Tag: Visione ampia

POSSO SCEGLIERE | 74 de #iltempochecivuole

Il 18.8.18 è per me uno di quei giorni che segnano un prima e un dopo nella vita, un importante spartiacque, tanto da meritarsi un appellativo “il Giorno del Nuovo Passo”.

Cosa mi è successo? Ho avuto un incidente veramente singolare. Sono stata investita da un rodhesian e un pastore tedesco, che si rincorrevano fra di loro, nell’area cani di Riva di Polline, una struttura privata  “atta” ad accogliere i cani sulla riva del lago di Bracciano, vicino a Trevignano, a due passi da Roma. Ero appena entrata con la mia amica Elena ed Ella, la sua meravigliosa Golden Retriever.

La velocità e la stazza dei due cani hanno avuto un impatto tale sulla mia gamba sinistra da provocare la frattura scomposta del perone, la conseguente trazione prima dell’operazione che si è resa necessaria per applicare una placca di titanio. In poche parole sono uscita di casa un sabato mattina per qualche ora e sono tornata il venerdì successivo con le stampelle e il divieto di mettere peso sulla gamba fino al 22 ottobre e poi il recupero, tuttora in corso.

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Questa avventura è stata ed è un viaggio di trasformazione, una bolla spazio-temporale in cui sto, osservo me stessa e il mondo intorno, vivo un continuo fiorire di intuizioni, un cambiar pelle. L’album #iltempochecivuole è la traccia giornaliera del percorso di questi giorni. L’idea è nata da questa frase di Gabrielle Roth: “Trasforma la sofferenza in arte, l’arte in consapevolezza, la consapevolezza in azione“.

Oggi è il 74° giorno de #iltempochecivuole e questa la mia condivisione odierna.

La mattina, mettere i piedi a terra e iniziare la giornata è una bella sfida. In questi giorni autunnali anche solo abbandonare il tepore del letto necessita di un bel po’ di coraggio che i bisogni fisiologici aiutano a trovare. Una volta preso il coraggio a quattro mani e detto addio all’abbraccio dell’alcova, occorre svegliare il piede sinistro lontano dal voler toccare terra e fare la sua parte. Le stampelle sono sempre lì, lì sulla finestra. No, quelle erano le chiavi di Lucio Battisti. Le stampelle sono sempre lì fra il letto e il comodino e via! si parte per la giornata.
Accade che, se il piede sinistro prende le redini della giornata, la camminata è lenta, la schiena gobba, lo sguardo a terra, i pensieri neri e irripetibili. Insomma divento una vecchia rincoglionita, malmessa e sboccata, come diceva mia madre.
Stamattina me ne sono resa conto e ho fatto due chiacchiere col mio piede sinistro. Gli ho detto che capisco bene la sua fatica e la sua sofferenza, che prenderemo tutto #iltempochecivuole per abbandonare le stampelle (sospetto che non legga i miei post), che è importante che faccia la sua parte proprio per riuscire ad abbandonarle. Gli ho anche detto che, allo stesso tempo, non può governare tutto il resto del corpo e invadere i pensieri a quel modo. Ho chiamato poi a raccolta piede e gamba destra, tronco, testa, mani e braccia, cervello, cuore e tutto il resto del corpo e li ho invitati a non farsi sopraffare dal piede sinistro. Li ho spronati a fare la loro parte, a prendere ognuno la propria responsabilità affinché tutto il corpo funzioni al meglio, affinché la vita scorra fluida e vivace ovunque.
L’effetto è stato immediato, come un colpo di bacchetta magica, un Abracadabra interiore che ha raddrizzato la schiena, alzato lo sguardo, alleggerito il passo e i pensieri, fatto nascere il sorriso sulle labbra e nel cuore. Da una vecchia gobba e brontola a una donna nel suo pieno e magico potere. Forte e fragile allo stesso tempo.


