Tag: Felicità

5. Gioia | 21 parole per la nuova Umanità

Il nostro viaggio nelle 21 parole per la nuova Umanità è arrivato alla 5 tappa: Gioia. Ci siamo arrivati dopo aver esplorato e attraversato Semplicità, Fiducia, Amore e Coraggio. Questa frase di Hugo Von Hofmannsthall da Il libro degli amici è stato un perfetto ponte che dal coraggio ci ha portato qui: “La Gioia richiede più abbandono, più coraggio che non il dolore. Abbandonarsi alla Gioia significa appunto sfidare il buio, l’ignoto.” Iniziamo, come da tradizione, con il significato della parola tratto dal sito treccani.it, anche se questa volta trovo la definizione alquanto riduttiva.

Significato

gioia¹ /’dʒɔja/ s. f. [dal fr. ant. joie, lat. gaudia, plur. di gaudium “gioia”]. – 1. a.[intensa e piacevole emozione che si prova quando si è felici o quando un fine viene raggiunto o un desiderio trova appagamento: 
giòia2 s. f. [ricavato da gioiello, con influenza della voce prec.]. – 1. Pietra preziosa, lavorata o no
Naturalmente noi tratteremo del primo significato, ma è interessante avere a mente anche il secondo.

Origini

La parola gioia ha origini latine, deriva del termine gaudia, plurale di gaudium. Come nome di persona è in uso sin dal periodo medievale ripreso sia dal latino gaudia che dalla forma francese di joie.
E’ estremamente interessante la ricerca dell’origine delle parole felicità e gioia fatta da Ann Robertson, pastore metodista, scrittrice e direttrice della Massachusetts Bible Society che Brene Brown riporta nel suo libro I doni dell’imperfezione. “Il termine greco per felice è makarios, che veniva usato per descrivere la libertà dei ricchi dalle cure e dalle preoccupazioni comuni, o per indicare una persona che riceveva una qualche fortuna, come denaro o salute. La Robertson lo paragona al verbo greco chairo, gioire. Gli antichi greci definivano il chairo come “il culmine dell’essere” e il “buonumore dell’anima”. Scrive la Robertson: “Chairo, ci dicono i greci, è qualcosa che si trova solo in Dio, e si accompagna a virtù e saggezza. Non è una virtù da principianti: è un culmine. Dicono che il suo opposto non è la tristezza ma la paura” 

Sulla parola

La definizione della gioia della Robertson termina con queste parole: “Dicono che il suo opposto non è la tristezza ma la paura”. Ci riporta alla nostra 4 parola il Coraggio e alla frase iniziale di Von Hofmannsthall.

Anche Andrea Zurlini, giovane filosofo e artista italiano, mette gioia e paura ai due poli opposti del grande campo delle emozioni umane.  “Tutta la gamma delle emozioni possibili e sperimentabili sono modulazioni diverse di una vibrazione sola con poli opposti. Questa energia ha un suo picco massimo e un suo livello minimo. Un pò come la manopola del volume sullo stereo. Il picco massimo è la gioia assoluta, l’estasi, la beatitudine e l’identificazione col tutto che provoca uno stato di amore incondizionato continuo. Il livello minimo è rappresentato dalla paura, il dolore la separazione da sé e dagli altri, l’angoscia e la confusione … la manopola interna che regola il settaggio di frequenza emozionale è nelle nostre mani e segue la nostra scelta. Si trova in un punto della nostra coscienza a cavallo tra conscio e inconscio ed è sempre a nostra disposizione, allorquando decidiamo di utilizzarla consapevolmente. L’organo predisposto alla capacità di modulazione di frequenza energetica dei pensieri non è il cervello ma il cuore”.

Tra gli anni 60 e 70 i coniugi Beatrice e John Lacey furono i primi a comprendere che il cuore manda informazioni al cervello che il cervello non solo comprende, ma obbedisce, influenzando percezioni e comportamenti. Esistono infatti meccanismi attraverso i quali degli input da cuore a cervello possono inibire o facilitare l’attività del cervello.

