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COERENZA CUORE CERVELLO

COS’è LA COERENZA CUORE CERVELLO
La coerenza cuore cervello, o coerenza cardiaca, è uno stato di equilibrio in cui il cuore e il cervello entrano “in fase” e emettono frequenze (misurabili) in perfetta armoniaQuando si attiva questo stato, i nostri sistemi fisiologici funzionano in modo più efficiente, sperimentiamo una maggiore stabilità emotiva, sviluppiamo una maggior chiarezza mentale e una migliore funzione cognitiva.

DALLA TRADIZIONE ALLA RICERCA
Gran parte delle tradizioni culturali e spirituali di tutto il mondo ha sempre considerato il cuore la sede dell’anima, fonte di coraggio e saggezza.  Anche la ricerca ha ormai largamente mostrato il ruolo chiave del cuore quale centro dell’afflusso spirituale, capace di generare un campo elettromagnetico talmente ampio da mettere in coerenza il sistema psiche-soma. Oltre a portare quindi maggiore benessere fisico, emotivo, mentale, spirituale la coerenza cardiaca armonizza i ritmi biologici con il movimento della realtà in una danza perenne tra interno ed esterno che attira e genera a sé, per risonanza, altro potenziale. Le emozioni come la compassione, la cura, l’apprezzamento, la gratitudine,  rappresentano la pietra angolare nella generazione di questo campo altamente organizzato che ci fa entrare in quella famosa condizione di “flusso di coerenza” con l’anima. È il cuore a comandare, è il cuore a determinare il primo input dal quale muoverci.
Sono stati i coniugi Lacey tra gli anni 60 e 70 i primi a comprendere che il cuore manda informazioni al cervello che non sono il cervello comprende, ma anche obbedisce, tali da influenzare percezioni e comportamenti: e si sono anche scoperti meccanismi attraverso i quali degli input da cuore a cervello possono inibire o facilitare l’attività del cervello.

HEARTHMATH INSTITUTE
L’ HeartMath Institute – Istituto di Matematica del Cuore  è stato creato nel 1991 da Doc Childre, da allora importanti scienziati da tutto il mondo ricercano e sviluppano strumenti e metodologie scientifiche per aiutare le persone a stimolare il collegamento tra mente e cuore, fino ad arrivare ad  una connessione armonica con il cuore degli altri. Ciò consente di ridurre notevolmente lo stress e di sbloccare la “guida intuitiva interiore” per fare scelte migliori, attraverso l’autoregolazione del flusso emotivo. La parola “Heart” significa cuore ma non riguarda solo il cuore come organo fisico, ma le qualità che vengono associate ad esso come amore, compassione, coraggio e apprezzamento. La parola “Math” invece si riferisce alle equazioni fisiologiche e psicologiche per accedere e sviluppare l’incredibile potenziale del muscolo cardiaco. Infatti l’HMI è un centro riconosciuto a livello mondiale specializzato in fisiologia emozionale, studio della resilienza e gestione dello stress, che svolge avveniristiche attività di ricerca in psicofisiologia, neurocardiologia e biofisica.

COME PRATICARE LA COERENZA CUORE CERVELLO
Fino al 30 giugno 2020 gratuitamente online sulla piattaforma Zoom il lunedì, mercoledì e venerdì mattina dalle 7.45 per una ventina di minuti. Ci si può collegare dalle 7.40 per iniziare puntuali. Se sei interessato/a scrivi un email a emanuela@prospettivag.it per ricevere il link.

Ora, se vuoi, di possiamo far aiutare da nonnabis che ha iniziato a questa pratica Mudita, la sua bisnipote di 7 anni, con queste semplici istruzioni.

Chiudi gli occhi. 
Puoi anche lasciarli aperti se preferisci.

Porta l’attenzione al petto, alla zona del cuore.
Puoi portarci le mani, se vuoi. Sarà più facile per il cervello mantenere l’attenzione in quell’area
Continua a respirare
Lascia che il respiro rallenti naturalmente.

Ora immagina che il respiro entri ed esca dal cuore.
Senti il cuore espandersi e ritirarsi al ritmo del respiro.