Posso scegliere, puoi scegliere, possiamo scegliere a quale parte di noi dare le redini della nostra vita. E da quella scelta tutto consegue, a livello individuale e a livello sociale. Con #iltempochecivuole e senza sprechi. Non è più tempo di sprechi. È tempo di essere chi siamo, potenti esseri di luce.
Ecco allora, se vuoi, un paio di domande per te, per rendere vive e utili anche per te le mie parole. Quale parte di te sta tenendo le redini della tua vita ora? Sei felice di come sta governando? Gli rinnovi il mandato o hai bisogno di cambiare, di cercare nuove alleanze?

A te la parola e se hai voglia di condividerla scrivimi a emanuela@prospettivag.it. Grazie.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Ricomincio da T.R.E.®

Ti ricordi la famosa battuta di Massimo Troisi che ha dato il titolo al suo primo film da regista?

… tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia’ da zero? Da tre!

In questi giorni di passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo mi sono fermata a pensare alle tre cose che mi sono riuscite nella vita, le tre cose da cui ricominciare in questo 2018 appena nato.

Sono, guarda caso, quelle a cui ho dedicato gli ultimi trent’anni della mia vita:

  • educare e crescere i miei figli;
  • abitare e vivere il mio corpo come Maestro di vita infallibile, prezioso e benevolo;
  • mantenere viva la curiosità e continuare ad imparare.

I miei figli, una giovane donna di 27 anni e un giovane uomo di 23, fanno parte di quella schiera di ventenni, molto più numerosa di quello che tanti credono, che migliora la specie umana e fanno nascere nel cuore una grande fiducia in un futuro migliore.

La seconda e la terza cosa  sono intimamente legate e interconnesse. Il miracolo del corpo mi ha sempre affascinato. La ricerca, lo studio e la pratica di discipline, metodi e tecniche diverse mi hanno portato a sperimentare molto su me stessa, a viaggiare (un’attività che amo moltissimo), a incontrare  maestri ed insegnanti di grande qualità, a condividere scoperte, dubbi, informazioni e conduzioni con altre ed altri preziosi insegnanti e colleghi.

Ringrazio di cuore tutte le compagne e tutti compagni di cammino. Ringrazio il mio corpo, la sua saggezza e la sua forza per avermi portato fin qui e per tutto quello che ancora accadrà.

Ricomincio da T.R.E.© è il titolo di questo post. Non un numero, ma una sigla, un gioco di parole (giocare è un’altra attività che amo molto). Un acronimo che sta per Tension and Trauma Releasing Exercises cioè Esercizi di Rilascio di Tensioni e Traumi. E’ un metodo che, più di qualsiasi altro abbia sperimentato finora, mi ha dato la presenza e la gioia nel corpo.

Si basa su una serie innovativa di esercizi che aiutano il corpo a rilasciare profondi blocchi muscolari e del sistema nervoso causati da stress, tensione e traumi. Creato da Dr. David Berceli, PhD, T.R.E. attiva in modo sicuro un riflesso naturale di scuotimento o vibrazione che rilascia la tensione muscolare, calmando il sistema nervoso. Quando questo tremore, questo meccanismo di vibrazione muscolare viene attivato in un ambiente sicuro e controllato, il corpo è incoraggiato a tornare in uno stato di equilibrio. La tecnica consiste nel far praticare semplici esercizi fisici per attivare la vibrazione spontanea e naturale del corpo. Ricercatori della facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma hanno dimostrato che il tremore ha anche un effetto benefico sul cervello. I risultati evidenziano come durante il tremore si verifichi un notevole aumento delle onde cerebrali alpha (8-12Hz), quelle onde caratteristiche dello stato di meditazione profonda e del senso di benessere in generale.

