente

Crede nella fondamentale incontrollabilità della natura

Ha una concezione romantica della natura

Le persone si adattano alla natura

Organizzazione organica della forma (forme e margini morbidi e indefiniti)

La ciotola come metafora (di forma libera, aperta alla sommità)

Materiali naturali

Di aspetto grezzo

Si adegua al degrado e all’usura

Lo corrosione e la contaminazione ne arricchiscono l’espressione

Sollecita l’espansione delle informazioni sensoriali

Convive con l’ambiguità e la contraddizione

Caldo

Generalmente scuro e soffuso

Funzionalità e utilità sono valori secondari

L’imperfezione della materia è un ideale da perseguire

C’è una stagione per ogni cosa

Modernismo e Wabi-Sabi, emisfero sinistro ed emisfero destro, maschile e femminile, ognuno con le sue caratteristiche, peculiarità,  valori, modalità, colori.

E’ nell’equilibrio e nell’integrazione armoniosa fra i due che si gioca la nostra vita interiore e la relazione con noi stessi, il nostro corpo e l’esterno, sia esso un altro essere umano, la società, il pianeta, la Madre Terra.

Questo equilibrio e questa integrazione sono il  mezzo e il fine della mia ricerca personale e della mia attività di art-counseling.

Un piccolo passo alla volta verso la Gioia di Essere.

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Occhio aperto e orecchio vigile

Ho avuto modo di raccontare più volte della mia passione per Kandinsky. Nell’introduzione al suo libro Punto, linea, superficie  il padre della pittura astratta scrive: “la scienza dell’arte condurrà a una sintesi completa che, alla fine, si estenderà oltre i confini dell’arte, nel campo dell’ “unità”, dell’ “umano” e del “divino“.

Ecco, le sue opere guidano, accompagnano il mio essere oltre l’arte, in quello spazio di spiritualità dentro e fuori di me, fanno vibrare le corde del mio desiderio di unità, di umano e divino, qui su questa Terra, nella vita di tutti i giorni.

Più avanti, nello stesso libro, Kandinsky afferma: “L’occhio aperto e l’orecchio vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze. Da tutte le parti affluiscono voci e il mondo risuona. Come esploratori che si addentrano in paesi nuovi e sconosciuti, noi facciamo scoperte nel “mondo quotidiano”, e il nostro ambiente, altrimenti muto, comincia a parlare in un linguaggio sempre più chiaro. 

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Così i segni morti diventano simboli viventi, e ciò he è morto diventa vivo.

Naturalmente anche la nostra scienza dell’arte può nascere soltanto se i segni diventano simboli e se l’occhio aperto e l’orecchio vigile rendono possibile il passaggio dal silenzio alla parola.”

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Il punto: fine o inizio?

Amo Kandinsky,  pittore russo, padre della pittura astratta. Mi attraggono le forme, i colori, la speciale astrattezza dei suoi quadri, il suo giocare con punti, linee e geometrie, la sua visione spirituale dell’arte.

Ne sono così affascinata che, dopo aver visto una mostra al Centre Pompidou di Parigi nel 2009, ho scelto di decorare quello che poi sarebbe diventato il mio studio prendendo ispirazione da un suo quadro.

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Qualche anno più tardi mentre vedevo un’altra mostra al Palazzo Reale di Milano, mi sono imbattuta di un gruppo di bambini, di seconda o terza elementare, seduti a terra intorno ad una giovane guida. Erano così attenti e attivamente partecipi alla spiegazione che la novella Cicerone faceva dell’arte di Kandisky e dei suoi quadri che ho lasciato la dotta e asettica audio-guida per seguire l’allegro gruppetto. Seduti ai piedi di questo quadro con i bambini e un numero sempre maggiore di adulti, seguivamo affascinati il viaggio attraverso i colori, le forme e il pensiero di Kandisky guidati dall’amore e la conoscenza della giovane donna.

“Vedete quel punto nero in basso a destra? Kandisky voleva farci incontrare i punti, le linee e le figure libere dai loro ‘ruoli’. Il punto normalmente cosa rappresenta nel linguaggio scritto?”. “La fine” – dicono i bambini alzando la mano e parlando allo stesso tempo. “Vediamo cos’è nella pittura”  dice la guida porgendo un pennarello nero e una pagina bianca del suo blocco ad un bambino vicino a lei e invitandolo a fare un punto. “Il punto è il frutto del primo incontro fra il pennello/pennarello/matita e la tela/foglio/superficie. E’ l’inizio. Ed è fermo. Perchè se si muove cosa accade?” chiede la giovane donna al bambino che è rimasto col pennarello in mano, invitandolo a muovere il pennarello sul foglio. “Diventa una linea” dicono i bambini e pensiamo tutti noi adulti.

Allora il punto è l’inizio o è la fine?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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