Stai con il cuore che respira e ricorda un episodio con cui hai provato compassione, coraggio, cura o apprezzamento
Stai con quella sensazione mentre continui a sentire il respiro del cuore.

Resta con quella emozione, sentendo che il respiro del cuore per minimo di 7 minuti

Respira
e piano piano allarga l’attenzione a tutto il corpo
Quando vuoi rilascia le mani dal petto
Sorridi e riapri dolcemente gli occhi”

 

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POSSO SCEGLIERE | 74 de #iltempochecivuole

Il 18.8.18 è per me uno di quei giorni che segnano un prima e un dopo nella vita, un importante spartiacque, tanto da meritarsi un appellativo “il Giorno del Nuovo Passo”.

Cosa mi è successo? Ho avuto un incidente veramente singolare. Sono stata investita da un rodhesian e un pastore tedesco, che si rincorrevano fra di loro, nell’area cani di Riva di Polline, una struttura privata  “atta” ad accogliere i cani sulla riva del lago di Bracciano, vicino a Trevignano, a due passi da Roma. Ero appena entrata con la mia amica Elena ed Ella, la sua meravigliosa Golden Retriever.

La velocità e la stazza dei due cani hanno avuto un impatto tale sulla mia gamba sinistra da provocare la frattura scomposta del perone, la conseguente trazione prima dell’operazione che si è resa necessaria per applicare una placca di titanio. In poche parole sono uscita di casa un sabato mattina per qualche ora e sono tornata il venerdì successivo con le stampelle e il divieto di mettere peso sulla gamba fino al 22 ottobre e poi il recupero, tuttora in corso.

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Questa avventura è stata ed è un viaggio di trasformazione, una bolla spazio-temporale in cui sto, osservo me stessa e il mondo intorno, vivo un continuo fiorire di intuizioni, un cambiar pelle. L’album #iltempochecivuole è la traccia giornaliera del percorso di questi giorni. L’idea è nata da questa frase di Gabrielle Roth: “Trasforma la sofferenza in arte, l’arte in consapevolezza, la consapevolezza in azione“.

Oggi è il 74° giorno de #iltempochecivuole e questa la mia condivisione odierna.

La mattina, mettere i piedi a terra e iniziare la giornata è una bella sfida. In questi giorni autunnali anche solo abbandonare il tepore del letto necessita di un bel po’ di coraggio che i bisogni fisiologici aiutano a trovare. Una volta preso il coraggio a quattro mani e detto addio all’abbraccio dell’alcova, occorre svegliare il piede sinistro lontano dal voler toccare terra e fare la sua parte. Le stampelle sono sempre lì, lì sulla finestra. No, quelle erano le chiavi di Lucio Battisti. Le stampelle sono sempre lì fra il letto e il comodino e via! si parte per la giornata.
Accade che, se il piede sinistro prende le redini della giornata, la camminata è lenta, la schiena gobba, lo sguardo a terra, i pensieri neri e irripetibili. Insomma divento una vecchia rincoglionita, malmessa e sboccata, come diceva mia madre.
Stamattina me ne sono resa conto e ho fatto due chiacchiere col mio piede sinistro. Gli ho detto che capisco bene la sua fatica e la sua sofferenza, che prenderemo tutto #iltempochecivuole per abbandonare le stampelle (sospetto che non legga i miei post), che è importante che faccia la sua parte proprio per riuscire ad abbandonarle. Gli ho anche detto che, allo stesso tempo, non può governare tutto il resto del corpo e invadere i pensieri a quel modo. Ho chiamato poi a raccolta piede e gamba destra, tronco, testa, mani e braccia, cervello, cuore e tutto il resto del corpo e li ho invitati a non farsi sopraffare dal piede sinistro. Li ho spronati a fare la loro parte, a prendere ognuno la propria responsabilità affinché tutto il corpo funzioni al meglio, affinché la vita scorra fluida e vivace ovunque.
L’effetto è stato immediato, come un colpo di bacchetta magica, un Abracadabra interiore che ha raddrizzato la schiena, alzato lo sguardo, alleggerito il passo e i pensieri, fatto nascere il sorriso sulle labbra e nel cuore. Da una vecchia gobba e brontola a una donna nel suo pieno e magico potere. Forte e fragile allo stesso tempo.


