Categoria: Prospettiva G

21 parole per il 2021 | creatività

La 21esima e ultima nostra parola non poteva che essere CREATIVITA’, la capacità innata in ogni essere umano di creare qualcosa di nuovo da elementi esistenti, un’abilità divina oserei dire perché ci rende creatori, creatrici.

La parola creatività deriva dalla radice sanscrita kar- = fare, generare, fabbricare, (kar-tr il creatore cioè “colui che fa dal nulla”) e dalla base indoeuropea ar che indica l’intenzione di far combaciare le parti, mettere insieme in modo opportuno. Ritroviamo la stessa radice sanscrita kar nel greco κραίνω (kraino) fare, compiere, realizzare e nel latino crĕare.

Capita spesso di pensare che la creatività sia ad esclusivo appannaggio degli artisti o dei cosiddetti creativi, designer, pubblicitari, creatori di videogiochi. In realtà è una capacità innata dell’essere umano.

Se, come ci indica l’origine della parola, la creatività è il generare con l’intenzione di mettere insieme parti in modo opportuno, ognuno di noi pratica la creatività molto più spesso di quanto pensi.

Quando decidiamo di fare una strada diversa dal solito per tornare a casa, quando facciamo una cosa per la prima volta, quando cerchiamo nuove soluzioni a problemi personali, quando prepariamo la cena con quello che c’è in frigo perché non abbiamo avuto tempo di fare la spesa, ogni volta che facciamo una di queste cose, e molte altre ancora, stiamo dando spazio al nostro naturale impulso creativo.

E’ diverso dall’immaginazione, di cui ci siamo occupati lo scorso 31 marzo.

Un aspetto fondamentale della creatività è il cambiamento che essa genera sempre sia nella persona che la pratica sia in chi usufruisce del frutto della creatività.

Bruno Munari affermava “Una persona senza creatività è una persona incompleta. Una persona creativa prende e dà continuamente cultura alla comunità, cresce con la comunità.” Per questo Albert Einstein esortava “La creatività è contagiosa. Trasmettila”.

Suggerimenti per il corpo

Come puoi praticare la creatività relativamente al corpo oggi?
Lascia libero il tuo naturale spirito creativo, senza giudizio e senza aspettativa.

Come sarebbe se ti vestissi in modo diverso dal solito, osando colori o abbinamenti nuovi?
E aprire il frigo e creare la tua colazione, il tuo pasto con elementi e alimenti che di solito non mangi?
E se mettessi una musica e danzassi senza alcuno schema?
Hai mai provato a camminare all’indietro per andare da una stanza all’altra?E se andassi su Youtube alla scoperta di una nuova arte di movimento da praticare oggi?

Concludiamo così questo secondo ciclo delle 21 parole.Le riprenderemo con la prossima luna nuova il 12 aprile. Da qui a lì buone giornate

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21 parole per il 2021 | morte

“Nella nostra epoca – cosiddetta civile – manca la cultura della Morte, che è solo un momento di passaggio verso uno straordinario meglio che noi non possiamo nemmeno immaginare perché siamo limitati dal gioco di ruolo che stiamo vivendo qui.” ha scritto lo scorso settembre Maria Fida Moro in una lettera aperta sull’allerta Covid .

Non so cosa ci sia dopo la Morte, non so se si riparta dal via, dopo aver pagato pegno, come nel gioco dell’oca. Il punto non è cosa accade dopo la Morte.

Il punto è la mancanza della cultura della Morte. Mancanza che svilisce la Vita.

Nella nostra società si sbattono in prima pagina immagini di morti, in mare, in guerra, negli attentati, negli ospedali … ma della morte, di sorella Morte, come la chiamava San Francesco, non se ne parla mai. E’ un tabù. Al solo sentirne parlare si crea una sorte di esorcismo, di scaramanzia, di negazione, di evitamento. Come Woody Allen che ebbe a dire “Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà

Accecati dal mito dell’eterna giovinezza, facciamo di tutto per ricacciare la Morte più in là possibile. Si vede nelle piccole cose come in quelle grandi, dalla tinta che copre i primi capelli bianchi ai botulini e la chirurgia estetica, dall’assicurazione per ogni piccolo possibile incidente al prolungare la vita ad ogni costo con accanimenti terapeutici che tolgono dignità al malato.

Eppure la Morte fa parte del ciclo della Vita, tanto quanto la Nascita, la gioventù, l’età adulta, l’invecchiamento.