Nella mia esperienza personale, il rilascio delle tensioni ha creato naturalmente spazio, fluidità e apertura nel corpo. Questo è già un piacevole risultato che riscontro nelle attività quotidiane così come nella mia danza. L’aspetto ancor più affascinante è che, man mano che le tensioni si sciolgono nel corpo, la mia mente, i miei pensieri si espandono, si ammorbidiscono, lasciando andare giudizi, autoboicottaggi, controllo. La tolleranza verso me stessa e gli altri si espande di pari passo con la stabilità e la presenza nella vita quotidiana. Allargando ancor di più la visione, arriviamo all’aspetto spirituale del corpo, alla capacità di vivere nel qui e ora che solo la consapevolezza di quel che accade nel corpo più dare. Qui si apre un ampio discorso che merita un post a parte più avanti. 

Se ti interessa sperimentare il Metodo T.R.E. puoi vedere qui ciò che è già in programma per i gruppi e chiedere qui per le sessioni individuali. Per approfondire l’argomento puoi consultare i siti Metodo TRE, Metodo TRE in Italia e nel mondo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Grazie a Blake Wheeler per l’immagine

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Spiritualità attraverso il corpo (*)

” Tutte le pratiche spirituali enfatizzano il fatto che per connetterci con la dimensione spirituale di noi stessi dobbiamo vivere nel momento presente.

Se ti è mai capitato di ricevere un buon massaggio, sai di che cosa si tratta. Può darsi che tu sia andato dal tuo/a terapista di massaggi lamentandoti di dolori muscolari e contratture a causa di una settimana molto stressante. Se il massaggio ha rilasciato i muscoli contratti, ha rilasciato anche lo stress che ti attanagliava. Così finalmente hai potuto fare un profondo respiro e sentirti più vivo e molto più presente.  Forse ti dici anche: “Che bello! Sono stato in grado di lasciare andare tutto quello che mi portavo dietro da questa terribile settimana”.

Rilasciando i muscoli contratti, sei stato in grado di rilasciare il passato e arrivare più pienamente nel momento presente.  E questo momento presente sembra più vivo, più rilassato, più sicuro e più confortevole.

Vivere nel momento presente è veramente il luogo più sicuro e più confortevole dove esistere.

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Per esempio, quando vivevo nei territori di guerra, ho sperimentato meno ansia quando rimanevo nel momento presente, anche durante i bombardamenti. Era il terrore del passato e le anticipazioni dell’esperienze di un futuro incontrollabile che mi provocavano ansia. In qualche modo mi sentivo più in controllo quando mi focalizzavo sul momento presente, anche se nulla era cambiato nelle circostanze esterne. Il passato e il futuro mi sembravano completamente fuori dal mio controllo e perciò più terrificanti.

Nel corso dei miei 15 anni di utilizzo del Trauma Realese Process™ in diciannove paesi con migliaia di persone che hanno vissuto gravi traumi, sono stato lentamente e quasi impercettibilmente invitato a vedere come i tremori stessi creavano una maggiore consapevolezza del nostro sé interiore. Questa consapevolezza è intrinsecamente connessa con l’emergenza del nostro sé spirituale, che è il nostro vero sé.

Questo processo di approfondimento della consapevolezza spirituale iniziò a farsi strada al mio interno man mano che le persone condividevano con me le esperienza spirituali che avevano avuto come risultato del permettere al tremore di rilassare il loro corpo.

Come risultato di queste storie, ho iniziato a leggere la letteratura spirituale e a esplorare i percorsi spirituale delle persone dei paesi devastati dalla guerra dove stavo vivendo. Iniziarono ad affiorare tantissimi temi ed idee comuni a tutte le diverse culture e i diversi paesi. Sono riuscito gradualmente a ricostruire le intuizioni accumulate in quelle culture e preservate in una varietà di tradizioni religiose. Riflettendo sulle mie esperienze del Trauma Release Process™ alla luce del mio processo spirituale, tutte queste espressioni delle diverse culture hanno iniziato a formare un quadro unitario.” …. segue

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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(*) Liberamente tradotto da The Revolutionary Trauma Release Process – Transcend your Toughest Times di David Berceli 

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Tornando a Casa

Lo scorso febbraio ho compiuto 60 anni. Da molto tempo penso, immagino, qualcuno dice mi illudo, di vivere fino a 120 anni in splendida forma, più viva e in gamba di quando ne avevo 20 o 30 (*).