Posso scegliere, puoi scegliere, possiamo scegliere a quale parte di noi dare le redini della nostra vita. E da quella scelta tutto consegue, a livello individuale e a livello sociale. Con #iltempochecivuole e senza sprechi. Non è più tempo di sprechi. È tempo di essere chi siamo, potenti esseri di luce.
Ecco allora, se vuoi, un paio di domande per te, per rendere vive e utili anche per te le mie parole. Quale parte di te sta tenendo le redini della tua vita ora? Sei felice di come sta governando? Gli rinnovi il mandato o hai bisogno di cambiare, di cercare nuove alleanze?

A te la parola e se hai voglia di condividerla scrivimi a emanuela@prospettivag.it. Grazie.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Ricomincio da T.R.E.®

Ti ricordi la famosa battuta di Massimo Troisi che ha dato il titolo al suo primo film da regista?

… tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia’ da zero? Da tre!

In questi giorni di passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo mi sono fermata a pensare alle tre cose che mi sono riuscite nella vita, le tre cose da cui ricominciare in questo 2018 appena nato.

Sono, guarda caso, quelle a cui ho dedicato gli ultimi trent’anni della mia vita:

  • educare e crescere i miei figli;
  • abitare e vivere il mio corpo come Maestro di vita infallibile, prezioso e benevolo;
  • mantenere viva la curiosità e continuare ad imparare.

I miei figli, una giovane donna di 27 anni e un giovane uomo di 23, fanno parte di quella schiera di ventenni, molto più numerosa di quello che tanti credono, che migliora la specie umana e fanno nascere nel cuore una grande fiducia in un futuro migliore.

La seconda e la terza cosa  sono intimamente legate e interconnesse. Il miracolo del corpo mi ha sempre affascinato. La ricerca, lo studio e la pratica di discipline, metodi e tecniche diverse mi hanno portato a sperimentare molto su me stessa, a viaggiare (un’attività che amo moltissimo), a incontrare  maestri ed insegnanti di grande qualità, a condividere scoperte, dubbi, informazioni e conduzioni con altre ed altri preziosi insegnanti e colleghi.

Ringrazio di cuore tutte le compagne e tutti compagni di cammino. Ringrazio il mio corpo, la sua saggezza e la sua forza per avermi portato fin qui e per tutto quello che ancora accadrà.

Ricomincio da T.R.E.© è il titolo di questo post. Non un numero, ma una sigla, un gioco di parole (giocare è un’altra attività che amo molto). Un acronimo che sta per Tension and Trauma Releasing Exercises cioè Esercizi di Rilascio di Tensioni e Traumi. E’ un metodo che, più di qualsiasi altro abbia sperimentato finora, mi ha dato la presenza e la gioia nel corpo.

Si basa su una serie innovativa di esercizi che aiutano il corpo a rilasciare profondi blocchi muscolari e del sistema nervoso causati da stress, tensione e traumi. Creato da Dr. David Berceli, PhD, T.R.E. attiva in modo sicuro un riflesso naturale di scuotimento o vibrazione che rilascia la tensione muscolare, calmando il sistema nervoso. Quando questo tremore, questo meccanismo di vibrazione muscolare viene attivato in un ambiente sicuro e controllato, il corpo è incoraggiato a tornare in uno stato di equilibrio. La tecnica consiste nel far praticare semplici esercizi fisici per attivare la vibrazione spontanea e naturale del corpo. Ricercatori della facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma hanno dimostrato che il tremore ha anche un effetto benefico sul cervello. I risultati evidenziano come durante il tremore si verifichi un notevole aumento delle onde cerebrali alpha (8-12Hz), quelle onde caratteristiche dello stato di meditazione profonda e del senso di benessere in generale.