Anche Osho, mistico e maestro spirituale indiano, scrive di mente e cuore: ”Essere felici è un diritto di nascita per tutti, ma purtroppo la società, le persone con cui abbiamo vissuto, che ci hanno messo al mondo, non ci hanno mai pensato. Si sono semplicemente riprodotte, hanno dato vita a degli esseri umani come fanno gli animali, ancora peggio perché almeno gli animali non sono condizionati. Questo processo di condizionamento dovrebbe essere trasformato completamente. La mente dovrebbe essere addestrata a essere al servizio del cuore. La logica dovrebbe servire l’amore; a quel punto la vita può diventare un festival di luci

Avendo detto tutto questo, cosa possiamo fare per vivere la Gioia nelle nostre vite? Ancora una volta ci possono essere d’aiuto alcune domande e trovare ognuno la risposta giusta per sé in questo momento.

Alcune domande

Cos’è la Gioia?
E’ un’emozione? Uno stato? Un’entità astratta?
Arriva da sola o posso far qualcosa per viverla?
Dov’è la Gioia? Dentro o fuori di me?
Se è dentro di me quando la sperimento? Dove la sento? Come la sento?
Se è fuori di me è qualcosa con cui posso sintonizzarmi, connettermi? Come?
Perchè Hugo Von Hofmannsthall dice che la Gioia richiede coraggio e abbandono?
Se la Gioia è il “culmine dell’essere”, il “buon umore dell’anima” esistono strumenti o pratiche che possono aiutarmi a viverla? Quali?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

_____________________________________
Immagini di ANIRUDH, Ben White e Kortnee Greenfield su Unsplash

Tag:, , , , ,

2. Fine della quarantena

ENGLISH VERSION

13 marzo 2057

Abbiamo ballato tutta la notte. Anche la nonnabis e i suoi amici centenari. Era uno spettacolo vederli. Credo che l’aver attraversato e superato il CoronaVirus li abbia resi praticamente invincibili. Hanno un’energia e una voglia di vivere veramente contagiosa.

Ho chiesto alla nonnabis come faccia ancora a ballare, a cantare e a ridere con così tanta energia. Mi ha risposto che c’è stato un momento, mentre ballava, che il suo corpo si è ricordato il giorno della fine della quarantena ed ha iniziato a muoversi, più o meno, come allora. 

Ha detto che si sentiva come quel giorno quando tutte le persone sono potute finalmente uscire di casa e le strade si sono riempite di gente festante. All’inizio in realtà era tale la disabitudine e la paura del contagio che hanno cominciato ad avvicinarsi piano piano. Ma ben presto la mancanza di abbracci, di contatto, di stare insieme in carne ed ossa era stata così forte e prolungata che ogni remora è caduta e si abbracciarono tutti, conosciuti e sconosciuti, e restarono abbracciati minuti interi.

E’ li che è nata l’usanza, che abbiamo tuttora, di abbracciarsi a lungo quando ci si incontra, in famiglia, con gli amici stretti e con tutti, qualsiasi sia il ruolo che svolgono nella società. Siamo tutti esseri umani, ugualmente degni e nutriti del contatto con gli altri. Non iniziamo mai una classe, un incontro, una riunione di lavoro senza che tutti si siano scambiati un lungo abbraccio. Anche di questo sono grata alla nonnabis e ai suoi coetanei. E’ così bello iniziare ogni cosa con un abbraccio!

“E’ stata un’esplosione di Gioia collettiva” – ha continuato la nonnabis – “Non avevo mai provato un’emozione così intensa, tanto intensa da avere la sensazione che il cuore non potesse contenerla e volesse uscire dal petto. Eravamo tutti così entusiasti e pieni di Gioia che non la finivamo di abbracciarci, baciarci e ballare. Quanto abbiamo ballato! Tutta la notte e il giorno dopo e la notte successiva e il giorno dopo ancora e di nuovo la notte e il giorno. 72 ore di seguito! Abbiamo suonato, cantato, danzato tutte le canzoni che sapevamo e quelle che abbiamo inventato lì per lì. Passavamo ore intere a suonare qualsiasi tipo di percussione esistente o improvvisata. I piedi si muovevano da soli, il corpo rinasceva e ogni cellula sorrideva e brillava. La mente di tutti si riempiva di quella pura Gioia e da allora anche i pensieri più cupi hanno sempre almeno una goccia di quell’esperienza che si tramanda di generazione in generazione, di donna in donna, proprio a livello cellulare. E’ per quello che ci sono tante donne e tante bambine che hanno il tuo stesso nome: Mudita” E a quel punto la nonnabis mi ha raccontato per l’ennesima volta il significato del mio nome. Te la racconto che forse non lo conosci.