Per dirla col sommo poeta, sono quindi nel mezzo del cammin della mia vita. Non mi sento in una selva oscura, né di aver smarrito la diritta via, anche se a volte non è così lineare e luminosa come immagino. Mi sento piuttosto al giro di boa. Il percorso della mia vita sta prendendo la direzione del ritorno a Casa, del ritorno all’Origine, verso quella Luce da qui tutto viene e dove tutto ritorna. Luce, non cenere!

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Quella Luce di cui ognuno di noi porta sulla terra una scintilla, unica e speciale, per lasciarla brillare e illuminare così i giorni propri e quelli altrui, come ci ricordano le candeline del compleanno.

In questi ultimi mesi la consapevolezza di camminare verso il “ritorno a casa” ha dato una nuova luce, è proprio il caso di dirlo, alla mia vita. Ha dato maggiore dignità e valore ai giorni, al tempo, al prendermi cura di me, ad iniziare dal mio corpo, di chi sta intorno a me e di Madre Terra.

Il corpo, compagno di tutta la vita. Il veicolo attraverso il quale sperimentiamo qualsiasi cosa su questa terra, dai piaceri ai dolori, dalle emozioni ai pensieri. Il tempio in cui accadono miracoli ad ogni istante, ad ogni respiro, ad ogni battito del cuore. Una macchina perfetta che fa sempre del suo meglio per mantenerci in vita nel miglior modo possibile con quello che gli diamo da mangiare, bere, respirare. Come sarebbe prendersi veramente cura del proprio corpo? Cosa vuol dire portare attenzione alla qualità del cibo, dell’acqua, dell’aria, e anche del movimento, dei pensieri e delle emozioni  che diamo continuamente in pasto al nostro corpo?

Dalla fine dello scorso dicembre seguo una nutrizione clinica, un regime alimentare che ha completamente cambiato il mio modo di mangiare, di bere e di mantenermi in forma. Più che eliminare quello che mi fa male, do al corpo quello di cui ha bisogno, quello che lo nutre e lo fa stare in forma nel momento in cui ne ha bisogno. E’ un cambio di paradigma che, come spesso accade, ha portato cambiamenti a 360°, è diventato un nuovo modo di fare e soprattutto di essere. Quali sono i pensieri che mi nutrono? Come mi alimentano le persone che frequento, i libri che leggo, i film che vedo? Le azioni che compio sostengono e nutrono me e chi mi sta intorno?

Sento forte la necessità di una revisione individuale e sociale del ruolo delle donne, e degli uomini, della mia età nella società. Come sarebbe trasformare il desiderio dell’eterna giovinezza nella gratitudine per i giorni vissuti; mostrare con dignità ed eleganza i capelli bianchi e i segni del tempo piuttosto che nasconderli con tinte o botulino? Come potrebbe essere una società dove le donne, e gli uomini, più anziani si ergono a testimonianza di armonia e rispetto di se stessi, della vita e del pianeta, dove l’esperienza acquisita negli anni è riconosciuta e messa al servizio della comunità?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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(*) Non che fossi brutta, spenta o poco capace a quell’età. Tutt’altro. Lavoravo nel campo dell’informatica, dove di  donne non c’erano molte, ed ero orgogliosa di essere la più giovane funzionario in azienda. Soprattutto lottavo, anzi militavo per un mondo più giusto e più equo, dalla parità dei sessi e il femminismo alla “lotta di classe” e la sinistra extraparlamentare; frequentavo i gruppi di autocoscienza alla Casa delle Donne, allora in Via del Governo Vecchio, il comitato di quartiere e i collettivi politici dell’area del Manifesto. Ero piena di rabbia e di giudizio verso tutto e tutti quelli che non la pensavano come me/noi, sicura di aver tutta la verità e la ragione dalla mia e dalla nostra parte.