Nella mia esperienza personale, il rilascio delle tensioni ha creato naturalmente spazio, fluidità e apertura nel corpo. Questo è già un piacevole risultato che riscontro nelle attività quotidiane così come nella mia danza. L’aspetto ancor più affascinante è che, man mano che le tensioni si sciolgono nel corpo, la mia mente, i miei pensieri si espandono, si ammorbidiscono, lasciando andare giudizi, autoboicottaggi, controllo. La tolleranza verso me stessa e gli altri si espande di pari passo con la stabilità e la presenza nella vita quotidiana. Allargando ancor di più la visione, arriviamo all’aspetto spirituale del corpo, alla capacità di vivere nel qui e ora che solo la consapevolezza di quel che accade nel corpo più dare. Qui si apre un ampio discorso che merita un post a parte più avanti. 

Se ti interessa sperimentare il Metodo T.R.E. puoi vedere qui ciò che è già in programma per i gruppi e chiedere qui per le sessioni individuali. Per approfondire l’argomento puoi consultare i siti Metodo TRE, Metodo TRE in Italia e nel mondo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Grazie a Blake Wheeler per l’immagine

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Spiritualità attraverso il corpo (*)

” Tutte le pratiche spirituali enfatizzano il fatto che per connetterci con la dimensione spirituale di noi stessi dobbiamo vivere nel momento presente.

Se ti è mai capitato di ricevere un buon massaggio, sai di che cosa si tratta. Può darsi che tu sia andato dal tuo/a terapista di massaggi lamentandoti di dolori muscolari e contratture a causa di una settimana molto stressante. Se il massaggio ha rilasciato i muscoli contratti, ha rilasciato anche lo stress che ti attanagliava. Così finalmente hai potuto fare un profondo respiro e sentirti più vivo e molto più presente.  Forse ti dici anche: “Che bello! Sono stato in grado di lasciare andare tutto quello che mi portavo dietro da questa terribile settimana”.

Rilasciando i muscoli contratti, sei stato in grado di rilasciare il passato e arrivare più pienamente nel momento presente.  E questo momento presente sembra più vivo, più rilassato, più sicuro e più confortevole.

Vivere nel momento presente è veramente il luogo più sicuro e più confortevole dove esistere.

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Per esempio, quando vivevo nei territori di guerra, ho sperimentato meno ansia quando rimanevo nel momento presente, anche durante i bombardamenti. Era il terrore del passato e le anticipazioni dell’esperienze di un futuro incontrollabile che mi provocavano ansia. In qualche modo mi sentivo più in controllo quando mi focalizzavo sul momento presente, anche se nulla era cambiato nelle circostanze esterne. Il passato e il futuro mi sembravano completamente fuori dal mio controllo e perciò più terrificanti.

Nel corso dei miei 15 anni di utilizzo del Trauma Realese Process™ in diciannove paesi con migliaia di persone che hanno vissuto gravi traumi, sono stato lentamente e quasi impercettibilmente invitato a vedere come i tremori stessi creavano una maggiore consapevolezza del nostro sé interiore. Questa consapevolezza è intrinsecamente connessa con l’emergenza del nostro sé spirituale, che è il nostro vero sé.

Questo processo di approfondimento della consapevolezza spirituale iniziò a farsi strada al mio interno man mano che le persone condividevano con me le esperienza spirituali che avevano avuto come risultato del permettere al tremore di rilassare il loro corpo.

Come risultato di queste storie, ho iniziato a leggere la letteratura spirituale e a esplorare i percorsi spirituale delle persone dei paesi devastati dalla guerra dove stavo vivendo. Iniziarono ad affiorare tantissimi temi ed idee comuni a tutte le diverse culture e i diversi paesi. Sono riuscito gradualmente a ricostruire le intuizioni accumulate in quelle culture e preservate in una varietà di tradizioni religiose. Riflettendo sulle mie esperienze del Trauma Release Process™ alla luce del mio processo spirituale, tutte queste espressioni delle diverse culture hanno iniziato a formare un quadro unitario.” …. segue

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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(*) Liberamente tradotto da The Revolutionary Trauma Release Process – Transcend your Toughest Times di David Berceli 

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SUL SILENZIO

Sto leggendo IL SILENZIO, un libro di Erling Kagge (Oslo, 1963), il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e il primo a raggiungere “i tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell’Everest.

“Che cos’è il silenzio?”, “Dove lo si trova?”, “Perché è più importante che mai?”. Nel libro Kagge dà trentatré risposte a queste domande, una per capitolo. Questa è la risposta 15.