Mudita vuol dire gioire della gioia dell’altro.  E’ un termine del buddismo. Per Siddharta Gautama, meglio noto come Buddha, vissuto tra il V e il IV secolo a.C., la gioia non era una risorsa limitata su cui litigare o a cui avevano diritto soltanto pochi fortunati. La gioia era infinita, illimitata. Per Siddharta la parola mudita esprimeva la piena esperienza di una GIOIA (e non di invidia o risentimento) che si provava a venire a sapere le cose belle accadute a qualcun altro. Secondo lui, il puro fatto di poter provare mudita in prima battuta era la prova che la felicità degli altri non diminuisce la nostra: al contrario l’aumenta.

Mi piace sempre quando la nonnabis mi racconta questa storia. Le sono saltata al collo e ci siamo abbracciate strette strette. Il Corona Virus non c’è più da un pezzo. Dai, vieni anche tu nel nostro abbraccio.

Foto di Mitchell Luo su Unsplash

QUI PUOI TROVARE LA VERSIONE AUDIO DI QUESTA FIABA

________________________________________

NOTA. Questo racconto fa parte di una raccolta intitolata IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI. Ogni racconto può essere goduto separatamente o nell’ordine di narrazione:

1. Il coronavirus raccontato dai nostri bisnipoti
2. Fine della quarantena
3. Affacciamoci compagnia
4. Stare con quel che con quel che c’è per il tempo che ci vuole
5. Cuore e Cervello insieme
6. Una nuova fase

Tag:, , , , , ,

52 Sfumature di Sè | 45.11 Scegliere la Gioia: IL SOLE DENTRO

Buongiorno!

Ci siamo lasciati la scorsa settimana con qualche interrogativo sulla differenza fra Gioia e Felicità? Cerco ora di illustrare la differenza in modo da poter continuare ad esplorare e a praticare SCEGLIERE LA GIOIA avendo chiaro di cosa si tratta.

La Felicità è collegata soprattutto alla realizzazione di qualcosa: l’acquisto di un vestito nuovo, il raggiungimento di un traguardo, di un risultato: la laurea, l’aumento dello stipendio, la vincita di una gara sportiva e così via. La felicità è quindi legata a qualcosa di esterno. La felicità si cerca all’esterno.

La Gioia è uno stato dell’Essere, è l’espressione di uno stato interiore, non legato a un oggetto. Spesso si definisce “gioia incondizionata”, proprio perché non ha condizioni, né condizionamenti. E’ legata alla forza vitale. E’ legata alla presenza. I bambini sono naturalmente gioiosi. Possiamo usare un’immagine che rende l’idea. La Gioia è un pò come il sole, brilla anche quando ci sono le nuvole e non ci verrebbe mai in mente di dubitare della presenza del sole nelle giornate grigie e nuvolose. La Gioia è lo stato dell’Essere, uno stato di Coscienza che non cambia anche in presenza  delle nuvole delle emozioni: tristezza, rabbia, dolore, … Sembra una contraddizione. La Gioia qui non è un’emozione transitoria, è un senso di pienezza che viene dal riconoscimento di ciò che siamo indipendentemente da ciò che accade. E’ uno stato di connessione col Tutto di cui siamo parte.

Il verbo greco gioire è chairo. Gli antichi greci definivano il chairo come “il culmine dellessere” e il “buonumore dellanima”.  Chairo, ci dicono i greci, è qualcosa che si trova solo in Dio, e si accompagna a virtù e saggezza. Non è una virtù da principianti: è un culmine. Dicono che il suo opposto non è la tristezza ma la pauraInteressante questa affermazione di Ann Robertson. Vuol forse dire che per vivere una vita di Gioia c’è bisogno di coraggio?

Mi viene in mente il Libro degli amici dove l’autore, Hugo Von Hofmannsthal scrive : “La Gioia richiede più abbandono, più coraggio che non il dolore. Abbandonarsi alla Gioia significa appunto sfidare il buio, l’ignoto.