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Occhio aperto e orecchio vigile

Ho avuto modo di raccontare più volte della mia passione per Kandinsky. Nell’introduzione al suo libro Punto, linea, superficie  il padre della pittura astratta scrive: “la scienza dell’arte condurrà a una sintesi completa che, alla fine, si estenderà oltre i confini dell’arte, nel campo dell’ “unità”, dell’ “umano” e del “divino“.

Ecco, le sue opere guidano, accompagnano il mio essere oltre l’arte, in quello spazio di spiritualità dentro e fuori di me, fanno vibrare le corde del mio desiderio di unità, di umano e divino, qui su questa Terra, nella vita di tutti i giorni.

Più avanti, nello stesso libro, Kandinsky afferma: “L’occhio aperto e l’orecchio vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze. Da tutte le parti affluiscono voci e il mondo risuona. Come esploratori che si addentrano in paesi nuovi e sconosciuti, noi facciamo scoperte nel “mondo quotidiano”, e il nostro ambiente, altrimenti muto, comincia a parlare in un linguaggio sempre più chiaro. 

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Così i segni morti diventano simboli viventi, e ciò he è morto diventa vivo.

Naturalmente anche la nostra scienza dell’arte può nascere soltanto se i segni diventano simboli e se l’occhio aperto e l’orecchio vigile rendono possibile il passaggio dal silenzio alla parola.”

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Sul silenzio, la gioia e la condivisione

Sto leggendo IL SILENZIO, un libro di Erling Kagge, norvegese nato a Oslo nel 1963, il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e il primo a raggiungere “i tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell’Everest.

“Che cos’è il silenzio?”, “Dove lo si trova?”, “Perché è più importante che mai?”. Nel libro Kagge dà trentatré risposte a queste domande. Ogni capitolo è semplicemente intitolato “Risposta” e il numero; ogni risposta, ogni capitolo è una porta di accesso diversa al silenzio interiore. Più che far riflettere, il libro quieta la mente e la apre ad una nuova qualità di attenzione a quel che accade.

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Me ne sono accorta oggi, durante la mia passeggiata mattutina nel parco sotto casa con Pablo, il cane di mio figlio in vacanza.  Invece di andare dietro ai mille pensieri quotidiani e camminare col pilota automatico, guardavo con occhi nuovi quello che mi circondava. E ho visto.

Ho visto le rondini svolazzare sul prato in cerca di cibo, ho sentito il loro verso gioioso e ho lasciato che anche la mia mente l’ascoltasse, allargando i pensieri, lasciandoli andare. Mi sono ritrovata d’incanto in un accogliente silenzio interiore, un misto di gioia e stupore, in un tempo senza tempo, in uno stato “inesprimibile”,  “privo di parole” per dirla con Platone e Aristotele, citati dallo stesso Kagge nella Risposta 16. Continuo con la pubblicazione di parti del libro, ieri la Risposta 15, qui di seguito un estratto della 20.

E’ bello poter condividere i momenti di gioia.

Nelle giornate concitate a volte mi manca qualcuno con cui poterlo fare. E’ altrettanto vero, però, che condivisione significa anche interferenza. Quando avevo quasi vent’anni, mi raccontarono una storia sull’eroe di guerra Claus Helberg, diventato poi una guida alpina molto apprezzata. …

Una mattina presto, Helberg doveva guidare un gruppo di escursionisti partendo da un famoso rifugio, la Finsehytta. Era tornata la luce estiva, l’inverno aveva allentato la sua morsa e spuntavano ovunque nuovi colori. Le condizioni del tempo erano magnifiche e lui, prima della gita, consegnò ad ognuno dei partecipanti un biglietto dove c’era scritto: “Si, è davvero fantastico”.

