Categoria: Gratitudine

21 parole per il 2021

Ci incontriamo il 21 marzo mattina per giocare a Villa Ada (Roma) con le 21 parole per il 2021, ognuno con la propria parola e tutti quanti insieme. Porta con te qualcosa per stare sedut@ comodamente sul prato, una penna e una bella dose di curiosità. La partecipazione è a offerta libera. Info e prenotazione qui

Perché 21 parole per il 2021?


Umanamente ed emotivamente, nell’ultimo anno, più della pandemia sta mietendo vittime l’Infodemia, la quantità di informazioni, spesso contraddittorie e fuorvianti, emesse dai media a tutte le ore, con modalità e termini da “bollettino di guerra” più che di semplice informativa o, meglio ancora, di educazione alla prevenzione e al rafforzamento del sistema immunitario.

Qual è lo scopo del tipo di linguaggio che usa la maggior parte dei media?
Quale impatto ha sulle persone? 
Quale altro linguaggio può sostenere la presa di consapevolezza in noi? 
Quali parole possono aiutare la nascita della nuova umanità che sta emergendo, a parere di molti, me compresa?  

Sentivo e sento l’esigenza di un linguaggio nuovo, di riportare valore a parole logorate da un uso eccessivo e strumentale, di trovare parole nuove, inventarle, prenderle a prestito da altre lingue, magari quelle antiche, invece dell’imperversante inglese. L’estate scorsa ho condotto un’indagine fra amici, conoscenti, seguaci della pagina Facebook e iscritti alla newsletter da cui sono emerse una lista di parole che ho poi integrato e studiato. Hu pubblicato poi le 21 parole finali a cadenza più o meno regolare su questo sito, sulla pagina facebook e sul mio profilo instagram da luglio 2020 a febbraio 2021.

E’ arrivato il momento di giocarci
dal vivo e in natura per:

vagabondare nella bellezza del linguaggio
riconoscere il potere parole
creare uno spazio e un tempo di ludica contemplazione
stimolare il pensiero
contribuire al linguaggio della nuova umanità
ritrovare fiducia nell’essere umano
accogliere e integrare le emozioni
dare spazio alla propria umanità
ispirarci a vicenda
restare uniti
ritornare al centro di sè
abitare la propria unicità
nutrire il proprio Essere
stare con ciò che c’è
aiutarci a scoprire il senso di ciò che accade
mantenerci saldi nel caos
onorare la Vita che rinasce e gioire di essere vivi
ridare dignità alla morte
riconnetterci con i cicli della natura
percepire l’interconnessione fra ciò che è dentro e ciò che è fuori di noi
praticare la gratitudine

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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14. Gratitudine | 21 parole per la nuova Umanità

Ed eccoci arrivati alla Gratitudine, la madre di tutte le virtù, come insegna Cicerone. Iniziamo, come sempre, l’incontro, l’esperienza e lo studio della parola nuova con il suo significato tratto dal sito della Treccani online.

Significato

gratitùdine s. f. – Sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene, ricordo del beneficio ricevuto e desiderio di poterlo ricambiare (è sinon. di riconoscenza, ma può indicare un sentimento più intimo e cordiale)

Origine

gratitudine bass.lat. GRATITUDINEM da GRATUS, grato, nel senso di riconoscenteMemoria di un beneficio ricevuto e prontezza a dimostrarlo.
grato lat. GRATUS, parallelo al greco CHAR-TOS piacevole, giocondo dalla radice GHAR -HARR, che appare nel sanscrito hàryå-mi amo, desidero, mi diletto hariatâ caro – il greco chaìrô mi rallegro chaìr-à gioia chàr-itos tutto ciò che eccita gioia, piacere, grazia, beneficio, ricompensa, gratitudine

Sulla parola

Considero la gratitudine radice e linfa vitale di un’esistenza serena e ricca. Cosa intendo per gratitudine? Il riconoscere e l’apprezzare ciò che per noi ha valore, ha significato, può essere riferito ad una persona, un accadimento, la terra, il mare, il proprio corpo, la vita, ciò che ci sta intorno. Tutto in realtà, come dice R.W. Emerson Coltiva l’abitudine di essere grato per ogni cosa buona che ti arriva, e ringraziare continuamente. E siccome ogni cosa ha contribuito al tuo avanzamento, dovresti includere nella gratitudine tutte le cose.”. Credo sia accaduto anche a te che ciò che sul momento sembrava un evento terribile che avresti voluto evitare, si sia rivelato col tempo una vera benedizione di cui essere profondamente grato/a.

Anche in questo periodo difficile che stiamo vivendo? Si, anche in questo periodo.
Anche con mascherine, restrizioni e distanziamenti sociali? Si, anche con mascherine, restrizioni e distanziamento sociale
Di che cosa dovremmo essere grati ora, con tutto quello che sta succedendo e che sembra peggiorare giorno per giorno? Prova a rispondere tu a questa domanda, magari lasciandoti ispirare da queste parole di Melody Beattie La gratitudine spiega il nostro passato, porta pace al presente e crea una visione per il domani.” Possiamo scegliere come vedere e vivere le gravità della situazione.