“Il silenzio consiste nel riscoprire la gioia di fare una pausa.

Quando guardo le mie figlie noto che non hanno quasi più pausa. Sono sempre online, quindi sono sempre occupate. “Ciascuno è l’altro e nessuno se stesso”, scriveva Martin Heidegger in Essere e tempo. Siedono davanti a uno schermo, da sole o con gli altri. Capita anche a me. Mi perdo nel mio smartphone, divento schiavo del mio iPad, come consumatore a volte come contents producerL’iPad è la fonte continua di disturbi, una serie ininterrotta di interferenze generate a cascata. Mi smarrisco in un mondo che ha poco a fare con me. Cerco di essere efficiente finché a un certo punto capisco che, per quanto mi sforzi, non vado avanti.

Ho la stessa sensazione che si ha quando si cerca la strada in mezzo alla nebbia, quando si è in montagna senza bussola e si finisce col girare in tondo. E’ un’idiozia.

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Verrebbe da pensare che la prima cosa, o meglio, l’essenza della tecnologia, sia la componente tecnologica, ma non è vero. L’essenza siamo noi. L’importante è capire in che modo ci cambia la tecnologia che utilizziamo, cosa vogliamo imparare, qual è il nostro rapporto con la natura, cosa ci paice, come usiamo il tempo, quanta energia impieghiamo e quanta libertà sacrifichiamo alla tecnologia. Come molti sottolineano giustamente, le distanze si sono accorciate, ma è un dato di fatto piuttosto banale. L’aspetto centrale invece, come sosteneva Heidegger, è invece la mancanza della vicinanza. Per conquistarla, ci spiega il vituperato filosofo, dobbiamo confrontarci con la verità non con la tecnologia. Dopo aver provato i siti di incontri online, sono pronto a dar ragione a Heidegger. Il pensatore tedesco non poteva ovviamente prevedere i futuri sviluppi della tecnologia. Ai suoi tempi aveva a che fare con automobili da cinquanta cavalli, proiettori e calcolatori che utilizzavano schede perforate. Però intuì quello che sarebbe potuto succedere.

L’uomo, preso dall’uso di nuove tecnologie, sarebbe arrivato al punto di rinunciare alla libertà. Di abdicare al ruolo di persona libera per diventare una risorsa. Questa visione appare più realistica oggi che non ai tempi in cui Heidegger la teorizzò. Non una risorsa per il prossimo, purtroppo, ma qualcosa di meno piacevole. Una risorsa per aziende come Apple, Facebook, Instagram, Google, Snapchat, lo Stato, che grazie al nostro contributo riescono a immagazzinare tutte le informazioni possibili e immaginabili su di noi, per poi venderle oppure utilizzarle direttamente. Sembrerebbe una forma di sfruttamento.

La questione, come quella che Humpty Dumpty sottopone ad Alice nel libro di Lewis Carroll, è la seguente: “Bisogna vedere chi è che comanda …, ecco tutto”. Voi o uno che non conoscete.

E’ pur vero che noi uomini siamo animali sociali e quindi essere reperibili, di per sè, è positivo. Noi non possiamo vivere da soli. Tuttavia è importante spegnere il telefono, sedersi, staresene in silenzio, chiudere gli occhi, respirare a fondo dieci volte e cercare di pensare a qualcosa di diverso dal solito.

L’alternativa è non pensare proprio a niente. La si può chiamare meditazione, yoga, mindfulness  o sano buon senso. Può far bene. Meditare e praticare yoga mi dà gioia. Inoltre ho imparato l’ipnosi,che è una disciplina affine, e ogni tanto mi ipnotizzo per venti minuti. in modo da isolarmi da tutto ciò che mi circonda. E’ un altro metodo che funziona. Ogni pomeriggio mi sdraio sul letto e levito per qualche centimetro.

Tutto ciò mi arricchisce ma penso anche a forme di silenzio che non richiedono l’utilizzo di tecniche. Si può abbassare la soglia che consente di trovare il silenzio e l’equilibrio. Non c’è bisogno di frequentare un corso sulle tecniche di rilassamento per ritagliarsi una pausa. Il silenzio può manifestarsi ovunque e in qualunque momento, proprio davanti il nostro naso. Ce lo creiamo mentre saliamo le scale, prepariamo da mangiare o ci concentriamo sul respiro. E’ vero che facciamo tutti parte di un continente, ma dobbiamo essere consapevoli in ogni istante della potenziale ricchezza di essere un’isola.” 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Cos’e che non vedo?