…. Ho spesso ripensato a quell’aneddoto. Helberg, dopo aver trascorso tanti anni in montagna, e dopo violenti scontri con le forze di occupazione, aveva capito fino a che punto le parole possono limitare le esperienze che stiamo facendo. Aveva voluto quindi evitare che gli escursionisti passassero la giornata a dirsi quanto fosse stupenda  invece di concentrarsi su ciò che era stupendo. Le parole possono distruggere l’incanto. Non sono sufficienti. E’ indubbiamente meraviglioso poter condividere esperienze importanti, ma le parole possono anche allontanarcene. A volte mi sono trovato a riflettere sul fatto ce le gioie semplici, come per esempio osservare il muschio sopra un sasso, sono quelle più difficili da descrivere. Helberg voleva che tutti potessero riflettere e ammirare le montagne, il cielo, il muschio e le piante che timide iniziavano a fiorire anche quella primavera.”

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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La foto sopra il titolo è di George Hodan, quella piccola è mia di questa mattina al parco sotto casa, se la ingrandisci riesci a vedere le rondini

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EXPERIENCE FESTIVAL ROMA

EXPERIENCE FESTIVAL ROMA

23, 24 e 25 giugno 2017

Ex Lanificio Luciani in via di Pietralata, 157

Un festival espressivo e visionario, catalizzatore di cambiamento, un momento di condivisione, un arcobaleno di possibilità per nutrire lo spirito e il corpo e per incuriosire la mente: workshop, sessioni individuali, installazione da co-creare sul posto, talks, concerti, danze di artisti e insegnanti  di varie discipline olistiche ed espressive.

Sono felice di contribuire a  questa meravigliosa abbondanza

sabato 24 alle 21 con il talk LASCIATI SPLENDERE e

domenica 25 con PILLOLE di Gioiastica, sessioni individuali per allenarti alla Gioia.

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Allenarsi alla Gioia significa imparare a riconoscere i momenti gioiosi della nostra vita, goderli pienamente e dargli il giusto valore. Significa imparare a scegliere la Gioia, a trovare il cammino interiore per incontrarla, esprimerla, viverla e alimentare un circolo gioioso che dà vita e colore alle nostre giornate. Perché ogni volta che fai qualcosa che ti porta Gioia, crei un mondo dove la Gioia esiste e soprattutto in questo periodo ce n’è più che mai bisogno, per ognuno di noi singolarmente e per il genere umano. E’ un allenamento e come tutti gli allenamenti ha bisogno di attrezzi, di strumenti semplici ed efficaci. Ne abbiamo 4 a disposizione e li useremo tutti e 4 nelle sessioni individuali: Movimento,  Creatività, Introspezione e Gioco.

Ti aspetto DOMENICA 25 dalle 10 alle 13 e dalle 14.00 alle 19.30 per PILLOLE DI GIOIASTICA e SABATO 24 alle 21 per LASCIATI SPLENDERE.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni chiama INFOLINE +39 3201730117  In caso di telefono occupato potete lasciare un SMS e verrete ricontattati al più presto. (ATTENZIONE i posti sono limitati).

Un piccolo grande passo collettivo verso la Gioia di Essere.

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DOBBIAMO SOLTANTO FARE LO SFORZO DI SALIRE LE SCALE

Uno dei primi post di questo sito è stato Osate cambiare prospettiva, un omaggio a Robin Williams e al noto film L’attimo fuggente (Dead Poets Society – 1989). Era un invito a cambiare punto fi vista. Lì infatti il professore saliva in piedi sulla cattedra per ricordare a se stesso di guardare le cose da angolazioni diverse e poi invitava i suoi alunni a sperimentarlo.

Dopo esattamente vent’anni, in un film di tutt’altro genere e spessore, Qualcosa di speciale, il protagonista fa lo stesso invito ai partecipanti ad un suo seminario: guardare le cose da un nuovo punto di vista.

Questa volta si sale addirittura su un grattacielo.

Cosa significa per te salire le scale? Quali sono le tue scale? Quando ti capita di salirle?  Cosa succede, a te e a chi ti sta intorno, quando lo fai?

Un piccolo … gradino verso la Gioia di Essere

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SENECA – Lettera a Lucilio “Origine ed essenza della vera gioia”

Pensi che ti scriva quanto è stato benevolo con noi l’inverno, così mite e breve, quanto sia maligna la primavera, quanto fuori stagione il freddo e altre sciocchezze tipiche di chi non ha argomenti?