Quando il sentimento di gratitudine anima il nostro Essere, le giornate diventano più leggere, un senso di abbondanza e di serenità emana dal nostro animo per diffondersi nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni, nelle nostre azioni e tutto intorno a noi. Per questo Marco Tullio Cicerone afferma che “La gratitudine non è solo la principale virtù, ma anche la madre di tutte le altre.” come si accennava all’inizio.

Alcune domande

Cos’è la gratitudine per te?
Che rapporto hai con essa?
Per cosa sei grato/a nella tua vita?
Quando senti gratitudine verso qualcuno, gliela dimostri? Come?
Perché secondo te Cicerone dice che “la gratitudine è la madre di tutte le virtù”?
Come sarebbe essere grati per tutte le cose che arrivano come suggerisce Emerson?
Come la gratitudine crea una visione per il domani?

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LE CELLULE IMMAGINATIVE | Deepak Chopra


La trasformazione può essere a volte drammatica. Non c’è miglior esempio in natura che la metamorfosi. Basta guardare la trasformazione di un bruco in una farfalla – un’incredibile trasformazione nella funzionalità, nell’aspetto, nell’organizzazione dei componenti e nello scopo – mentre trasforma un verme dall’aspetto sgradevole, vorace, instabile e strisciante in una creatura delicata, aggraziata e volante.

I biologi ci dicono che all’interno delle cellule del tessuto dei bruchi ci sono cellule chiamate cellule immaginative. Essi risuonano su una frequenza diversa. Sono anche talmente diverse dalle altre cellule dei bruchi che il sistema immunitario del verme pensa che siano nemiche e cerca di distruggerle. Ma le nuove cellule immaginative continuano ad apparire, e lo sono sempre di più. Improvvisamente, il sistema immunitario del bruco non riesce a distruggerle abbastanza velocemente e diventano più forti collegandosi tra loro fino a formare una massa critica che riconosce la loro missione di realizzare l’incredibile nascita di una farfalla.

Nel 1969 Margaret Mead disse: “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini premurosi e dedicati possa cambiare il mondo. È certamente l’unica cosa che ci è riuscita“. Credo fermamente, insieme a molti altri, che ci sia un’effervescenza evolutiva all’interno del tessuto della società attuale. Nonostante il clamore della paura prevalente, dell’avidità, del consumo traboccante e della violenza espressa attraverso i tessuti della società, c’è un’unione di cellule immaginative che stanno rivelando un mondo diverso, una trasformazione, una metamorfosi. ”

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto: “Cosa succederebbe se un giorno, al nostro risveglio, ci rendessimo conto di essere in maggioranza? Dico che le cellule immaginative dominerebbero e farebbero emergere la farfalla da un mondo simile a un verme.”

Questo è il momento di svegliarsi. Gruppi di cellule immaginative si stanno raggruppando ovunque; cominciano a riconoscersi l’un l’altro; stanno sviluppando gli strumenti organizzativi per aumentare il livello di coscienza, in modo che si manifesti il prossimo stadio della nostra società umana, per realizzare una nuova società che sia paragonabile a quella attuale come una farfalla a un bruco. Una nuova dimensione della vita, una società più compassionevole e giusta, un’umanità con radici di felicità e comprensione reciproca. Siate cellule fantasiose; connettetevi con gli altri, riunitevi, riunitevi, riunitevi, e insieme costruiamo un’Alleanza per una Nuova Umanità.”

Deepak Chopra – Una Nuova Umanità

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Foto di Bankim Desai su Unsplash

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Messaggio di White Eagle

Messaggio di White Eagle, indigeno Hopi (16/03/2020) 

“Questo momento che l’umanità sta attraversando ora può essere visto come un portale e come un buco. La decisione di cadere nel buco o passare attraverso il portale dipende da te. 


Se ti angusti per il problema e consumi notizie 24 ore al giorno, con poca energia, sempre nervoso, con pessimismo, cadrai nel buco. Ma se cogli l’occasione per guardarti, ripensare la vita e la morte, prenderti cura di te e degli altri, attraverserai il portale. Prenditi cura della tua casa, prenditi cura del tuo corpo.

Connettiti con il corpo centrale della tua Casa spirituale. Connettiti all’egregora della tua casa spirituale. Corpo, casa, corpo centrale, casa spirituale, tutto ciò è sinonimo, significa la stessa cosa. Quando ti prendi cura di uno, ti prendi cura di tutto il resto. 

Non perdere la dimensione spirituale di questa crisi, diventa come l’aquila che dall’alto vede tutto, vede più ampiamente.

C’è una domanda sociale in questa crisi, ma c’è anche una richiesta spirituale. Le due cose vanno mano nella mano. Senza la dimensione sociale, cadiamo nel fanatismo. Ma senza la dimensione spirituale, cadiamo nel pessimismo e nella mancanza di significato.