Eppure, per dirla con Totò, la morte è ‘na livella per tutti gli esseri viventi su questo pianeta da sempre.


Eppure, come dice Frank Ostaseski che da decenni si occupa di assistenza in fin di vita, «la morte è molto più di un evento medico. È un tempo di crescita, un processo di trasformazione che ci apre alle più profonde dimensioni della nostra umanità. La morte risveglia la presenza, cioè un’intimità con noi stessi e con tutto ciò che è vivo». Credo sia stata proprio questa l’esperienza di una mia giovane amica, al cui funerale ho preso parte ieri.

Non la sentivo da mesi e non sapevo che la sua salute fosse stata di nuovo seriamente minata. Era una persona cara, la notizia del suo decesso è stata un fulmine a ciel sereno, lasciandomi senza parole e con un profondo dispiacere. Eppure nel tragitto verso la chiesa qualcosa è cambiato. Mi sono sorpresa a pensarla con gratitudine, verso la vita che ci aveva fatto incontrare, verso di lei e i bei momenti di danza e condivisione vissuti insieme, verso quella trasformazione intima e profonda, quella grande luce interiore cui la malattia l’aveva portata. Non posso dire che la gratitudine abbia scalzato il dispiacere. Se penso di non poterla più abbracciare quasi mi si ferma il cuore. Eppure i piccoli passi di vita e di danza che abbiamo condiviso, quella luce che ha lasciato in me e in molti che l’hanno conosciuta sono una dolce carezza, un balsamo per l’animo mesto.

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.” scriveva Khalil Gibran

Mio padre è morto nell’agosto del 2019. Avrebbe compiuto novant’anni qualche mese dopo. Se n’è andato serenamente, sostenuto dalla sua fede e soprattutto dalla consapevolezza di aver speso bene la sua vita, di aver seguito e perseguito il suo compito su questa terra, anche quando è stato difficile e doloroso, anche quando è stato giudicato pazzo da molti. Proprio per questo il suo funerale è stato un inno alla vita, è stata la celebrazione di una vita piena, ricca, coerente, coraggiosa. Ci sono state lacrime, naturalmente. Il distacco è umanamente doloroso. Mentre accompagnavo il feretro a Prima Porta per la cremazione, mi sono sorpresa a pensare che mi piacerebbe morire così. Perdiamo molto della Vita a evitare di parlare della Morte, a temerla piuttosto che considerarla un evento naturale.

Nella Nuova Umanità abbiamo bisogno di creare la cultura della Morte, di riportarla al suo posto nella Vita.


L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch è un bellissimo albo illustrato sul tema. Prenditi dieci minuti per godertelo sia per le immagini e che per il testo.

Suggerimenti per il corpo

L’altro giorno una persona mi raccontava che si stava rendendo conto di vivere talmente tanto nei suoi pensieri e nella sua testa che il resto del corpo non lo sentiva più, non lo percepiva più. In un certo senza era come se il suo corpo fosse morto per lei, fosse semplicemente un supporto per tenere la testa “pensante”.

Come risuonano queste parole dentro di te? Come senti il tuo corpo? E’ vivo? Senti l’energia vitale scorrere in esso?

Oggi stai in compagnia della forza vitale del tuo corpo. Osserva se ci sono delle parti dove non ce n’è, quelle zone che non senti, dove porti raramente l’attenzione. Se ne trovi stai particolarmente in loro compagnia, accarezzale, massaggiale, prenditene cura.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21 parole per il 2021 | Kairos

Fino a che la pandemia non ci ha costretto a fermarci conducevamo una vita accelerata, una corsa continua contro il tempo, sempre con un occhio all’orologio. Cronos era la nostra divinità a cui sacrificavamo le nostre relazioni, in primis quella con noi stessi, e poi quella con gli altri, la natura e così via. Molti non vedono l’ra di tornare alla “normalità” di quel ritmo.

Ed ecco allora la necessità di Kairos, la 19esima delle  21 parole per il 2021.  Insieme alle sanscrite Mudita e Dharma, Kairos, parola greca, è la terza non italiana, 

Ma cos’è Kairos? Di cosa si tratta?