Ti scriverò invece, qualcosa che possa essere utile a entrambi. E che altro se non esortarti alla saggezza? Chiedi quale ne sia il fondamento? Non compiacersi delle vanità. Ho detto il fondamento: dovevo dire il culmine. E lo raggiunge chi sa di che cosa gioire, chi non mette la sua felicità nelle mani d’altri; è preoccupato e insicuro l’uomo che si lascia sedurre da una qualche speranza, anche se l’ha a portata di mano, anche se non è difficile a realizzarsi, anche se non è mai stato deluso nelle sue attese.

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Impara innanzi tutto a gioire, Lucillo mio. Pensi davvero che ti voglia privare di molti piaceri perché allontano i beni fortuiti e ritengo che si debba evitare il dolce conforto della speranza? Anzi, al contrario, non voglio che ti manchi mai la gioia. Voglio, però che ti nasca in casa: e nasce, purché scaturisca dall’intimo. Le altre forme di contentezza non riempiono il cuore; rasserenano il volto, ma sono fugaci, a meno che tu non giudichi felice uno che ride: l’animo deve essere allegro e fiducioso ed ergersi al di sopra di tutto.

Credimi, la vera gioia è austera. Oppure ritieni che l’uomo sereno e, come dicono questi sdolcinati, gaio in volto, disprezzi la morte, apra la sua casa alla povertà, tenga a freno i piaceri, si prepari a sopportare i dolori? Chi medita su questi pensieri prova una grande gioia, anche se poco seducente. Questa gioia voglio che tu la possieda: non verrà mai meno, una volta che tu sappia da dove derivi.

I metalli vili si trovano in superficie: i più preziosi sono nascosti, invece, nelle viscere della terra, e procurano un compenso maggiore a chi ha la costanza di scavare. Quei beni di cui si compiace la massa dànno un piacere inconsistente e superficiale: ogni gioia che viene dall’esterno manca di fondamenta: questa, di cui ti parlo e alla quale cerco di condurti, è reale e si spiega più intensamente nell’intimo.

Ti prego, carissimo, fa’ la sola cosa che può renderti felice: distruggi e calpesta questi beni splendidi solo esteriormente, che uno ti promette o che speri da un altro; aspira al vero bene e godi del tuo. Ma che cosa è “il tuo”? Te stesso e la parte migliore di te. Anche il corpo, povera cosa, benché non se ne possa fare a meno, stimalo necessario più che importante; ci procura piaceri vani, di breve durata, di cui necessariamente ci pentiamo e che, se non li frena una grande moderazione, hanno un esito opposto. Questo dico: il piacere sta sul filo, e si muta in dolore se non ha misura; ma è difficile tenere una giusta misura in quello che si crede un bene: solo il desiderio, anche intenso, del vero bene è senza pericoli.

Vuoi sapere che cosa sia il vero bene o da dove venga? Te lo dirò: dalla buona coscienza, dagli onesti propositi, dalle rette azioni, dal disprezzo del caso, dal tranquillo e costante tenore di vita di chi segue sempre lo stesso cammino. Quegli uomini che passano da un proposito all’altro o neppure passano, ma si lasciano portare dal caso, come possono avere sicurezza e stabilità se sono incerti e instabili? Sono pochi quelli che decidono di sé e delle proprie cose a ragion veduta: gli altri, come gli oggetti che galleggiano nei fiumi, non avanzano: vengono trasportati: alcuni sono trattenuti e spostati più lentamente da una corrente più debole, altri trascinati con maggiore violenza, altri deposti vicino alla riva da una corrente meno forte, altri gettati in mare dall’impeto delle acque. Dobbiamo, perciò stabilire che cosa vogliamo e perseverare nei nostri propositi.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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COUNSELING PERIPATETICO IN NATURA

Mi piace andare allo studio a piedi. Mi piace allungare un po’ il percorso e passare per Villa Ada e godere del verde, della natura che si trasforma stagione dopo stagione. Con l’arrivo della primavera poi è una gioia vedere l’apoteosi dei colori, delle forme, delle varietà di alberi e arbusti in fiore. Il verde delle gemme, persino dell’alloro, è un richiamo forte e silenzioso alla vita, è connessione con la Madre Terra, è nutrimento dell’anima.