Sei stato preparato a superare questa crisi. Prendi la tua cassetta degli attrezzi e usa tutti gli strumenti a tua disposizione. 


Impara la resistenza dalle popolazioni indigene e africane: siamo sempre stati e continuiamo a essere sterminati. Ma non abbiamo ancora smesso di cantare, ballare, accendere un fuoco e divertirci. 

Non sentirti in colpa per essere felice in questo momento difficile. Non aiuti affatto essendo triste e senza energia.

Aiuta che buone cose emanino dall’Universo adesso. È attraverso la gioia che si resiste. Inoltre, quando passerà la tempesta, sarai molto importante nella ricostruzione di questo nuovo mondo.

Devi stare bene ed essere forte. E per questo non c’è altro modo che mantenere una vibrazione bella, felice e luminosa. 

Questo non ha nulla a che fare con l’alienazione, é una strategia di resistenza. Nello sciamanesimo esiste un rito di passaggio chiamato ricerca della visione. Trascorri qualche giorno da solo nella foresta, senza acqua, senza cibo, senza protezione. Quando attraversi questo portale, ottieni una nuova visione del mondo, perché hai affrontato le tue paure, le tue difficoltà. Questo è ciò che ti viene chiesto. 


Approfitta di questo tempo per esercitare la tua visione e cercare i tuoi rituali. Quale mondo vuoi costruire per te stesso? 
Per ora, questo è ciò che puoi fare: serenità nella tempesta.

Calmati e prega.
Ogni giorno.
Stabilisci una routine per incontrare il sacro ogni giorno.

Le cose buone emanano, ciò che emani ora è la cosa più importante.

E canta, danza, resisti attraverso l’arte, la gioia, la fede e l’amore

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Photo by Stéfano Girardelli on Unsplash

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Nonnabis e Mudita, la meraviglia!

Ringraziare desidero direbbe Mariangela Gualtieri. E veramente ringraziare desidero tutte le persone che hanno letto, ascoltato, amato, diffuso, sostenuto, onorato, utilizzato nella didattica, musicato e persino tradotto la storia di Mudita e nonnabis.

Ho scritto cinque racconti, uno al giorno, per cinque giorni di seguito. L’ultimo giorno è iniziata l’onda. Dapprima piccola – una telefonata, un paio di whatsapp – e poi d’improvviso una marea. Una marea di messaggi su tutti i mezzi possibili: facebook, email, whatsapp, messanger, telefonate.  Messaggi di gratitudine e di complimenti per la maggior parte e poi proposte, richieste, progetti, condivisioni.

Il mio cuore canta di gioia, pulsa di gratitudine, batte di coraggio e forza, si espande di meraviglia.

GRAZIE

GRAZIE

GRAZIE

Quello che più di tutto fa cantare il mio cuore di gioia è la speranza, il coraggio, la consapevolezza di potercela fare, la chiamata alle proprie risorse personali che nonnabis e Mudita hanno ispirato nelle persone. E’ quello il ruolo delle fiabe, da sempre.

E’ per questo credo che la fiaba, il primo episodio in particolare, viaggia ormai autonomamente. E’ come un figlio che, diventato grande, va per la sua strada e crea le sue relazioni con le persone che via via incontra. E’ una vera meraviglia che continua a sorprendermi ogni giorno. La vita è veramente straordinaria ancor di più in questi giorni inimmaginabili fino a poche settimane fa. Sono grata di poter contribuire con questa fiaba a vivere, attraversare e andare oltre questi giorni. Sono certa che fra qualche tempo ci ritroveremo più forti, più saggi e più liberi di prima.

I dialoghi fra nonnabis e Mudita continuano. C’è tanto ancora da raccontare. Adesso si stanno godendo il tramonto. Torneranno presto.