Gli antichi greci avevano quattro parole per indicare il tempo:
χρόνος (chronos), Il tempo logico, sequenziale, misurabile, quantitativo. Chronos era considerato la divinità del tempo per eccellenza
καιρός (kairos), il tempo giusto e opportuno, qualitativo, Kairos era una divinità semi-sconosciuta,
αἰών (Aion) il tempo eterno, da cui viene la parola italiana eoni. Aion era una divinità primordiale
ἐνιαυτός (Eniautos) un anno di tempo, un ciclo intero di stagioni

Così come gli antichi greci abbiamo fatto di Cronos la nostra divinità del tempo per eccellenza, la nostra bussola, tanto da far diventare il tempo denaro. Avendo dimenticato Kairos abbiamo difficoltà ad integrare il tempo esterno con il nostro personale e unico tempo interno e questo crea ansia, disagio, spaesamento. 
Spesso fermarsi a contemplare, a riflettere, a non fare nulla, a stare in silenzio con qualcuno … è considerato una perdita di tempo, “con tutto quello che c’è da fare!”. Eppure, soprattutto ora, abbiamo bisogno di tempo di qualità, con noi stessi e con gli altri.

Kairòs è raffigurato come un giovane con le ali sulla schiena e ai piedi. Regge una bilancia che egli stesso con un dito disequilibra, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca rasata, a indicare la difficoltà ad afferrarlo. Kairòs è il tempo nuovo che dona qualità a Chronos, è un tempo non vuoto, un’opportunità.

Nel il Sacro Computo del tempo dei Maya il Tempo è Arte. Qui si aprirebbe un tema complesso. Se ti interessa puoi leggerne di più anche qui.

Suggerimenti per il corpo

Creati oggi uno spazio-tempo da dedicare al corpo. Potresti riempire la tua vasca da bagno, accendere delle candele, aggiungere qualche sale da bagno o qualche goccia di olio essenziale (lavanda, mandarino, camomilla) e immergerti nell’acqua calda per tutto il tempo che ti da piacere. Stai con le sensazioni del tuo corpo, senza fretta, senza giudizio, senza orologio. Per il tempo giusto, per il tempo che ci vuole.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21 parole per il 2021 | gioco

II bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé, scrive Pablo Neruda. Ma cos’è il gioco? 

La parola gioco deriva dal latino iocus, in origine “gioco di parole”, “scherzo”, facezia arguta o volgare, che al plurale indica spesso i giochi amorosi, il corteggiamento disimpegnato, i componimenti letterari a sfondo erotico. Diverso da ludusche indica piuttosto il gioco d’azione. 
L’etimologia greca della parola gioco è paignion che ha la medesima radice di pais, “bambino”, di paizein (che significa “giocare”, ma anche danzare, suonare, fare l’amore), e infine di paideia, “educazione” e cultura nel senso più nobile e completo del termine. 

Il gioco si basa su un’unione inscindibile tra leggerezza e serietà. Infatti, pur essendo espressione della massima libertà, il gioco richiede il rispetto delle regole su cui è fondato, regole senza le quali il gioco non solo non funzionerebbe, ma non esisterebbe. Per questo giocare è fondamentale e formativo direi fin dalla nascita. 

Secondo Maria Montessori, educatrice nota per il metodo educativo che prende il suo nome, il gioco è importante perché:

  • È volontario, propositivo e spontaneo
  • Viene stimolata la creatività attraverso capacità di problem solving, competenze linguistiche e abilità fisiche
  • Aiuta la formazione di nuove idee
  • Aiuta l’adattamento sociale del bambino
  • Aiuta a contrastare eventuali problemi emotivi

Ma se il gioco è un modo per apprendere e sviluppare capacità creative perché non può essere benefico anche per gli adulti? Il gioco è la porta verso la vitalità. Per sua natura è unico e intrinsecamente gratificante. Esso genera ottimismo, porta novità, aiuta il sistema immunitario, favorisce l’empatia e promuove un senso di appartenenza e di comunità. Giocare migliora anche le relazioni. Lasciar correre l’l’immaginazione e la fantasia, attraverso il gioco -specialmente se condiviso- produce un clima in cui è più facile trovare interconnessioni umane, approfondire i rapporti interpersonali e viverli in maniera più gratificante.

Secondo Charles E. Schaefer, che nel 1982 fondò insieme a K. O’ Connor l’Associazione Play Therapy : “Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo”.
Catherine Fenwick, autrice, terapeuta e ideatrice di Healing with Humor scrive: “Il tuo corpo non può guarire senza giocare. La tua mente non può guarire senza ridere. La tua anima non può guarire senza gioia”.  Quasi duemila anni prima Lau Tzu sosteneva che il gioco è la medicina più grande”.