Un giorno ero talmente piena di bellezza e di stimoli che ho iniziato a chiedermi: come potrebbe essere una seduta di counseling nel verde? Come sarebbe uscire dallo studio e avere la natura come setting dell’incontro? Quale effetto potrebbe avere camminare nel parco invece di stare seduti uno di fronte l’altra?

Ho lasciato maturare queste domande all’interno e nel frattempo ho cercato di documentarmi. Ho scoperto tante cose: l’ecopsicologia, la Green therapy, Ecotherapy o Nature Therapy, un  Centro di Counseling and Nature Teraphy a Austin, negli Stati Uniti e sopratutto Michael Gurian.

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Counselor della coppia e della famiglia, autore di 28 libri tradotti in 22 lingue (ce ne fosse uno in italiano!), filosofo sociale, pioniere nel portare la neuro-biologia e le ricerche sul cervello nelle case, nelle scuole, nelle industrie e nella polizia con progetti pilota, co-fondatore del Gurain Institute, per la formazione di insegnanti e genitori  per l’apprendimento efficace di genere, utilizza il  counseling peripatetico in particolare con i ragazzi. Basato sul modello socratico di insegnare camminando, questo tipo di counseling consente al counselor e al cliente di fare qualcosa di fisico insieme. “Questo è, praticamente parlando, buono per stimolare il sistema limbico e l’elaborazione emotiva nei bambini, in particolari nei maschi. Crea inoltre un’opportunità per gli oggetti e le altre persone, lungo la strada, di svolgere un ruolo utile nel processo di counseling (“Che cosa ti ricorda quel ragazzo là?” “Guarda lei, che cosa pensi stia sentendo adesso?) Infine toglie le sedute dai piccoli spazi e lo immette nel mondo più grande lì fuori.”

E se il  counseling peripatetico fosse utile anche agli adulti?

Pochi giorni fa ho proposto ad una mia cliente di incontrarci a Villa Ada per l’incontro successivo. Siamo verso la fine del nostro percorso insieme e immaginavo avrebbe accolto volentieri la novità. Così è stato infatti. Abbiamo parlato camminando per i sentieri della villa, con la stessa qualità di presenza, intimità e ascolto delle nostre sedute a studio, come se gli alberi fossero i nostri guardiani e le persone che incrociavamo quasi non esistessero. Arrivate al  laghetto ci siamo sedute su una panchina. Stavamo facendo il punto della situazione, ripercorrendo il processo dall’inizio e a un certo punto ha detto: “All’inizio ero come una foglia al vento, fragile in balia delle persone e delle situazioni all’esterno”. Si è fermata un attimo con gli occhi rivolti verso i pini davanti a noi e lo sguardo interiore forse ancora nei ricordi di com’era e poi ha aggiunto: “Ora sono più stabile … come quel pino. Certo le mie radici non vanno ancora molto in profondità, ma ci sono. Le sento e mi sento salda.”

Avrebbe usato la metafora della foglia e del pino se non li avesse avuti davanti agli occhi per tutto il tempo dell’incontro? Avrebbe avuto la stessa chiarezza di visione se  fossimo state in studio?  Vedere davanti a lei la stabilità dell’albero l’ha aiutata a diventare consapevole del suo radicamento? Forse.

Di fatto questo è ciò che è accaduto al parco. ed è l’inizio per me del Counseling Peripatetico, tempo e clienti permettendo.

E a maggio ci sarà un’intera domenica di movimento e scrittura a Villa Ada. Ma di questo ne parleremo più avanti. Stay tuned!!

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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