Vorrei ringraziare in particolare alcune persone.
Il primo GRAZIE è Silvia Dionisi per cominciare, amica di danze e di arte in natura, che dopo aver letto la prima fiaba mi ha incitata a continuare. Non ci sarebbero stati gli altri racconti senza di lei. Grazie!
Poi Elena Trezza che non conosco personalmente e che per prima ha dato voce alla storia accompagnandola in una rapida diffusione, peccato abbia omesso l’incipit della fiaba. Grazie!
Elisa Salmistraro la prima telefonata, i primi progetti per il dopo e la porta di accesso alla spiritualità delle fiabe con Claudio Tomaello. Grazie!
Un GRAZIE enorme a Samantha di Guardo, amica, sorella e preziosa voce narrante di tutti e cinque i racconti;  conosco bene la storia, eppure mi commuovo ogni volta che l’ascolto narrata da lei. Grazie!
Grazie a Marco e all’Accademia Infinita che hanno sostenuto, rispettato e accolto la fiaba fin dall’inizio e per intero. Grazie!
Grazie a Federica Angelini che ha usato la fiaba con i suoi ragazzi di seconda media e ha condiviso con me uno dei loro meravigliosi commenti. Con lei ringrazio tutti gli insegnanti, di ogni genere e grado, che stanno svolgendo un immane lavoro per offrire cultura alle nuove generazione anche in questa situazione straordinaria. Grazie dal più profondo del cuore!
Ringrazio Federica anche perchè, attraverso lei, Nonnabis e Mudita sono arrivate ad Oxford dove parlano inglese ormai grazie alla pregevole traduzione di Sue Moore. Grazie a Stefania Marini origine di questa filiera particolarmente fruttuosa. Grazie, grazie, grazie!
Ringrazio Siegfried Ursch, musicista e compositore del nord Italia che ha creato il sottofondo musicale per la fiaba. Grazie.
Grazie a Dario Luschi, cantante d’opera toscano che vive a Nizza da vent’anni, per averne fatto una sua personale versione audio in italiano e in francese, grazie alla traduzione della sua compagna. Grazie. Grazie a entrambi.
Grazie a Camillo Marcello Ciorciaro per avermi permesso di usare il nome della sua magnifica iniziativa Affacciamoci compagnia in uno dei miei racconti, e grazie anche per le preziose consulenze tecniche  dei video. Grazie.
Last but not least, direbbero gli inglesi, vorrei ringraziare Elvira Seminara. Ho frequentato uno solo dei suoi meravigliosi corsi di scrittura a l’Altracittà. Ho ricevuto da lei le basi della narrazione e, sempre, incitamento a scrivere. Grazie di cuore.

Grazie di cuore ai tanti che non ho citato e che ci sono!

Qui i link ai cinque racconti, se vuoi leggerli, rileggerli, ascoltarli, riascoltarli
IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI scritto e audio
IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI – fine della quarantena scritto e audio
IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI – Affacciamoci compagnia scritto e audio
IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI – Stare con quel che con quel che c’è per il tempo che ci vuole scritto e audio
IL CORONA VIRUS RACCONTATO DAI NOSTRI BISNIPOTI – Cuore e Cervello insieme scritto e audio

Finisco con queste belle parole che Marco Sammarco mi ha inviato qualche giorno fa e che mi ha permesso di condividere.

Confidenze e potere di un virus, tra pandemia e resilienza alle 9 di sera.
Tra i miei simili ero considerato stupido, debole, troppo sensibile e buono. Ero innocuo. Mi pare che vivessi nei serpenti. Dico ‘mi pare’ perché ho subito un trauma. Ricordo solo che guardavo il Mondo dal basso. Poi più nulla. Finché mi sono risvegliato. Il mio nuovo ospite ora è una creatura diversa. È alto, cammina su due zampe e si chiama ‘uomo’. È in grado di fare cose eccezionali e capii subito che è la creatura più potente del pianeta, nel bene come purtroppo anche nel male. In poco tempo ho imparato a viaggiare, a pilotare aerei, e ho visitato quasi tutto il Mondo abitato da una miriade di uomini e volavo da uno all’altro per replicarmi al mio meglio. Ma dopo pochi giorni alcuni di quelli in cui vivevo iniziarono ad ammalarsi, a volte fino a morire in modo terribile, soffocati. Hanno dato a me la colpa dicendo che ero diventato forte e letale. Mi hanno dato anche un nome, Covid 19. Ebbero paura di me come della guerra. Per me venne proclamato il coprifuoco e tanti abbassarono le saracinesche delle botteghe, tanti si chiusero in casa. Fino allora avevo vissuto una vita meravigliosa conoscendo cose del Mondo che mai avrei immaginato, e poco dopo ero chiuso tra mura domestiche dentro gente impaurita o, ancor peggio, dentro persone agonizzanti negli ospedali. Ma ciò che mi aveva reso così forte non mi aveva cambiato del tutto. La Natura sensibile e buona che mi era appartenuta scalpitava in me. Allora decisi di ispirarmi all’uomo. Se ero diventato forte e letale nel male, tanto da uccidere la creatura più potente del pianeta, allora potevo usare la mia forza anche nel bene per stroncare i suoi aspetti peggiori e dargli una vita migliore. Scoprii che se ero resiliente, se affrontavo quel brutto momento per uscirne io stesso migliore, non mi replicavo, restavo invisibile dentro di loro e potevo produrre singolari effetti. Quando pensavano di essersi isolati solo per salvaguardare sé stessi, gli feci comprendere e apprezzare che lo facevano per proteggere e prendersi amorevole cura anche degli altri. Se ricordavano gli abbracci e le strette di mano come gesti formali, gli feci percepire la fastidiosa e dolente assenza delle endorfine che abbracci e strette di mano producono per generare benessere e piacere in chi li dà e in chi li riceve. Quando ripercorrevano con la mente i loro cammini quotidiani, guardando avanti o in terra per sfuggire lo sguardo della gente che incrociavano, senza salutare nemmeno i vicini di casa, ridestai in loro la consapevolezza d’essere creature sociali che hanno vitale bisogno di guardarsi, sorridersi, farsi un cenno che non costa nulla ma allarga i cuori e li fa sentire parte di una famiglia e di un affetto più grandi. A quanti rimpiangevano le spese di corsa da una bottega all’altra, li ho aiutati a riorganizzare i dati della loro memoria per impastare in casa pane, pasta e pizze, tutti insieme come in un gioco, a cucinare e vivere con calma, come fosse festa in famiglia ogni giorno, tra profumi antichi, semplici, buoni. Se gli mancava la frenesia quotidiana e lo shopping o credevano di avere poco, li indussi a rilassarsi, a riappropriarsi del tempo, ad aprire armadi, cassetti, scarpiere, sportelli e ripostigli per fare inventari delle innumerevoli cose che possedevano e per decidere quali usare e di quali disfarsi in modo produttivo e nobile, non buttandole ma facendone poi dono a chi ne avesse bisogno. Se erano stati tediati dalle raccomandazioni a non fare sprechi e dalla raccolta differenziata, gli feci amare l’impiego del tempo per rendere più ordinato e pulito il Mondo, per usarne con oculata e amorevole cura le risorse, e donai loro la consapevolezza che la Terra non gli apparteneva ma ne erano ospiti con il dovere di prendersene cura per lasciarla pulita e migliore ai propri figli e nipoti. Quelli abituati a usare la macchina anche per andare a due isolati di distanza li indussi ad anelare di prendere la bicicletta e camminare, e a rispettare, una volta tornati al volante, i ciclisti e le strisce pedonali. Riunendo a tempo pieno le famiglie, ho fatto comprendere a mamme e papà convinti di dover lavorare sempre più per esaudire tutti i desideri della loro prole, che l’amore in assoluto più indispensabile e caro ai figli è quello diretto, caldo, tra le braccia, i giochi e i dialoghi affettuosi dei genitori. Ai bulli, siano essi colleghi, capi, insegnanti o studenti, tediati dall’inedia o dai compiti online, feci rimpiangere ogni altro collega, capo, insegnante e studente, e li feci pentire d’essere annoiati o superficiali o crudeli, e ognuno desiderò tornare presto al suo posto, alla sua scuola o università per riscattarsi e fare il proprio lavoro non più perché andava fatto, ma per stare meglio e in armonia con gli altri e per rendere migliore questo Mondo e sé stessi. E se erano ostinati o impauriti tanto da non voler uscire anche sul balcone o in terrazza, li spinsi ad accendere una candela, una torcia, il led del cellulare o un accendino e ad affacciarsi alle 9 di sera per vedere come una luce è poca cosa nel buio, ma tutte insieme possono abbattere l’isolamento, possono illuminare e scaldare il cuore di ognuno come e più del Sole. 
Con affetto. 
Un virus resiliente.