Suggerimenti sul corpo

Ti ricordi il gioco della campana? Disegnalo dove sei, anche sul pavimento del tuo soggiorno, e gioca. Se preferisci, scegli qualche altro gioco, qualcosa che faccia divertire anche il tuo corpo.

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21 parole per il 2021 | Madre Terra


Il nostro viaggio nelle 21 parole per il 2021 continua con questa parola immensa. Più che una parola, due per la verità, si tratta di un Essere vivente, di una grande Madre come la descrive meravigliosamente Gibran in questa poesia. Eccola per te, il primo dei tre doni di oggi, una sorta di sorprese nell’uovo di Pasqua!

Poesia

La terra vi concede generosamente i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvi le mani.

E scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati.

Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia, renderà gli uni avidi e gli altri affamati.

Quando voi, lavoratori del mare dei campi e delle vigne, incontrate sulle piazze del mercato i tessitori e i vasai e gli speziali, invocate lo spirito supremo della terra affinché scenda in mezzo a voi a santificare le bilance e il calcolo, affinché il valore corrisponda a valore.

E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica. A tali uomini direte: «Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti nel mare. La terra e il mare saranno con voi generosi quanto con noi».

E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto, comprate pure i loro doni

Anch’essi sono raccoglitori di incenso e di frutti, e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni, distillano ornamento e cibo all’anima vostra.

E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno vada via a mani vuote.

Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento sino a quando il bisogno dell’ultimo di voi non sarà appagato.

Voce

Il secondo dono è la voce di Madre Terra. L’hai mai sentita? Alza il volume, premi su Play, chiudi gli occhi e ascolta. Senti anche cosa accade in te, nel tuo corpo mentre ascolti.

Vibra, vero? Anche dentro, profondamente dentro di noi.

Noosfera

Il terzo dono è l’unione di Madre Terra e della nuova Umanità: la noosfera. “Nella teoria originale di Vladimir Ivanovič Vernadskij, la noosfera è la terza fase dello sviluppo della Terra, successiva alla geosfera (materia inanimata) e alla biosfera (vita biologica). Così come la nascita della vita ha trasformato in maniera significativa la geosfera, così la nascita della conoscenza ha trasformato radicalmente la biosfera. Per Pierre Teilhard de Chardin, la noosfera è una specie di “coscienza collettiva” degli esseri umani che scaturisce dall’interazione fra le menti umane. La noosfera si è sviluppata con l’organizzazione e l’interazione degli esseri umani a mano a mano che essi hanno popolato la Terra. Più l’umanità si organizza in forma di reti sociali complesse, più la noosfera acquisisce consapevolezza. “Puoi vedere qui un video di Mauro Scardovelli in proposito, dove inserisce anche il termine pneumosfera che può essere intesa come la massima espressione della nooosfera.

Cosa suscita in te il concetto di noosfera? Ne avevi già sentito parlare? Hai la sensazione che ci stiamo avvicinando o allontanando?

Suggerimenti per il corpo

Una cosa che puoi fare oggi è “toccare” Madre Terra. Con le mani, meglio ancora con i piedi che qualcuno non a caso chiama “le mani che toccano la terra”. Togliti le scarpe e cammina a piedi nudi sul prato.

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21 parole per il 2021 | bellezza

Qualche anno fa una mia conoscente aveva sul suo frigo un post-it che recitava “La bellezza salva chi la pratica”.

Noi oggi seguiremo il suo consiglio: praticheremo la bellezza, piuttosto praticheremo il VEDERE la bellezza in ciò che ci circonda e ciò che ci accade.
Queste giornate di magnificenza primaverile ci facilitano il compito, i tralci di glicini che profumano l’aria e impreziosiscono muri, pergolati, recinti, i rami dell’albero di Giuda così carichi di fiori rosa porpora da creare sotto di sé un tappeto colorato e vivo, i papaveri che già rallegrano i prati e i lati delle strade anche in città. Un tripudio di forme colori e profumi della natura che si risveglia e ci invita a risvegliare anche i nostri sensi, la nostra vita, i nostri pensieri. Ci invita a scollarci via il buoi dell’inverno e ad andare verso la luce.

