Tag: Silenzio

Il silenzio | KAHLIL GIBRAN

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Esiste qualcosa di più grande e più puro
rispetto a ciò che la bocca pronuncia.

Il silenzio illumina l’anima,
sussurra ai cuori e li unisce.

Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina al cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d’esilio.

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Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Photo by Bruce Tang on Unsplash

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Il silenzio | EDGAR LEE MASTERS

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza
e chiedo: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

Un animale dei campi geme uno o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà
noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce
mentre il vecchio soldato muto rivive come un sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e se stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa
sarebbe un artista
ma se fosse un artista
vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.

C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta
e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco
che dice fra le fiamme Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.

Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.

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Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Photo by Florencia Viadana on Unsplash

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Caro e prezioso silenzio

Mentre meditavo stamattina ho sentito passare un aereo. Era un suono che non udivo da tempo ed era … rumoroso. Un rombo, dapprima lontano, si è fatto sempre più forte e vicino per poi allontanarsi di nuovo verso chissà quali lidi.

Mi è parso fuori luogo, invadente, innaturale, fastidioso. Quando mi sono resa conto che mi ero fatta completamente distogliere dal mio stato di quiete meditativa, piano piano ho riportato l’attenzione al respiro ritrovando pace e spazio interiore.

Adesso, a distanza di quasi due ore, ho sentito passare un altro aereo. Subito il mio corpo ha reagito con un brivido lunga la schiena, come un timore, un disagio, una paura.

Adoro viaggiare e desidero continuare a farlo, ho preso l’aereo con grande gioia una quantità infinita di volte per destinazioni interne e internazionali. Eppure quel suono così famigliare oggi mi ha disturbato: un altro segnale del ritorno alla sonorità della vita “normale”.

Da quando è iniziata la fase 2, insieme alla gioia di poter rivedere mia figlia e le persone care, tornare al parco e muovermi con relativa maggiore libertà, mi sono accorta che il moltiplicarsi dei suoni nell’aria mi disturba non poco. Sono ripresi i lavori di ristrutturazione dell’appartamento al quinto piano, i lavori di rifacimento della rampa del garage del palazzo accanto, macchine e moto hanno ripreso a girare numerosi diffondendo nell’aria il rombo (1) dei loro motori. Non oso immaginare cosa accadrà in fase 3 quando il “normale” ritmo di vita riprenderà a pieno regime.

Mi manca il silenzio della fase 1, quando si sentivano solo gli uccelli cinguettare, le chiacchiere della gente nelle case, la musica e i canti dei flashmob nei balconi, qualche passo solitario nella via di chi andava a far la spesa o in farmacia.

Nel silenzio mi ricarico, mi ritrovo, mi prendo cura, mi rilasso. Nel silenzio sono.

Non ho certamente voglia di vivere in eremitaggio in cima ad una montagna. Allo stesso tempo è fondamentale per me conservare piccole e grandi oasi di silenzio nella quotidianità. In città non sarà più possibile fra poco.

Silenzio mi sei caro e prezioso. Dove mi condurrai?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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(1) non so se capita anche a te, a volte mi viene il dubbio che la parola che sto usando non sia quella giusta. E’ la seconda volta che uso la parola “rombo” e ho sentito l’esigenza di cercare sul vocabolario se esprimesse quello che intendevo e ho scoperto una cosa interessante.
Oltre ad essere una figura geometrica e il rumore cupo, forte e profondo: r. del tuono, del motore di un’automobile quindi giusto in questo contesto – il rombo è anche uno Strumento rituale usato nell’antica Grecia e presente, come giocattolo, nel folclore di vari paesi moderni, costituito da un’assicella di legno attaccata a una cordicella che, roteata nell’aria, produce un caratteristico suono. Mi piacciono i giocattoli semplici, che vengono da lontano e comuni a tanti luoghi diversi del pianeta. Forse il rombo, come tutte le cose, non è poi così molesto. Potere delle parole.