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S.M.I.L.E. – 5 passi per trasformare le giornate nere

Hai mai avuto una giornata nera in vita tua? Forse più di una? Vorresti allentare la morsa e magari smettere di averne? Allora S.M.I.L.E può interessarti. 

Ti starai forse chiedendo cos’è S.M.I.L.E.? di che si tratta?

S.M.I.L.E. è uno strumento della  Gioiastica, un metodo in 5 passi, semplici ed efficaci, per far nascere il sorriso alle giornate nere. Cinque azioni alla portata di tutti che possono far completamente cambiare direzione ad una brutta giornata. 

Prima ancora di iniziare i 5 passi c’è però qualcosa di importante che deve accadere. E’ la stessa cosa da cui siamo partiti per il viaggio di 52 Sfumature di Sè. E’ l’inizio di qualsiasi cambiamento: ACCORGERSI, rendersi conto, portare l’attenzione al proprio stato, a quello che sta accadendo, soprattutto ai pensieri, alle emozioni che hanno fatto vivere la giornata come nera. 

Una volta che ci siamo accorti della nuvola che è sopra (o dentro) la nostra testa, si può praticare S.M.I.L.E. Vediamo uno per uno i 5 passi.

1. S
Il primo passo è fermarsi. Riprendere fiato. Interrompere il flusso (di pensieri, azioni …). Uno STOP per essere in grado poi di cambiare direzione. 

2. M
Quando il corpo cambia la sua posizione, quando il corpo  si muove anche per un breve periodo, qualche minuto, anche lo stato d’animo cambia. E’ un processo bottom-up, dal corpo alla mente. MUOVITI dunque, muovi il corpo. Alzati dalla sedia, scendi dalla macchina, fai qualche passo, respira profondamente, allarga le braccia, scrolla le spalle, salta, scuoti la testa, stringi e apri le mani velocemente tante volte, lascia che il corpo si muova come ha voglia (ha una grande saggezza, fidati di lui) 