In tutto ciò che ci circonda, in tutto ciò che ci accade POSSIAMO vedere bellezza. Possiamo, sta a noi scegliere di farlo. Semir Zeki, neurobiologo dell’University College di Londra, in uno studio del 2011 scoprì che la bellezza è tutta negli occhi di chi guarda e il nostro cervello possiede un concetto astratto del bello.Quando i partecipanti dell’esperimento erano di fronte a un’opera giudicata bella, si accendeva sempre la corteccia cerebrale orbito-frontale (oltre alla corteccia visiva o uditiva, a seconda che l’opera fosse pittorica o musicale); se l’opera era “brutta”, non si rilevava invece un’attività cerebrale più spiccata in nessuna area specifica. Scoprì inoltre un altro dato interessante: anche il nucleo caudato, una zona molto profonda del cervello, si attivava di più di fronte a opere belle. E questo nucleo è attivato anche dall’amore romantico, a indicare una sorta di correlazione su basi neurali fra bellezza e amore, guarda caso. Ecco perché, tornando alla mia amica, la bellezza salva chi la pratica.

Come si fa a vedere la bellezza? Potrebbe essere utile avere Alessandro D’Avenia come amico o vicino di casa; egli dice di sè “Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto. Per questo sono al mondo.” 

Meglio essere indipendenti e lasciarsi ispirare da queste parole di Oscar Wilde “Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.”

Spesso ci ritroviamo a “guardare” – la televisione, un film, un panorama, una persona – e a non a “vederli”. E’ interessante leggere cosa riporta Treccani Magazine a proposito del guardare o vedere: “l’intenzionalità del guardare non comporta per forza la capacità o il risultato del vedere. Il vedere implica, infatti, la realizzazione precisa di una percezione di stimoli esterni. Posso dire, perciò: Ho guardato dappertutto, ma non ho visto niente di strano; ma non *ho visto dappertutto, ma non ho guardato niente di strano.

Quindi possiamo dire che la bellezza è negli occhi di chi guarda con l’intenzione di vederla. Ma come possiamo vedere la bellezza in questi tempi bui? La risposta ci viene da Alda Merini. “La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra e della luce che ne è venuta fuori“. Ecco che la pratica della bellezza ci può essere molto d’aiuto. Disveliamo le tenebre che sembrano afferrarci e scopriamo la luce e la bellezza che ne viene fuori.

Suggerimenti per il corpo

Oggi lascia che il corpo annusi l’aria, che segua i profumi dei fiori, che li tocchi, li veda, ci stia a contatto con tutti i sensi, anche con il gusto.
Esistono tantissimi fiori commestibili oltre quelli che già mangiamo normalmente come carciofi, broccoli, cavolfiori. Sono eduli i fiori di: achillea, aglio selvatico, arancio, basilico, borragine, calendula, camomilla, caprifoglio, carota, centaurea, crisantemo, dente di leone, dalia, erba cipollina, fiordaliso, garofano, gelsomino, geranio, girasole, iris, lavanda, lillà, magnolia, malva, margherita, menta, mirto, nasturzio, papavero, passiflora, pesco, primula, robinia, rosa, rosmarino, rucola, salvia, sambuco, senape, tiglio, trifoglio, tulipano, viola del pensiero, zucca, zucchina.
Puoi aggiungere qualcuno di questi fiori nella tua insalata oggi. E se, per qualche motivo non puoi procurartene, fai che il tuo cibo oggi sia anche bello oltre che buono, divertiti a “impattare”, termine molto di moda ormai, il tuo pasto. Lascia che la bellezza sia il tuo aperitivo.
E … buon appetito!

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21 parole per il 2021 | gentilezza

Marco Aurelio, imperatore romano dal 161 al 180 d. C., fu un cultore dell’umanità come espressione di bontà, benevolenza, rispetto, forza interiore e, appunto, gentilezza, la “più grande delizia dell’umanità” secondo lui.

Col Cristianesimo la gentilezza assunze più un significato di carità. Durante il Medioevo il cavaliere è il gentile per eccellenza, dando alla parola sia una valenza spirituale-religiosa che laica nel senso di bontà d’animo, buona educazione, valore militare e amore.

Molti secoli più avanti Jean Jacques Rousseau poneva questa domanda “Quale saggezza puoi trovare che sia più grande della gentilezza?” Qualche tempo dopo Goethe affermava: “La gentilezza è la catena forte che tiene uniti gli esseri umani.”

Ai giorni nostri non si può certo dire che la gentilezza sia “una delizia” diffusa. I toni e le parole dei mass media e della politica sono per la maggior parte tutt’altro che gentili, così come accade spesso anche nei mezzi pubblici o nel traffico. 