C’è stato un periodo in cui ho fatto una serie di corsi sulla ricchezza, la mente milionaria e la libertà finanziaria. In uno di quei corsi un affermato uomo di affari ha dato due consigli che mi sono tornati in mente in questo periodo. Sono due “segreti” utili in realtà per la vita in generale,  non solo per le finanze.

  1. Fare ogni giorno tutte le cose più importanti entro le 10 del mattino;
  2. Porsi questa domanda: “Cos’è che non vedo?“,  quando non si riesce a venire a capo di un problema.
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Per la nostra mente è più facile recepire quel che accade sulla base di esperienze passate, piuttosto che aprirsi all’idea che potrebbero essere diverse. “Vediamo quello che ci aspettiamo di vedere, non necessariamente che cosa c’è in realtà” dice il Signor Ray in questa scena del film “Interstate 60“, di Bob Gale (2002).

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Quante cose ci sono difronte a me che non riesco a vedere solo perché non ci sono abituata/o?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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SENECA – Lettera a Lucilio “Origine ed essenza della vera gioia”

Pensi che ti scriva quanto è stato benevolo con noi l’inverno, così mite e breve, quanto sia maligna la primavera, quanto fuori stagione il freddo e altre sciocchezze tipiche di chi non ha argomenti?

Ti scriverò invece, qualcosa che possa essere utile a entrambi. E che altro se non esortarti alla saggezza? Chiedi quale ne sia il fondamento? Non compiacersi delle vanità. Ho detto il fondamento: dovevo dire il culmine. E lo raggiunge chi sa di che cosa gioire, chi non mette la sua felicità nelle mani d’altri; è preoccupato e insicuro l’uomo che si lascia sedurre da una qualche speranza, anche se l’ha a portata di mano, anche se non è difficile a realizzarsi, anche se non è mai stato deluso nelle sue attese.

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Impara innanzi tutto a gioire, Lucillo mio. Pensi davvero che ti voglia privare di molti piaceri perché allontano i beni fortuiti e ritengo che si debba evitare il dolce conforto della speranza? Anzi, al contrario, non voglio che ti manchi mai la gioia. Voglio, però che ti nasca in casa: e nasce, purché scaturisca dall’intimo. Le altre forme di contentezza non riempiono il cuore; rasserenano il volto, ma sono fugaci, a meno che tu non giudichi felice uno che ride: l’animo deve essere allegro e fiducioso ed ergersi al di sopra di tutto.

Credimi, la vera gioia è austera. Oppure ritieni che l’uomo sereno e, come dicono questi sdolcinati, gaio in volto, disprezzi la morte, apra la sua casa alla povertà, tenga a freno i piaceri, si prepari a sopportare i dolori? Chi medita su questi pensieri prova una grande gioia, anche se poco seducente. Questa gioia voglio che tu la possieda: non verrà mai meno, una volta che tu sappia da dove derivi.

I metalli vili si trovano in superficie: i più preziosi sono nascosti, invece, nelle viscere della terra, e procurano un compenso maggiore a chi ha la costanza di scavare. Quei beni di cui si compiace la massa dànno un piacere inconsistente e superficiale: ogni gioia che viene dall’esterno manca di fondamenta: questa, di cui ti parlo e alla quale cerco di condurti, è reale e si spiega più intensamente nell’intimo.

Ti prego, carissimo, fa’ la sola cosa che può renderti felice: distruggi e calpesta questi beni splendidi solo esteriormente, che uno ti promette o che speri da un altro; aspira al vero bene e godi del tuo. Ma che cosa è “il tuo”? Te stesso e la parte migliore di te. Anche il corpo, povera cosa, benché non se ne possa fare a meno, stimalo necessario più che importante; ci procura piaceri vani, di breve durata, di cui necessariamente ci pentiamo e che, se non li frena una grande moderazione, hanno un esito opposto. Questo dico: il piacere sta sul filo, e si muta in dolore se non ha misura; ma è difficile tenere una giusta misura in quello che si crede un bene: solo il desiderio, anche intenso, del vero bene è senza pericoli.