3. I
Come stai ora che ti sei mosso? Come è cambiato il tuo stato?
Prova ora a tornare indietro nel tempo, mantenendo questo nuovo stato, e vedi se puoi individuare qual è stato il motivo della giornata storta, come è iniziata? Se è iniziata dal risveglio vedi quali sono stati i pensieri la sera prima, i sogni della notte? INDAGA 
Prenditi il tempo di interrogarti, di riflettere, ma senza farti riprendere dal vortice dei pensieri e ricominciare a mandare storta la giornata. Questo è un punto fondamentale. Hai già fatto un cambiamento di stato col movimento e se trovi anche quando è iniziata “ad andare storta” la giornata questo ti permetterà piano piano di riconoscere sempre prima il meccanismo, il pattern e, con il tempo, a non rimetterlo più in atto. Indaga sulle tue motivazioni, non su quelle esterne. Sui tuoi comportamenti puoi avere un impatto! Sul resto …

4. L
Una volta individuata la causa (va bene anche se non l’hai individuata, soprattutto all’inizio) il passo successivo è LASCIA ANDARE i motivi, i sentimenti negativi, il vortice delle negatività. Lasciare andare significa mollare la presa. Significa non seguire il vecchio e vorticoso flusso dei pensieri, significa darsi la possibilità di cambiare direzione alla giornata. Come? Con l’aiuto del nostro prezioso corpo. Puoi iniziare a scrollare le mani, come a voler scrollarti di dosso il nero e la pesantezza della giornata. Puoi farlo con tutte le braccia e anche le gambe. Puoi espirare soffiando, sospirando, sbuffando

5. E
La gratitudine è la doccia del cuore, dice la mia Maestra di Meditazione, ed è la via maestra per la Gioia. ESPRIMI GRATITUDINE è l’ultimo passo. Gratitudine verso te stess@ per esserti accort@ ed esserti dat@ la possibilità di cambiare direzione alla giornata. Esprimi gratitudine verso la tua mente, il tuo corpo, il tuo intento, la tua essenza. Esprimi gratitudine verso questo metodo, la vita, la giornata che sta riprendendo sotto buoni auspici. 

Ricapitolando. S.M.I.L.E. : Stop – Muoviti – Indaga – Lascia andare – Esprimi gratitudine.

Se questo metodo ti è piaciuto e hai voglia di sperimentarlo in un laboratorio pratico puoi inviare qui  la richiesta. Se lo metterai in pratica ti sarei grata se invii qui la tua esperienza o eventuali domande.

Chi l’ha già utilizzato ha detto:

“Sorprendente. Capace di spiazzare, disattendere le aspettative note per offrire risorse inaspettate. Naturalezza e semplicità. Profondità ed esperienza.”
Elisabetta Confaloni, filosofa ed esperta in naturopatia

“Esperienza interessante, soprattutto come apertura alla Gioia”
Maurizio Santomi, pensionato, ciclista

“Bello, piacevole, semplice e potente al contempo profondo e facile da applicare nella vita di tutti i giorni”
Abir Gabriel Ishtar, cristalloterapeuta

“Mi ha aiutato a vedere con più chiarezza come posso aiutarmi nei momenti di tensione. E’ stato stimolante. Mi spinge a provarci veramente ricordandomi di SMILE che a me ricorda di sorridere.”
Anonimo
 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

 

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E’ TEMPO!

Sono una cellula nel brodo primordiale
sono un rettile che esce dall’acqua di Gaia
sono con Gesù sul Monte delle Beatitudini
sono un discepolo di Avicenna
un templare a La Capelle-Livron
una medichessa bruciata sul rogo
un bambino che vola via dai camini di Auschwitz
sono, qui ora,
in questo corpo di donna
IO SONO

nata
morta
e nata di nuovo
un’infinità di volte
su questa Terra

Ho scelto di tornare
ORA, in questo tempo straordinario

Molti di noi hanno fatto la stessa scelta
per portare la propria unica, preziosa luce
per aiutarci ad evolvere
per essere ciò che siamo

Ricordiamocelo a vicenda
aiutiamoci a brillare,
camminiamo insieme verso la Nuova Umanità.

E’ tempo!
Siamo qui per questo
Siamo in grado di farlo

AHO!! AMEN! COSì SIA!!

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Tra il Ritiro del Silenzio con Marina Borruso a Sasseta Alta 26 agosto-1 settembre 2019
e il weekend con Braden e Lipton a Roma il 7 e 8 settembre
con infinita gratitudine per tutti e tre e per tutti coloro che sono già in cammino

Immagine: Alba Primordiale 2017 di Nicola Artico per celebrare questa nuova Alba di me e dell’Umanità. Grazie

 

 

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52 SFUMATURE di SÉ | 17.4 Essere riconoscente per il percorso

Come è andata la scorsa tappa: la Pausa? Com’è stata l’esperienza, se c’è stata, di essere consapevole, riconoscente delle pause? La Pause fra un’attività e l’altra, fra un respiro e l’altro, fra un pensiero e l’altro?

Questa settimana continuiamo ad esplorare lEssere Riconoscente, lo faremo verso il Percorso: il Percorso di vita, quello fatto e quello da fare. Come? Vediamolo un passo dopo l’altro.