Buona settimana in compagnia di Chairo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

 

 

 

Tag:, , ,

52 Sfumature di Sè | 44.11 Scegliere la Gioia: GIOIA o FELICITA’?

Buongiorno!

L’ispirazione della scorsa settimana era centrata su una serie di domande per esplorare “SCEGLIERE LA GIOIA” l’11 luogo del nostro viaggio: Cos’è la Gioia? Dov’è? Dove la sento? Si può scegliere la Gioia? Come? Le risposte a queste domande dipendono dalla storia personale, dall’esperienza e dalla pratica, da quanta frequentazione, attenzione e spazio diamo alla Gioia nella nostra vita.

Per poter SCEGLIERE la Gioia è fondamentale sapere cos’è, in particolare distinguerla dalla Felicità. Prendo a prestito le parole di uno dei massimi poeti italiani contemporanei, Mario Luzi. La proposta è di continuare anche questa settimana a stare in compagnia di domande come passi di avvicinamento alla scelta della Gioia. Queste le parole di Luzi:

Alla felicità io non credo. È una chimera, un miraggio che ha effettivamente polarizzato singoli e collettività, masse umane addirittura, conducendole anche all’ecatombe. La felicità sarebbe uno stato durevole e io non la vedo possibile nella Terra, nella vita umana, negli accidenti che la compongono. Mentre, ecco, la gioia, per esempio è possibile. La vedo come un dono gratuito della vita che può scatenarsi quando uno non se l’aspetta neanche“. 

Cosa suscitano in te queste parole? La felicità è una chimera, la Gioia un dono? La Gioia si scatena all’improvviso, quando meno ce l’aspettiamo? Ti è mai accaduto? Quando? Dov’eri, cosa stavi facendo? Se la Gioia arriva da sola dove sta di solito, come è possibile sceglierla?

Questa settimana quindi stai in compagnia di queste domande, lascia che le risposta emergano dall’interno, non dal pensiero, ma dal sentire, dall’affiorare di ricordi, sensazioni, intuizioni. Non cercare le risposte, trovale. Lascia che si svelino a te.

Buona settimana.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

Tag:, , , ,

MUDITA – gioire della gioia dell’altro

Atlante delle emozioni umane è un interessante libro pubblicato da UTET  nell’aprile del 2017. E’ la traduzione, a cura di Violetta Bellocchio, di The Book of Human Emotions. An Encyclopedia of Feeling from Anger to Wanderlust di Tiffany Watt Smithstorica culturale, ricercatrice presso il Centre for the History of the Emotions di Londra, dove si occupa di indagare la storia dell’imitazione compulsiva: dalla frenologia di epoca vittoriana ai più recenti studi sui neuroni specchio.

[us_image image=”3269″]

Il sottotitolo italiano recita “156 emozioni che hai provato, che non sai di aver provato, che non proverai mai”.  Quello che mi ha incuriosito e stimolato di questo libro non sono stati il numero e la descrizione di emozioni conosciute, anche se più o meno sperimentate, quanto piuttosto quegli stati d’animo molto precisi e inconfondibili, e a cui però spesso non ho saputo dare un nome e che invece trovano una definizione in qualche angolo del mondo, in qualche lingua ignota. L’esempio più famoso, ormai entrato nel linguaggio comune, è saudade, parola portoghese che indica “il desiderio malinconico di qualcosa, o qualcuno, che è molto lontano o perduto”.  Il libro è pieno di queste parole, per esempio, gli inuit chiamano iktsuarpok il miscuglio di ansia, nervosismo, eccitazione e felicità che prova chi aspetta l’arrivo di ospiti a casa, o la risposta a una mail importante; per i finlandesi, kaukokaipuu è l’inspiegabile nostalgia per un posto dove non siamo mai stati; gli spagnoli chiamano vergüenza ajena l’imbarazzo empatico di chi assiste alle figuracce altrui.