Vuoi sapere che cosa sia il vero bene o da dove venga? Te lo dirò: dalla buona coscienza, dagli onesti propositi, dalle rette azioni, dal disprezzo del caso, dal tranquillo e costante tenore di vita di chi segue sempre lo stesso cammino. Quegli uomini che passano da un proposito all’altro o neppure passano, ma si lasciano portare dal caso, come possono avere sicurezza e stabilità se sono incerti e instabili? Sono pochi quelli che decidono di sé e delle proprie cose a ragion veduta: gli altri, come gli oggetti che galleggiano nei fiumi, non avanzano: vengono trasportati: alcuni sono trattenuti e spostati più lentamente da una corrente più debole, altri trascinati con maggiore violenza, altri deposti vicino alla riva da una corrente meno forte, altri gettati in mare dall’impeto delle acque. Dobbiamo, perciò stabilire che cosa vogliamo e perseverare nei nostri propositi.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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“SIAMO TUTTI NATI PER RISPLENDERE, COME FANNO I BAMBINI”

Da quasi un mese una delle prime cose che faccio al mattino è la pratica della candela del non-compleanno:  mi siedo davanti al mio piccolo spazio sacro in camera, accendo una candela ricordando la Luce dentro di me, sento la sua presenza, rinnovo la voglia e l’intento di lasciarla brillare. Poi chiudi gli occhi qualche minuto per centrarmi e lasciar emergere l’intento per la giornata.

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All’inizio mi dispiaceva un po’ spegnere la candela alla fine della breve pratica. Poi ho trovato una conclusione che mi piace: mi rivolgo alla Luce della candela, prima di spegnerla, ringraziandola di ravvivare la mia Luce interiore.

Oggi ho ritrovato queste bellissime parole di Marianne Williamson, spesso  attribuite erroneamente a Nelson Mandela.  Le condivido con grande gioia e gratitudine.

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “ In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Dal corpo di dolore alla Gioia di Essere

Nel suo libro Il Potere di adesso, Eckhart Tolle dice: State attenti all’apparire in voi di ogni segno di infelicità in una qualunque forma: può trattarsi del risveglio del corpo di dolore (*) Può prendere la forma d’irritazione, impazienza, uno stato di anima oscuro, un desiderio di ferire, rabbia, furia, depressione, un bisogno di avere un pò di dramma nella vostra relazione e cosi via. Afferratelo nel momento in cui si risveglia del suo stato latente.
Il corpo di dolore vuole sopravvivere, proprio come qualunque entità esistente. E può sopravvivere solamente se inconsciamente vi identificate con lui. Può allora venir su, possedervi e vivere attraverso di voi. E si nutrirà di ogni esperienza che risuoni del suo proprio tipo di energia, qualunque cosa crei nuovo dolore sotto qualunque forma: rabbia, distruttività, odio, lutto, dramma emozionale, violenza e persino malattia. Cosi il corpo di dolore, quando vi ha posseduto, creerà nella vostra vita una situazione che riflette la sua propria frequenza energetica, perchè se ne possa nutrire. Il dolore può solo nutrirsi di dolore. Il dolore non può nutrirsi di gioia: la trova veramente indigesta!

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Molte persone sono abituate ad identificarsi col dolore, la rabbia, l’odio, il lutto, il dramma, la malattia e non riescono neppure a concepire che possano vivere una vita di Gioia e allenarsi alla Gioia, pensano che sia qualcosa per persone naif e fuori dalla realtà.

Allenarsi alla Gioia non è negare l’esistenza della sofferenza, delle guerre, l’inquinamento, la distruzione e la morte nel mondo e nella vita di ogni essere umano sulla terra. E’ piuttosto praticare la capacità di scelta. Infatti quello che ognuno di noi può scegliere di fare, ed in questo abbiamo una  libertà assoluta che nessuno ci può togliere, è identificarsi o meno con ciò che lo circonda, con ciò che  accade o con i pensieri che la sua mente produce.