  1. Sono riconoscente per il percorso di vita vissuto fin qui” Cosa senti in questo preciso istante? Cosa senti nel corpo? C’è qualche emozione? quale? Porta l’attenzione solo a cosa accade nel corpo, lascia andare i pensieri. Per qualche minuto stai solo con quello che senti e con le emozioni che ci sono. Semplicemente senti, accetta, abbraccia quel che emerge senza giudizio, senza pensieri. “Sono riconoscente per il percorso di vita vissuto fin qui”
  2. Fai qualche respiro profondo
  3. Sono riconoscente per il percorso di vita vissuto fin qui” Ora osserva i tuoi pensieri. Semplicemente guardali senza giudicarli, senza immedesimarti con essi. Per qualche minuto osservali e lasciali passare. Sono solo pensieri.
  4. Fai qualche respiro profondo
  5. Ripeti ad alta voce, se ti è possibile, con presenza e fiducia: “Il percorso della mia vita mi ha permesso di arrivare fin qui oggi. Sono riconoscente per tutto quello che è accaduto e per quello che accadrà”  (pausa) “Il percorso della mia vita mi ha permesso di arrivare fin qui oggi. Sono riconoscente per tutto quello che è accaduto e per quello che accadrà”. (pausa)  “Il percorso della mia vita mi ha permesso di arrivare fin qui oggi. Sono riconoscente per tutto quello che è accaduto e per quello che accadrà”. (pausa)
  6.  Rimani in silenzio per qualche istante, lascia che la vibrazione di queste parole si diffonda in tutto il corpo.
  7. Scrivi, disegna, danza, esprimi come più ti viene naturale lo stato di questo momento.

Puoi praticare questo esercizio quante volte vuoi durante questa settimana.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

 

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Salutando con gratitudine il 2018 diamo il miglior benvenuto al 2019

Mi ricordo da piccola i disegni delle cartoline di auguri delle Feste. Ce n’erano con il presepe, con l’albero di Natale, tutti luccicanti e pieni di porporina.

Poi c’erano quelle per gli auguri del nuovo anno dove quello che stava per finire era rappresentato da un vecchio, gobbo, mal messo, con la lunga barba bianca che era quasi cacciato via, per far posto al neonato anno nuovo.

Mi metteva a disagio vedere quel disegno, mi sembrava una cattiveria mandar via il vecchio anno a quel modo, specialmente se era stato bello. Mi sembrava arrogante quel nuovo anno piccolo piccolo che prometteva sempre pace, amore e salute a tutti, promesse che naturalmente non poteva mantenere, non per tutto l’anno e non per tutti. 

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Il mio 2018 non è di sicuro un vecchio stanco e gobbo. E’ un masai, nobile e selvaggio. Si è mosso nella savana dei giorni dell’anno con generosità e sfide, con doni e trabocchetti, trappole e ricompense, riconoscimenti e … pause.

Voglio onorarlo prima che finisca, ringraziandolo di cuore per tutto, ma veramente tutto, ciò che mi ha portato: la fine del percorso e la certificazione di operatrice del Metodo TRE; il progetto “Benessere personale e Aziendale” creato e condotto con @Elena, filo rosso di tutto l’anno; il primo workshop in Francia, sogno accarezzato a lungo; la seconda edizione delle Giuggiole; le tante persone, giovani non ancora trentenni, donne in menopausa e oltre, che ho accompagnato ad attraversare ed andare oltre i disagi del momento; il panorama dalla cima al faro di Cordouan; le Pazze; l’impatto con i cani, l’operazione, la pausa da terra, la bolla spazio temporale, la trasformazione; #iltempochecivuole; le nuove amicizie, le vecchie che tornano e le vecchie che vanno; lasciar andare; chiedere; ricevere; suol mission; preparare nuovi progetti per il 2019.
Caro 2018, nobile e selvaggio Masai, ti celebro e ti lascio andare con un sorriso grato e quieto.

Come è stato il tuo 2018? Che personaggio è? Qualunque forma abbia preso il 2018 non cacciarlo via, salutalo con cure grato. La gratitudine spalancherà le porte al più bel 2019. 

Come puoi lasciare andare con gratitudine il 2018? Qui qualche suggerimento, se vuoi:
– fermati per un po’ di tempo in un luogo tranquillo
– spegni il telefono e qualsiasi altra possibile distrazione
– fai qualche bel respiro profondo e connettiti al tuo interno
– torna indietro nel tempo e ricorda tutto l’anno, meglio se con l’aiuto di un supporto, agenda cartacea/elettronica o qualsiasi cosa possa ravvivare la memoria;
– prendi nota delle persone con cui hai condiviso bei momenti o che ti sono stati di sostegno nell’anno. Ringraziali almeno in cuor tuo, meglio se in forma tangibile (telefonata, messaggio, audio)
– osserva se c’è qualche meccanismo che si ripete. Se è qualcosa che ti rimpiccolisce e ti spegne esprimi l’intenzione di lasciarla andare con la fine dell’anno.
– se il meccanismo che si ripete ti aiuta ad espanderti e a diventare più luminosa/o ringrazialo e portalo con te nell’anno nuovo;
– alla fine chiudi questo percorso nel modo che preferisci: congiungendo le mani in namaste 🙏🏻, con una danza, una preghiera, un disegno
– quando vuoi riaccendi il telefono e le altri fonti di distrazione che hai spento all’inizio.