Alla lettera M ho trovato MUDITA, un termine proprio del Buddismo, molto legato ai temi di questo sito. “Guardare un’altra persona che sorride non è sempre una cosa semplice. Magari stiamo facendo un giro della sua nuova bellissima casa, o stiamo ascoltando il racconto dello splendido pomeriggio passato con i nipotini allo zoo, e sentiamo che il nostro cuore batte di gioia insieme al loro. Ma dietro le nostre frasi gentili potrebbe esserci anche una punta di invidia, qualcosa di arido e avvizzito. A volte come diceva Gore Vidal <Non basta avere successo: bisogna che i nostri conoscenti falliscano>.
Per Siddharta Gautama, meglio noto come Buddha, che visse tra il V e il IV secolo a.C., la gioia non era una risorsa limitata su cui litigare o a cui avevano diritto soltanto pochi fortunati. La gioia era infinita, illimitata. Per Siddharta la parola
mudita esprimeva la piena esperienza di una GIOIA (e non di INVIDIA o RISENTIMENTO) che si provava a venire a sapere le cose belle accadute a qualcun altro. Secondo lui, il puro fatto di poter provare mudita in prima battuta era la prova che la felicità degli altri non diminuisce la vostra: la aumenta.

Non a caso ho scelto di dare nome Mudita alla giovane protagonista di Il Corona Virus raccontato dai nostri bisnipoti.

Se vuoi leggere di altre emozioni trovi qui un estratto del libro.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:,

Dal corpo di dolore alla Gioia di Essere

Nel suo libro Il Potere di adesso, Eckhart Tolle dice: State attenti all’apparire in voi di ogni segno di infelicità in una qualunque forma: può trattarsi del risveglio del corpo di dolore (*) Può prendere la forma d’irritazione, impazienza, uno stato di anima oscuro, un desiderio di ferire, rabbia, furia, depressione, un bisogno di avere un pò di dramma nella vostra relazione e cosi via. Afferratelo nel momento in cui si risveglia del suo stato latente.
Il corpo di dolore vuole sopravvivere, proprio come qualunque entità esistente. E può sopravvivere solamente se inconsciamente vi identificate con lui. Può allora venir su, possedervi e vivere attraverso di voi. E si nutrirà di ogni esperienza che risuoni del suo proprio tipo di energia, qualunque cosa crei nuovo dolore sotto qualunque forma: rabbia, distruttività, odio, lutto, dramma emozionale, violenza e persino malattia. Cosi il corpo di dolore, quando vi ha posseduto, creerà nella vostra vita una situazione che riflette la sua propria frequenza energetica, perchè se ne possa nutrire. Il dolore può solo nutrirsi di dolore. Il dolore non può nutrirsi di gioia: la trova veramente indigesta!

[us_image image=”2908″]

Molte persone sono abituate ad identificarsi col dolore, la rabbia, l’odio, il lutto, il dramma, la malattia e non riescono neppure a concepire che possano vivere una vita di Gioia e allenarsi alla Gioia, pensano che sia qualcosa per persone naif e fuori dalla realtà.

Allenarsi alla Gioia non è negare l’esistenza della sofferenza, delle guerre, l’inquinamento, la distruzione e la morte nel mondo e nella vita di ogni essere umano sulla terra. E’ piuttosto praticare la capacità di scelta. Infatti quello che ognuno di noi può scegliere di fare, ed in questo abbiamo una  libertà assoluta che nessuno ci può togliere, è identificarsi o meno con ciò che lo circonda, con ciò che  accade o con i pensieri che la sua mente produce.

Vivere una vita di Gioia non significa quindi far finta di niente o indossare un falso sorriso difronte a qualunque cosa accada. E’ un allenamento, una disciplina, un modo di vivere  che ha a che fare con l’accorgersi, essere consapevoli di sé iniziando da ciò che accade nel proprio corpo, prima ancora che nella propria mente. Il corpo infatti ci dà sempre segnali chiari; quando c’è qualcosa che non va ci può essere una contrazione dello stomaco, una tensione nelle spalle, un’accelerazione del battito cardiaco, una postura ingobbita.  Quando siamo felici e tutto va bene il cuore e il torace sono aperti, il respiro è quieto e ampio, la testa e la colonna sono dritti, l’andatura stabile. Il corpo non mente ed ha una saggezza infallibile sempre al servizio della nostra salute e del nostro benessere mandando messaggi in continuazione.