Photo by Teresa Fernández on Unsplash

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NUOVI CONSIGLI SENTIMENTALI | Franco Arminio

Capire che a volte vogliamo soffrire,
ma non vogliamo che la sofferenza venga
da una parte qualsiasi, deve venire da quella
persona lì e da nessun altra.
Capire che c’è una lingua per ogni momento
della giornata: la lingua del pomeriggio
porta ansia che magari sono perdute
nella lingua della sera.
Capire che spesso siamo cercati per disperazione:
non è amore, ma degnissimo desiderio di compagnia.
Capire che quasi sempre combattiamo battaglie
che abbiamo già perduto
per il gusto di riperderle.
Capire che non esiste la possibilità di avere
più amori contemporaneamente, ma solo
l’ambizione che questa cosa possa accadere:
a volte gli altri sono gelosi delle nostre ambizioni.
Capire che amarsi è per il novanta per cento
un colloquio fatto con parole che nascono
dal nostro colloquio: non si va al supermercato
per parlare a chi ci ama.
Capire che non si deve mai sparire
dopo aver creato un disagio nell’altro:
il silenzio è un crimine.
Capire che un amore fitto di parole
alza difese altissime contro la malattia:
nessuno si ammala quando
ha voglia di parlare a qualcuno
o se qualcuno ha voglia di parlare con lui.

Franco Arminio – PAESOLOGO

Foto di Cathal Mac an Bheatha su Unsplash

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Sul silenzio, la gioia e la condivisione

Sto leggendo IL SILENZIO, un libro di Erling Kagge, norvegese nato a Oslo nel 1963, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e il primo a raggiungere “i tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell’Everest.

“Che cos’è il silenzio?”, “Dove lo si trova?”, “Perché è più importante che mai?”. Nel libro Kagge dà trentatré risposte a queste domande. Ogni capitolo è semplicemente intitolato “Risposta” e il numero; ogni risposta, ogni capitolo è una porta di accesso diversa al silenzio interiore. Più che far riflettere, il libro quieta la mente e la apre ad una nuova qualità di attenzione a quel che accade.

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Me ne sono accorta oggi, durante la mia passeggiata mattutina nel parco sotto casa con Pablo, il cane di mio figlio in vacanza.  Invece di andare dietro ai mille pensieri quotidiani e camminare col pilota automatico, guardavo con occhi nuovi quello che mi circondava. E ho visto.

Ho visto le rondini svolazzare sul prato in cerca di cibo, ho sentito il loro verso gioioso e ho lasciato che anche la mia mente l’ascoltasse, allargando i pensieri, lasciandoli andare. Mi sono ritrovata d’incanto in un accogliente silenzio interiore, un misto di gioia e stupore, in un tempo senza tempo, in uno stato “inesprimibile”,  “privo di parole” per dirla con Platone e Aristotele, citati dallo stesso Kagge nella Risposta 16. Continuo con la pubblicazione di parti del libro, ieri la Risposta 15, qui di seguito un estratto della 20.

E’ bello poter condividere i momenti di gioia.

Nelle giornate concitate a volte mi manca qualcuno con cui poterlo fare. E’ altrettanto vero, però, che condivisione significa anche interferenza. Quando avevo quasi vent’anni, mi raccontarono una storia sull’eroe di guerra Claus Helberg, diventato poi una guida alpina molto apprezzata. …

Una mattina presto, Helberg doveva guidare un gruppo di escursionisti partendo da un famoso rifugio, la Finsehytta. Era tornata la luce estiva, l’inverno aveva allentato la sua morsa e spuntavano ovunque nuovi colori. Le condizioni del tempo erano magnifiche e lui, prima della gita, consegnò ad ognuno dei partecipanti un biglietto dove c’era scritto: “Si, è davvero fantastico”.

…. Ho spesso ripensato a quell’aneddoto. Helberg, dopo aver trascorso tanti anni in montagna, e dopo violenti scontri con le forze di occupazione, aveva capito fino a che punto le parole possono limitare le esperienze che stiamo facendo. Aveva voluto quindi evitare che gli escursionisti passassero la giornata a dirsi quanto fosse stupenda  invece di concentrarsi su ciò che era stupendo. Le parole possono distruggere l’incanto. Non sono sufficienti. E’ indubbiamente meraviglioso poter condividere esperienze importanti, ma le parole possono anche allontanarcene. A volte mi sono trovato a riflettere sul fatto ce le gioie semplici, come per esempio osservare il muschio sopra un sasso, sono quelle più difficili da descrivere. Helberg voleva che tutti potessero riflettere e ammirare le montagne, il cielo, il muschio e le piante che timide iniziavano a fiorire anche quella primavera.”

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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La foto sopra il titolo è di George Hodan, quella piccola è mia di questa mattina al parco sotto casa, se la ingrandisci riesci a vedere le rondini

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SUL SILENZIO

Sto leggendo IL SILENZIO, un libro di Erling Kagge (Oslo, 1963), il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e il primo a raggiungere “i tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell’Everest.

“Che cos’è il silenzio?”, “Dove lo si trova?”, “Perché è più importante che mai?”. Nel libro Kagge dà trentatré risposte a queste domande, una per capitolo. Questa è la risposta 15.