Molto meno rumorosa e lontana dai riflettori esiste un’altra Italia, quella per esempio dei “muri della gentilezza” e dei sospesi. Cosa sono? I primi, sono muri che invece di dividere uniscono, ci si appendono abiti non più utilizzati da lasciare a chi ne bisogno, per permettergli di affrontare l’inverno in condizioni migliori. Nata a Napoli l’usanza del caffè sospeso (cioè lasciato pagato per chi ne ha bisogno o semplicemente per un futuro avventore) si è ormai diffusa in tutta Italia e in altri campi. Si possono ormai trovare sospesi gelato, giornale, pizza persino la cena.

A proposito di cena e di gentilezza, guarda questo delizioso cartone animato e poi vai sotto il video per il Suggerimenti per il corpo.

Suggerimenti per il corpo

Ieri abbiamo provato gratitudine verso il nostro corpo, oggi possiamo dimostrare la gratitudine con un atto di gentilezza verso di esso. Potrebbe essere un maggio riposo o dei respiri più lunghi e profondi o una bella passeggiata. Insomma fai un’azione gentile al tuo corpo. E’ come se lo facessi, anzi lo fai a te!

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21 parole per il 2021 | gratitudine

Considero la gratitudine radice e linfa vitale di un’esistenza serena e ricca.
Cosa intendo per gratitudine? Il riconoscere e l’apprezzare ciò che c’è, come dice R.W. EmersonColtiva l’abitudine di essere grato per ogni cosa buona che ti arriva, e ringraziare continuamente. E siccome ogni cosa ha contribuito al tuo avanzamento, dovresti includere nella gratitudine tutte le cose.”.

Ti è mai successo che ciò che sul momento sembrava un evento terribile, e che avresti voluto evitare, si sia rivelato col tempo una vera benedizione di cui essere profondamente grato/a. 

Anche in questo periodo difficile che stiamo vivendo? Si, anche in questo periodo.
Anche con mascherine, restrizioni e distanziamenti sociali? Si, anche con mascherine, restrizioni e distanziamento sociale
Di che cosa dovremmo essere grati ora, con tutto quello che sta succedendo e che sembra peggiorare giorno per giorno?

Prova a rispondere tu a questa domanda, magari lasciandoti ispirare da queste parole di Melody Beattie La gratitudine spiega il nostro passato, porta pace al presente e crea una visione per il domani.” Possiamo scegliere come vedere e vivere le gravità della situazione.

Suggerimenti per il corpo

Fermati qualche momento a sentire tutto ciò che sta accadendo nel tuo corpo.
Il diaframma si alza e si abbassa in modo che i polmoni possano espirare ed inspirare,
il cuore batte dalle 60 alle 100 al minuto pompando il sangue in tutto il corpo e mandando informazioni al sistema nervoso su una quantità di sensazioni
il sistema digerente sta trasformando e metabolizzando il tuo ultimo pasto
la retina invia al cervello le immagini permettendoti di leggere queste parole
le orecchie stanno ascoltando i suoni intorno
i muscoli, le ghiandole, il tessuto connettivo ……..
Come puoi non essere grato per questa meravigliosa e miracolosa casa che fa sempre del suo meglio per mantenerti in salute con il nutrimento che gli dai?
Quale azione puoi fare per dimostrare gratitudine al tuo corpo

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21 parole per il 2021 | immaginazione

Immaginazione viene dal greco antico: εἰκασία eikasia che per Platone “non ha il significato di fantasia ma quello di saper cogliere le immagini percepite come verità inferiori a quelle sensibili ma che tuttavia sono nell’ambito della conoscenza” 
Immaginare dal latino imaginare da imago Configurare immagini nella propria mente, ideare, fingere, supporre.

Sul web si trova anche un’etimologia fantasiosa: IN ME MAGO AGERE, cioè “in me esiste un mago che agisce”. In questa suggestiva etimologia c’è qualcosa di vero confermato anche dalla biologia che spiega così la più classica delle trasformazioni quella del bruco in crisalide e poi in farfalla.

All’interno delle cellule del tessuto dei bruchi ci sono gruppi di cellule chiamate cellule o dischi immaginali, Durante lo stadio larvale (quella del bruco), le cellule del disco appaiono indifferenziate, ma il loro sviluppo nell’adulto è già determinato e inizia a manifestarsi nella stadio di pupa (crisalide). In questa fase molte strutture larvali muoiono e le strutture adulte, compresi i dischi, subiscono un rapido sviluppo. Ogni disco si inverte e si allunga, con la parte centrale del disco che, unendosi ad altre cellule, diventa l’ala, la gamba, l’antenna ecc.