Allora iniziamo a lasciare andare il corpo di dolore con qualche piccolo accorgimento pratico:

√ ascoltiamo il nostro corpo, i suoi messaggi, i segnali che ci invia;

ricordiamo la nostra Luce, unica e preziosa;

Alleniamoci insieme alla Gioia;

√ Pratichiamo #SiiFeliceeDilloaTutti;

chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno.

 

Un piccolo passo, anzi 5 piccoli passi, verso la Gioia di Essere.


(*) Qualsiasi emozione negativa che non sia completamente confrontata e vista per quello che è nel momento in cui nasce, non si dissolve completamente. Si lascia dietro un resto di dolore. I resti del dolore rimasto da una qualsiasi forte emozione negativa non affrontata, non accettata, e quindi non lasciata andare, si uniscono per formare un campo energetico che vive in ogni cellula del vostro corpo. Questo campo di emozioni vecchie, ma ancora molto presenti e che vivono in quasi tutti gli esseri umani, è il corpo di dolore.

Tag:, , , , , ,

Sii te stessa e vai bene così, molto bene così

Rovereto, 24 ottobre 2015 sera in albergo al termine del primo giorno di   Menopausa: Svelare il  potere nascosto con Alexandra Pope

COMPITO: Prima di dormire, seduta sul letto, poni la domanda ad alta voce all’Universo:  “Che cosa è che sta cercando di emergere attraverso di me?”. Poi dimentica la domanda, prepara sul comodino carta/diario e penna per scrivere l’indomani al risveglio. La scrittura sarà un flusso di coscienza, cioè lascia la mano scrivere senza che la mente giudichi o intervenga. L’ideale sarebbe svegliarti naturalmente e iniziare a scrivere subito dopo come prima attività della giornata. Se proprio hai bisogno di una sveglia, mettila leggera e piacevole.

Rovereto, 25 ottobre 2015 mattina al risveglio

Segui il tuo intuito senza paura delle convenzioni sociali e del giudizio degli altri  e non giudicarti te per prima.

Questo sogno di un luogo per le donne, la menopausa. Inizia da lì.  Inizia dal tuo sito, occupati di quello con determinazione. Non lasciarlo andare. Scrivi, scrivi quello che senti senza giudizio. Lascia emergere idee. Fai di nuovo come a Pantelleria. Prenditi un tempo dedicato a visionare la tua vita futura. E’ proprio lì per te e per tutti.

Passa del tempo ogni giorno per sintonizzarti con te e semplicemente vai. Ora è il momento.

[us_image image=”2869″]

Aiuta le donne a trovare la loro bellezza e ad esprimerla. Il mondo ha bisogno della vera bellezza delle donne.

Abbi cura di te, del tuo corpo, fai attenzione a ciò che mangi, ascoltandoti. Saprai naturalmente cosa mangiare e cosa no, come muoverti, come mantenerti in forma.

Ama te stessa per prima. Dai spazio al piacere e a quello che ti piace fare per te.  E vai, vai verso la tua nuova vita, lasciando che si trasformi momento per momento fino a diventare quella che sei veramente.

Quando una è anche gli altri lo sono.

Sii te stessa, è quello il dono più grande per te e per tutti.

Sii te stessa e va bene così, molto bene così.

                                 Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

______________________________________________________

L’immagine sopra il titolo, scritta dal maestro zen Thich Nhat Hanh, viene da questo articolo

Tag:, , , , , ,

Sei Luce Splendente. Lasciati splendere per te e per il mondo

Ci sono giorni in cui essere felice non è per niente facile. Col tempo si può imparare a gestire le giornate “nere”,  i momenti bui. Ognuno adotta la sua tecnica. C’è chi corre o va in palestra, chi cucina per un reggimento, chi medita, chi balla, etc etc.

Qualcuno purtroppo continua a prendersela con gli altri, a lamentarsi e ad accusare il prossimo di quel che accade nella sua vita, evitando accuratamente di prendere la responsabilità delle sue azioni e dalla sua esistenza.

[us_image image=”2080″]

Nel corso del tempo ho praticato tutte le tecniche menzionate sopra, a parte correre e andare in palestra, alcune con estrema disciplina. Negli ultimi anni vario a secondo della giornata e del desiderio del corpo.