“Il silenzio consiste nel riscoprire la gioia di fare una pausa.

Quando guardo le mie figlie noto che non hanno quasi più pausa. Sono sempre online, quindi sono sempre occupate. “Ciascuno è l’altro e nessuno se stesso”, scriveva Martin Heidegger in Essere e tempo. Siedono davanti a uno schermo, da sole o con gli altri. Capita anche a me. Mi perdo nel mio smartphone, divento schiavo del mio iPad, come consumatore a volte come contents producerL’iPad è la fonte continua di disturbi, una serie ininterrotta di interferenze generate a cascata. Mi smarrisco in un mondo che ha poco a fare con me. Cerco di essere efficiente finché a un certo punto capisco che, per quanto mi sforzi, non vado avanti.

Ho la stessa sensazione che si ha quando si cerca la strada in mezzo alla nebbia, quando si è in montagna senza bussola e si finisce col girare in tondo. E’ un’idiozia.

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Verrebbe da pensare che la prima cosa, o meglio, l’essenza della tecnologia, sia la componente tecnologica, ma non è vero. L’essenza siamo noi. L’importante è capire in che modo ci cambia la tecnologia che utilizziamo, cosa vogliamo imparare, qual è il nostro rapporto con la natura, cosa ci paice, come usiamo il tempo, quanta energia impieghiamo e quanta libertà sacrifichiamo alla tecnologia. Come molti sottolineano giustamente, le distanze si sono accorciate, ma è un dato di fatto piuttosto banale. L’aspetto centrale invece, come sosteneva Heidegger, è invece la mancanza della vicinanza. Per conquistarla, ci spiega il vituperato filosofo, dobbiamo confrontarci con la verità non con la tecnologia. Dopo aver provato i siti di incontri online, sono pronto a dar ragione a Heidegger. Il pensatore tedesco non poteva ovviamente prevedere i futuri sviluppi della tecnologia. Ai suoi tempi aveva a che fare con automobili da cinquanta cavalli, proiettori e calcolatori che utilizzavano schede perforate. Però intuì quello che sarebbe potuto succedere.

L’uomo, preso dall’uso di nuove tecnologie, sarebbe arrivato al punto di rinunciare alla libertà. Di abdicare al ruolo di persona libera per diventare una risorsa. Questa visione appare più realistica oggi che non ai tempi in cui Heidegger la teorizzò. Non una risorsa per il prossimo, purtroppo, ma qualcosa di meno piacevole. Una risorsa per aziende come Apple, Facebook, Instagram, Google, Snapchat, lo Stato, che grazie al nostro contributo riescono a immagazzinare tutte le informazioni possibili e immaginabili su di noi, per poi venderle oppure utilizzarle direttamente. Sembrerebbe una forma di sfruttamento.

La questione, come quella che Humpty Dumpty sottopone ad Alice nel libro di Lewis Carroll, è la seguente: “Bisogna vedere chi è che comanda …, ecco tutto”. Voi o uno che non conoscete.

E’ pur vero che noi uomini siamo animali sociali e quindi essere reperibili, di per sè, è positivo. Noi non possiamo vivere da soli. Tuttavia è importante spegnere il telefono, sedersi, staresene in silenzio, chiudere gli occhi, respirare a fondo dieci volte e cercare di pensare a qualcosa di diverso dal solito.

L’alternativa è non pensare proprio a niente. La si può chiamare meditazione, yoga, mindfulness  o sano buon senso. Può far bene. Meditare e praticare yoga mi dà gioia. Inoltre ho imparato l’ipnosi,che è una disciplina affine, e ogni tanto mi ipnotizzo per venti minuti. in modo da isolarmi da tutto ciò che mi circonda. E’ un altro metodo che funziona. Ogni pomeriggio mi sdraio sul letto e levito per qualche centimetro.

Tutto ciò mi arricchisce ma penso anche a forme di silenzio che non richiedono l’utilizzo di tecniche. Si può abbassare la soglia che consente di trovare il silenzio e l’equilibrio. Non c’è bisogno di frequentare un corso sulle tecniche di rilassamento per ritagliarsi una pausa. Il silenzio può manifestarsi ovunque e in qualunque momento, proprio davanti il nostro naso. Ce lo creiamo mentre saliamo le scale, prepariamo da mangiare o ci concentriamo sul respiro. E’ vero che facciamo tutti parte di un continente, ma dobbiamo essere consapevoli in ogni istante della potenziale ricchezza di essere un’isola.” 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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