Al momento giusto le cellule immaginali ricordano quindi il loro destino trasformandosi profondamente per realizzare la loro missione: contribuire all’incredibile nascita di una farfalla.

Anche noi come esseri umani possiamo realizzare qualcosa solo se prima l’abbiamo immaginata. Qualsiasi progetto, opera, realizzazione nasce da un atto di immaginazione, da una visione. “Non si fa niente che prima non venga immaginato.” scrive George Lucas, regista e produttore cinematografico americano, creatore delle saghe cinematografiche di Guerre Stellare e Indiana Jones.

Talvolta, tra gli adulti l’immaginazione viene anche vista negativamente: in realtà può risultare problematica solo se usata per fuggire dai problemi e vivere fuori dalla realtà piuttosto che come potente strumento di creazione e di adattamento alla realtà stessa. Le ultime scoperte nel campo delle neuroscienze dimostrano che il nostro potere mentale di immaginazione è straordinario.

Lo sanno bene gli atleti. In psicologia dello sport la visualizzazione o imagery è considerata una potente tecnica trasversale: si può mettere in pratica in diversi momenti (dalla definizione obiettivi alla regolazione dello stress) e porta benefici da molti punti di vista.

Insomma la nostra capacità di immaginare gioca un ruolo fondamentale nella creazione del futuro. Questo è il motivo per cui IMMAGINAZIONE è fra le 21 parole per il 2021. E’ il momento di attivarsi. “Gruppi di cellule immaginali si stanno raggruppando ovunque; cominciamo a riconoscerci l’un l’altro; stiamo sviluppando gli strumenti organizzativi per aumentare il livello di coscienza, in modo che si manifesti il prossimo stadio della nostra società umana, per realizzare una nuova società che sia paragonabile a quella attuale come una farfalla a un bruco. Una nuova dimensione della vita, una società più compassionevole e giusta, un’umanità con radici di felicità e comprensione reciproca. Siamo cellule fantasiose; connettiamoci con gli altri e insieme costruiamo un’Alleanza per una Nuova Umanità.”

Suggerimenti per il corpo

Fai una scansione del tuo corpo. Dove sono le tue cellule immaginali? Nel cuore, nel cervello, nelle mani, nelle braccia? Dove sono?
Se non le trovi, immagina che ci siano. In che fase sono? Sono in fase larvale? Si stanno trasformando? Cosa sono destinate a diventare?
Ascoltale, stai in loro compagnia, svegliale, attivale, nutrile, falle splendere

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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21 parole per il 2021 | fragilità

Nutriti ben bene dalle ultime parole possiamo rivolgere lo sguardo a una nuova parola: fragilità.

Nel dizionario analogico la parola fragile si svincola dalla gabbia della negatività che di solito la avvolge per diventare anche qualcos’altro: delicato,  vulnerabile, sensibile, ipersensibile.

Ed è proprio questo il senso che mi sembra più adatto per la nuova Umanità, per il 2021 perché, citando Simone Weil, “è importante riconoscere e mostrare come nella fragilità stia la forza intrinseca della vita umana“. Infatti  “la fragilità fa parte della vita, ne è una delle strutture portanti (…) ne è una condizione normale” (Eugenio Borgna).

Tendiamo però a nascondere agli altri, e spesso anche a noi stessi, le nostre fragilità. Dobbiamo essere tutti forti, invincibili, tutti di un pezzo, tanti super-eroi. Mi viene in mente la canzone di Cremonnii:

Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?
Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori
Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi
Nessuno vuole essere Robin

Ma, come scrive Alessandro D’Avenia: “L’arte da imparare in questa vita non è quella di essere invincibili e perfetti, ma quella di saper essere come si è, invincibilmente fragili e imperfetti.

Ricordi? Abbiamo incontrato l’imperfezionistadue parole fa.

Suggerimenti per il corpo

Quali sono le fragilità del tuo corpo?
Le vedi?
Te ne prendi cura?
Come?
Se c’è qualcosa nel tuo corpo che è fragile o che temi sia fragile prenditene cura oggi, ascoltala, senti qual è il suo messaggio.
E se fosse proprio lì nascosto un dono per te?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere


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