Ultimamente mi sono lasciata ispirare da un racconto che ho sentito da Michael Molin Skelton durante un seminario di Soul Motion. Era qualcosa che aveva a che fare con la nascita e le candeline del compleanno che a sua volta Michael aveva sentito da Susan Harper.

Ti sei mai chiesto perché soffiamo le candeline sulla torta il giorno del compleanno? Ci hai mai pensato?

Secondo Susan Haper, e non soltanto lei (*), al momento della nascita siamo, abbiamo dentro di noi e portiamo sul pianeta una Luce Splendente, ognuna diversa dall’altra e ugualmente luminosa. Ci incarniamo sulla Terra e viviamo per lasciare brillare e splendere in tutta la sua magnificenza quella Luce, la nostra personalissima Luce, attraverso le nostre azioni, le nostre scelte, la nostra quotidianità.

E le candeline cosa c’entrano? Il loro compito, ogni anno,  è quello di ricordarci quella Luce, un pro-memoria, un post-it luminoso per rinnovare il proposito con cui siamo venuti qui: lasciare splendere la Nostra Luce sul pianeta.

Non è fantastico?

Questo racconto mi ha . . . illuminato. Mi sono detta: “Sei Luce Splendente. Lasciati splendere per te e per il mondo” e subito dopo mi sono chiesta: “Come faccio a ricordarmelo, tutti i giorni, non solo il giorno del compleanno?” Micheal ci ha dato un suggerimento che ho ampliato e reso quotidiano, anzi volendo più che quotidiano. Tanto per essere sicura di non dimenticarlo.

Ogni volta che accendo una candela, o anche il gas per cucinare, mi ricordo della Luce dentro di me, sento la sua presenza, rinnovo la voglia e l’intento di lasciarla brillare. Per chi fuma potrebbe essere un pensiero da fare ogni volta che accende la sigaretta. Chissà che non possa essere un metodo gioioso per smettere di fumare?

Quello che mi piace di questa pratica è la sua semplicità, la possibilità di farla più volte al giorno, in qualsiasi momento. Un pro-memoria tanto potente quanto facile da praticare. Ho bisogno di questo tipo di pratiche in questo momento, semplici e potenti, da poter fare ovunque sia, nei giorni neri e in quelli felici.  Basta un fiammifero o un accendino e qualcosa da accendere, anche un piccolo pezzo di carta.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.


(*) Aristotele parlava di Entelechia cioè una realtà che ha iscritta in se stessa la meta finale verso cui tende ad evolversi . Carl Gustav Jung  diceva “gli esseri umani vengono al mondo per realizzare una particolare opera. Quell’opera è lo scopo, ciascuno specifico per ogni persona. Se non la compi è come se una spada indiana di valore incalcolabile venisse usata per affettare carne putrefatta.”  James Hillman, psicanalista e filosofo americano, parlava della teoria della ghianda e del daimon.  Che si chiami luce, entelechia, ghianda o daimon, il concetto racchiude l’accettazione di un mistero, di qualcosa di innato che chiede solo di poter uscire allo scoperto rispettandone tempi e modalità, diverse per ognuno di noi.

Tag:, , , , , , , , , ,

Sii felice e dillo a tutti

Sabato scorso ho partecipato ad un #earthpainting circle condotto da Marianne Cordier ideatrice di Earth Painting, una pratica di mindfulness creativa ed ecologica che affonda le sue radici nella pittura intuitiva e che si sviluppa attraverso la co-creazione.

Un passo fondamentale nel processo creativo della Pittura Intuitiva (descritto nel libro Il Colore dell’anima) è il dialogo col dipinto a cui nell’Earth Paining si aggiunge il dialogo con la Terra.

Forse ti sembrerà un po’ strano dialogare con un dipinto. Eppure è quel che accade ed è, a mio avviso, la parte più intima e spirituale del processo, Si anima un dialogo con quella parte di noi, di me, che ha preso forma e colore nel dipinto in maniera autonoma. Non c’è infatti un quadro da duplicare, né un risultato da raggiungere se non quello di esprimere quel c’è nel momento attraverso il gesto della mano.