Vivere una vita di Gioia non significa quindi far finta di niente o indossare un falso sorriso difronte a qualunque cosa accada. E’ un allenamento, una disciplina, un modo di vivere  che ha a che fare con l’accorgersi, essere consapevoli di sé iniziando da ciò che accade nel proprio corpo, prima ancora che nella propria mente. Il corpo infatti ci dà sempre segnali chiari; quando c’è qualcosa che non va ci può essere una contrazione dello stomaco, una tensione nelle spalle, un’accelerazione del battito cardiaco, una postura ingobbita.  Quando siamo felici e tutto va bene il cuore e il torace sono aperti, il respiro è quieto e ampio, la testa e la colonna sono dritti, l’andatura stabile. Il corpo non mente ed ha una saggezza infallibile sempre al servizio della nostra salute e del nostro benessere mandando messaggi in continuazione.

Allora iniziamo a lasciare andare il corpo di dolore con qualche piccolo accorgimento pratico:

√ ascoltiamo il nostro corpo, i suoi messaggi, i segnali che ci invia;

ricordiamo la nostra Luce, unica e preziosa;

Alleniamoci insieme alla Gioia;

√ Pratichiamo #SiiFeliceeDilloaTutti;

chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno.

 

Un piccolo passo, anzi 5 piccoli passi, verso la Gioia di Essere.


(*) Qualsiasi emozione negativa che non sia completamente confrontata e vista per quello che è nel momento in cui nasce, non si dissolve completamente. Si lascia dietro un resto di dolore. I resti del dolore rimasto da una qualsiasi forte emozione negativa non affrontata, non accettata, e quindi non lasciata andare, si uniscono per formare un campo energetico che vive in ogni cellula del vostro corpo. Questo campo di emozioni vecchie, ma ancora molto presenti e che vivono in quasi tutti gli esseri umani, è il corpo di dolore.

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Sii te stessa e vai bene così, molto bene così

Rovereto, 24 ottobre 2015 sera in albergo al termine del primo giorno di   Menopausa: Svelare il  potere nascosto con Alexandra Pope

COMPITO: Prima di dormire, seduta sul letto, poni la domanda ad alta voce all’Universo:  “Che cosa è che sta cercando di emergere attraverso di me?”. Poi dimentica la domanda, prepara sul comodino carta/diario e penna per scrivere l’indomani al risveglio. La scrittura sarà un flusso di coscienza, cioè lascia la mano scrivere senza che la mente giudichi o intervenga. L’ideale sarebbe svegliarti naturalmente e iniziare a scrivere subito dopo come prima attività della giornata. Se proprio hai bisogno di una sveglia, mettila leggera e piacevole.

Rovereto, 25 ottobre 2015 mattina al risveglio

Segui il tuo intuito senza paura delle convenzioni sociali e del giudizio degli altri  e non giudicarti te per prima.

Questo sogno di un luogo per le donne, la menopausa. Inizia da lì.  Inizia dal tuo sito, occupati di quello con determinazione. Non lasciarlo andare. Scrivi, scrivi quello che senti senza giudizio. Lascia emergere idee. Fai di nuovo come a Pantelleria. Prenditi un tempo dedicato a visionare la tua vita futura. E’ proprio lì per te e per tutti.

Passa del tempo ogni giorno per sintonizzarti con te e semplicemente vai. Ora è il momento.

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Aiuta le donne a trovare la loro bellezza e ad esprimerla. Il mondo ha bisogno della vera bellezza delle donne.

Abbi cura di te, del tuo corpo, fai attenzione a ciò che mangi, ascoltandoti. Saprai naturalmente cosa mangiare e cosa no, come muoverti, come mantenerti in forma.

Ama te stessa per prima. Dai spazio al piacere e a quello che ti piace fare per te.  E vai, vai verso la tua nuova vita, lasciando che si trasformi momento per momento fino a diventare quella che sei veramente.

Quando una è anche gli altri lo sono.

Sii te stessa, è quello il dono più grande per te e per tutti.

Sii te stessa e va bene così, molto bene così.

                                 Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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L’immagine sopra il titolo, scritta dal maestro zen Thich Nhat Hanh, viene da questo articolo

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