Tanti piccoli passi verso la Gioia di Essere nel 2019.

Chissà quanti ne faremo insieme? Nel mondo virtuale o dal vivo, meglio ancora in tutte e due i modi. Buon 2019!

Giornata Mondiale della Gentilezza

Il World Kindness Movement, Movimento Mondiale della Gentilezza, è nato a Tokio il 13 novembre 1997 e conta attualmente una trentina di nazioni membri: Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Emirati Arabi,  Francia, Giappone, Gran Bretagna, India, Italia, Liberia, Malesia, Messico, Nepal, Nuova Zelanda, Nigeria, Olanda, Oman, Pakistan, Romania, Scozia, Sudafrica, Svizzera, Stati Uniti, Thailandia e Ucraina.

La missione del Movimento è di ispirare gli individui ad una maggiore gentilezza e di unire le nazioni per creare un mondo più gentile. Uno dei mezzi con cui il Movimento porta avanti la sua missione è la Giornata Mondiale della Gentilezza che si celebra il 13 novembre.

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Mi viene in mente una proposta che ho visto girare già da diverso tempo in internet. Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso.

In una gelida giornata invernale a San Francisco, una donna arriva al casello del pedaggio per il ponte sulla baia. “Pago per me e per le sei auto dietro di me”, dice con un sorriso. Uno dopo l’altro, i successivi sei automobilisti che arrivano al casello, dollari in mano, si sentono dire: “Una signora lì davanti ha già pagato il biglietto per lei. Buona giornata”. La donna dell’auto aveva letto qualcosa su un biglietto attaccato ad un nastro adesivo al frigorifero di un amico: “Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso”. La frase risuonò profondamente in lei e la ricopiò. Ora la frase si sta diffondendo, su adesivi, sui muri, in fondo alle lettere e ai biglietti da visita, sulle pagine di facebook, sui blog, sugli articoli. Ma soprattutto nella vita reale.

A Portland, nell’Oregon, un uomo infila una moneta nel parchimetro di uno sconosciuto appena in tempo per non fargli prendere la multa. (A Portland c’è un parchimetro per ogni posto auto) A Patterson, nel NewJersey, una dozzina di persone con secchi, stracci e bulbi di tulipano si danno appuntamento nei pressi di una casa cadente per ripulirla da cima a fondo mentre i fragili e anziani proprietari stanno a guardare, sbalorditi e sorridenti. A Chicago un adolescente è intento a spalare un vialetto d’accesso quando lo coglie l’impulso: che cavolo, non mi vede nessuno, pensa, e spala anche il vialetto del vicino. Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso: un’anarchia positiva, un disordine, un disturbo piacevole.

Gli atti di bellezza privi di senso si diffondono: a Roma un uomo anziano pianta giunchiglie, oleandri e altre piante verdi lungo la strada, aiutato da un giovane extracomunitario. A Seattle un uomo si autonomina unico addetto al servizio d’igiene e vaga per le colline di cemento raccogliendo spazzatura in un carrello da supermercato.

Dicono che non si possa sorridere senza rallegrarsi un po’; allo stesso modo non si può compiere una gentilezza senza sentirsi più leggeri, se non altro perché il mondo è diventato un luogo leggermente migliore.

La cosa interessante è che questi atti sono casuali, non richiesti, del tutto spontanei, fatti solo per far sorridere la gente, per farla sentire meglio. E non si può essere destinatari di tali gentilezze senza provare uno choc, un sobbalzo piacevole. Se fossi stat@ fra quegli automobilisti che si trovarono il biglietto del ponte pagato, chissà cosa saresti stat@ ispirat@ a fare per qualcun altro più tardi…Avresti salutato con calore il tuo vicino di casa? Avresti sorriso a un impiegato stanco? Avresti chiesto per favore il solito caffè al barista? O qualcosa di più importante, di più grande?

Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso non costa nulla eppure è di un’importanza inestimabile per riprenderci la vita, la serenità, la relazione, la libertà di “essere” come individui e come comunità umana.

Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso al di là dell’età, del genere, del guadagno, della professione che svolgiamo, di dove viviamo, di quante lauree abbiamo, quante macchine, vestiti, cellulari.

Usiamo la nostra creatività e proviamo a vedere in quanti modi possiamo praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso, magari proprio ora, con coloro che ci sono vicino. Che sia il 13 novembre o meno, che sia a casaccio o meno rendiamo il mondo un luogo più gentile dove vivere.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

 

Foto di Evan Kirby e Robert Baker su Unsplash

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