[us_image image=”2825″]

Sabato ho creato due dipinti: uno piccolino (al centro della foto in alto) e uno più grande (qui sopra a destra) con cui ho scelto di dialogare. Era lì, davanti a me, ricco dei colori creati con i doni della terra: la curcuma, la barbabietola rossa, l’ortica, i mirtilli, la mimosa, i pistilli della camelia, il nero di un ramo bruciato recuperato in spiaggia. Ero felice di tutte quelle curve armoniose, quei ghirigori che sembravano dorati e quei grandi punti rosso barbabietola.

Ho chiuso gli occhi e ho chiesto al dipinto quale fosse il suo messaggio per me. La risposta è arrivata immediata e decisa: “Smettila di fare ghirigori. Vai diritta al punto, senza perdere tempo”. Ho chiesto quale suggerimento potesse darmi per riuscire a farlo e di nuovo la riposta è arrivata chiara e rapida: “Sai perfettamente quando perdi tempo”.

Immagini della mia vita quotidiana si sono susseguite rapide davanti ai miei occhi chiusi, come in un film. Immagini di quando non riesco a staccarmi da Facebook o quando vedo l’ennesimo film su Sky invece di andare a letto. O quando lascio qualcosa a metà perché qualcos’altro ha attirato la mia attenzione e poi qualcos’altro e qualcos’altro ancora, fino a che non so più come sono arrivata dove mi ritrovo e ho bisogno di un mucchio di tempo per riprendere il filo di quello che stavo facendo originariamente. O ancora quando passo un tempo infinito a modificare e rimodificare un’immagine, il carattere, la grandezza o il colore di una scritta per un volantino, un articolo …. alla ricerca della perfezione maniacale.

Ok. Grazie dipinto mio. Messaggio ricevuto. Basta perdere tempo con queste cose!

Il passo successivo è stato il dialogo con la Terra, con la Madre Terra che, come una Madre amorevole e accogliente, mi ha dato un messaggio che ha aperto il mio cuore,  fatto fluire il respiro e nascere il sorriso sulle labbra:

SII FELICE E DILLO A TUTTI

Sono felice? SI! sono felice, sono decisamente felice. Anche del messaggio del dipinto, perché basta davvero perdere tempo, c’è da essere felice!!

E c’è anche da dirlo a tutti! Ecco, questo non è così immediato. Non che essere felice lo sia, ma sono più allenata. Condividere la mia gioia, la mia felicità mi risulta difficile. A volte mi sento in colpa per la mia felicità. Siamo più abituati a sentir parlare di guai, catastrofi e lamentele, anche se non è affatto salutare, né parlare, né ascoltare questo genere di cose. Lo studioso Steven Parton, ha elencato tre motivi scientifici per i quali è pericoloso per il nostro cervello e per il nostro fisico lamentarsi in continuazione.  Papa Francesco qualche anno fa ha detto che lamentarsi fa male al cuore.

Se siamo così sensibili allo stato d’animo di chi si lamenta intorno a noi, quali effetti può avere sulla nostra salute condividere la nostra felicità e ascoltare chi parla della propria?

Mi torna in mente quando, qualche settimana fa, sono tornata da un viaggio in Finlandia, un viaggio sognato da tempo e che mi sono regalata per il miei 60 anni. Ero felice come una Pasqua. Sentivo che ogni volta che raccontavo del viaggio le persone gioivano con me. Mio padre mi ha proprio detto: “Che gioia mi dà sentirti così felice!”

Che cosa meravigliosa!! Rendere felici gli altri condividendo la propria gioia!!

Che felicità scrivere questo post e condividere il consiglio di Madre Terra! Sono felice, ora in questo momento. Anche perché oggi è la Giornata mondiale della felicità.  Quale giorno migliore per narrare di #SiiFeliceeDilloaTutti. Adoro queste sincronie nella vita. Mi danno il senso del fluire con un disegno più grande.

E ora tocca a te, se vuoi. Che ne diresti di essere felice anche tu e di dirlo a tutti? Racconta quello che ti dà gioia, raccontalo alla tua famiglia, ai tuoi amici. Inondiamo i nostri dialoghi, le nostre relazioni, i social di #SiiFeliceeDilloaTutti. Celebriamo la nostra felicità e contaminiamo la Terra. Ne ho bisogno io, ne abbiamo bisogno noi, ne ha bisogno la Terra!

#SiiFeliceeDilloaTutti

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , , , , ,