Tag: Felicità sostenibile

Sii felice e dillo a tutti

Sabato scorso ho partecipato ad un #earthpainting circle condotto da Marianne Cordier ideatrice di Earth Painting, una pratica di mindfulness creativa ed ecologica che affonda le sue radici nella pittura intuitiva e che si sviluppa attraverso la co-creazione.

Un passo fondamentale nel processo creativo della Pittura Intuitiva (descritto nel libro Il Colore dell’anima) è il dialogo col dipinto a cui nell’Earth Paining si aggiunge il dialogo con la Terra.

Forse ti sembrerà un po’ strano dialogare con un dipinto. Eppure è quel che accade ed è, a mio avviso, la parte più intima e spirituale del processo, Si anima un dialogo con quella parte di noi, di me, che ha preso forma e colore nel dipinto in maniera autonoma. Non c’è infatti un quadro da duplicare, né un risultato da raggiungere se non quello di esprimere quel c’è nel momento attraverso il gesto della mano.

[us_image image=”2825″]

Sabato ho creato due dipinti: uno piccolino (al centro della foto in alto) e uno più grande (qui sopra a destra) con cui ho scelto di dialogare. Era lì, davanti a me, ricco dei colori creati con i doni della terra: la curcuma, la barbabietola rossa, l’ortica, i mirtilli, la mimosa, i pistilli della camelia, il nero di un ramo bruciato recuperato in spiaggia. Ero felice di tutte quelle curve armoniose, quei ghirigori che sembravano dorati e quei grandi punti rosso barbabietola.

Ho chiuso gli occhi e ho chiesto al dipinto quale fosse il suo messaggio per me. La risposta è arrivata immediata e decisa: “Smettila di fare ghirigori. Vai diritta al punto, senza perdere tempo”. Ho chiesto quale suggerimento potesse darmi per riuscire a farlo e di nuovo la riposta è arrivata chiara e rapida: “Sai perfettamente quando perdi tempo”.

Immagini della mia vita quotidiana si sono susseguite rapide davanti ai miei occhi chiusi, come in un film. Immagini di quando non riesco a staccarmi da Facebook o quando vedo l’ennesimo film su Sky invece di andare a letto. O quando lascio qualcosa a metà perché qualcos’altro ha attirato la mia attenzione e poi qualcos’altro e qualcos’altro ancora, fino a che non so più come sono arrivata dove mi ritrovo e ho bisogno di un mucchio di tempo per riprendere il filo di quello che stavo facendo originariamente. O ancora quando passo un tempo infinito a modificare e rimodificare un’immagine, il carattere, la grandezza o il colore di una scritta per un volantino, un articolo …. alla ricerca della perfezione maniacale.

Ok. Grazie dipinto mio. Messaggio ricevuto. Basta perdere tempo con queste cose!

Il passo successivo è stato il dialogo con la Terra, con la Madre Terra che, come una Madre amorevole e accogliente, mi ha dato un messaggio che ha aperto il mio cuore,  fatto fluire il respiro e nascere il sorriso sulle labbra:

SII FELICE E DILLO A TUTTI

Sono felice? SI! sono felice, sono decisamente felice. Anche del messaggio del dipinto, perché basta davvero perdere tempo, c’è da essere felice!!

E c’è anche da dirlo a tutti! Ecco, questo non è così immediato. Non che essere felice lo sia, ma sono più allenata. Condividere la mia gioia, la mia felicità mi risulta difficile. A volte mi sento in colpa per la mia felicità. Siamo più abituati a sentir parlare di guai, catastrofi e lamentele, anche se non è affatto salutare, né parlare, né ascoltare questo genere di cose. Lo studioso Steven Parton, ha elencato tre motivi scientifici per i quali è pericoloso per il nostro cervello e per il nostro fisico lamentarsi in continuazione.  Papa Francesco qualche anno fa ha detto che lamentarsi fa male al cuore.

Se siamo così sensibili allo stato d’animo di chi si lamenta intorno a noi, quali effetti può avere sulla nostra salute condividere la nostra felicità e ascoltare chi parla della propria?

Mi torna in mente quando, qualche settimana fa, sono tornata da un viaggio in Finlandia, un viaggio sognato da tempo e che mi sono regalata per il miei 60 anni. Ero felice come una Pasqua. Sentivo che ogni volta che raccontavo del viaggio le persone gioivano con me. Mio padre mi ha proprio detto: “Che gioia mi dà sentirti così felice!”

Che cosa meravigliosa!! Rendere felici gli altri condividendo la propria gioia!!

Che felicità scrivere questo post e condividere il consiglio di Madre Terra! Sono felice, ora in questo momento. Anche perché oggi è la Giornata mondiale della felicità.  Quale giorno migliore per narrare di #SiiFeliceeDilloaTutti. Adoro queste sincronie nella vita. Mi danno il senso del fluire con un disegno più grande.

E ora tocca a te, se vuoi. Che ne diresti di essere felice anche tu e di dirlo a tutti? Racconta quello che ti dà gioia, raccontalo alla tua famiglia, ai tuoi amici. Inondiamo i nostri dialoghi, le nostre relazioni, i social di #SiiFeliceeDilloaTutti. Celebriamo la nostra felicità e contaminiamo la Terra. Ne ho bisogno io, ne abbiamo bisogno noi, ne ha bisogno la Terra!

#SiiFeliceeDilloaTutti

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , , , , ,

Vieni! Entriamo nello Studio di via Taro

Qualche giorno fa abbiamo suonato al citofono dello Studio Prospettiva G e siamo entrati nel piccolo giardino. Eravamo rimasti sulla porta d’entrata con lo sguardo naturalmente attratto verso l’alto. Da cosa? Da questa meravigliosa opera d’arte, ispirata a Kandinsky, che campeggia in alto a parziale chiusura dello spazio dedicato ai percorsi individuali a cui si accede salendo una rampa di scale sulla destra dell’entrata.

Chi entra  per la prima volta si ritrova spesso con la bocca aperta  dalla meraviglia, la mente che inizia a porsi un mare di domande e lo sguardo attratto dalle forme e i colori di questa rivisitazione di Giallo, rosso e blu del pittore russo, creatore della pittura astratta. E’ un’opera dell’amico molisano Antonio Di Prisco a cui va tutta la mia gratitudine per la comunione creativa, la collaborazione e la realizzazione di tanta bellezza.

Attenuata la meraviglia dell’impatto e richiusa la bocca, lo sguardo scende e si posa nello spazio che si apre davanti l’entrata, quello dedicato ai lavori di gruppo sia misti che al femminile. La disposizione di questo spazio varia a secondo dell’incontro in programma e del numero di partecipanti. C’è  sempre un paravento per proteggere lo spazio di lavoro  da quello di entrata e di transito verso il piano superiore dove si lasciano scarpe, borse, cellulare in silenzioso e cappotti.

Ecco alcune immagini di come può presentarsi lo spazio gruppi.

[us_image image=”1920″]
[us_image_slider ids=”1922″]
[us_image_slider ids=”1878″]
[us_image_slider ids=”2019″]
[us_image_slider ids=”1642″]
[us_image image=”1943″ size=”us_600_0″]

Salendo le scale si accede ad un piccolo nido accogliente, un vero e proprio grembo che aiuta a rendere fluida e autentica l’alchimia della relazione d’aiuto. Anche qui c’è un richiamo all’arte. Come poteva essere diversamente? Le due comode poltroncine sono foderate con una stoffa che raffigura l’albero della vita di Klimt, un altro grande e amato pittore, austriaco questa volta.

Di questo spazio superiore ci occuperemo meglio fra qualche giorno

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , ,

Grazie alla vita

Gracias a la Vida è una meravigliosa canzone di Violeta Parra, cantautrice, poetessa e pittrice cilena. E’ pubblicata nel suo ultimo album Las últimas composiciones del 1966. E’ diventata una delle canzoni latino-americane più famose della storia, un inno umanista alla vita. E’ diventata  oggetto di numerose reinterpretazioni.  Qui è cantata da un’altra grande sudamericana, Mercedes Sosa, che l’ha eseguita anche accompagnata da Joan Beaz alcuni anni dopo.  In Italia l’ha resa nota Gabriella Ferri.

Dopo il video il testo in italiano e in lingua originale. Buon ascolto!

Dopo il video il testo in italiano e l’originale in spagnolo.

Grazie alla vita

Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato due occhi
Che quando li apro
Chiaramente vedo
Il nero e il bianco,
Chiaramente vedo il cielo alto
Brillare al fondo,
Nella moltitudine
L’uomo che amo.

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato l’udito
Così certo e chiaro
Sento notti e giorni
Grilli e canarini
Turbini martelli
E lunghi pianti di cani
E la voce tenera
del mio amato

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Mi ha dato il passo
Dei miei piedi stanchi
Con loro ho attraversato
Città e pozze di fango
Lunghe spiagge vuote
Valli e poi alte montagne
E la tua casa la tua strada
Il tuo cortile

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto,
Del mio cuore in petto
Il battito chiaro
Quando guardo il frutto
Della mente umana
Quando vedo la distanza
Tra il bene e il male
Quando guardo il fondo
Dei tuoi occhi chiari

Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso
E mi ha dato il pianto
Così io distinguo
La buona o brutta sorte
Così le sensazioni che fanno
Il mio canto
Grazie alla vita
Che mi ha dato tanto

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha de mis pies cansados
Con ellos anduve ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto

Gracias a la vida, que me ha dado tanto.

 

 

 

 

 

 

 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, ,

Il paese Diqua e il paese Dillà

C’era una volta un vecchio saggio che abitava in cima a una montagna. Alle pendici del monte c’erano il paese Diqua da una parte e il paese Dillà dall’altra.

Un giorno un abitante del paese Diqua attraversò la montagna perché doveva trasferirsi nel paese Dillà. A metà percorso si fermò a riposare dal vecchio saggio che gli offrì pane e salame e un buon bicchiere di vino rosso.

L’abitante del paese Diqua chiese al saggio come fossero gli abitanti del paese Dillà. Prima di rispondergli il vecchio gli chiese di raccontargli come fossero gli abitanti del paese da cui veniva. Il viandante rispose che erano antipatici, maleducati e scortesi e che in tanti anni non aveva incontrato una sola persona degna della sua amicizia. Il vecchio saggio rispose che purtroppo anche nel paese Dillà avrebbe trovato persone antipatiche, maleducate e scortesi.

[us_image image=”1830″]

Qualche giorno dopo un altro abitante del paese Diqua attraversò la montagna per trasferirsi nel paese Dillà. Anche lui si fermò dal vecchio saggio che gli offrì pane, salame e un buon bicchiere di vino. Mentre gustavano il cibo il viandante chiese  come fossero gli abitanti del paese Dillà.

Il vecchio saggio, prima di rispondere, volle conoscere l’opinione dell’uomo sugli abitanti del paese Diqua. Il viandante rispose: “Sono simpatici, buoni, generosi e gentili. Mi sono fatto un sacco di amici in tanti anni. Mi dispiace proprio dover lasciare il paese, ma ho trovato un ottimo lavoro nel paese Dillà . Per questo mi sto trasferendo”. Il vecchio lo guardò con un sorriso benevolo e lo rassicurò dicendogli che anche nel paese Dillà avrebbe trovato tanti amici perché era un paese pieno di persone simpatiche, buone, generose e gentili.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:,

Una (non proprio) breve storia della felicità – 5° e ultima parte

Con questo post concludo questa storia della felicità, libera traduzione dell’articolo di Sarah van Gelder, co-fondatrice e capo editore di YES! Magazine, apparso sul suo giornale on-line lo scorso anno. La prima, la seconda, la terza  e la quarta sono state pubblicate nei giorni scorsi.

BUEN VIVIR – BEN VIVERE

Dalle regioni indigene del Sud America arriva l’idea di buen vivir. In questo modo di pensare, il benessere non viene solo dalla ricerca individuale della felicità, ma viene dall’essere parte di un mondo vibrante che include le comunità umane e della natura. Invece di servire l’economia, l’economia esiste per servire noi. Siamo qui per vivere bene con le nostre famiglie, ed è in rapporti di rispetto e di reciprocità con i vicini e con il nostro quartiere ecologico ed è in questo che troveremo la felicità.

[us_image image=”1707″]

Questo, naturalmente, è un rovesciamento radicale della crescita economica della società promossa dai leader politici liberali e conservatori. Invece di vedere la natura e il lavoro umano come input in una macchina di produzione che noi chiamiamo economia, questa prospettiva si propone di promuovere un’etica di gestione, la consapevolezza degli interessi dei discendenti per sette generazioni e la gratitudine per quello che abbiamo, insieme a un senso di avere abbastanza e il riconoscimento dei diritti di tutta la vita.

Buen vivir ora è stato integrato nelle Costituzioni di Bolivia ed Ecuador. Questo quadro ha ispirato un approccio di base per la crisi climatica ed è diventato la base di discussioni internazionali, in particolare in America Latina.

Felicità interna lorda del Bhutan

Nel 1972, poco dopo la sua ascesa alla posizione del quarto Re Drago del Bhutan, il giovane Jigme Singye Wangchuck ha dichiarato che lui era più interessato a felicità interna lorda rispetto al prodotto interno lordo. Questa dichiarazione ha avviato studi e indagini di valutazione, basato sulla cultura dei valori unici del Bhutan, in modo che la felicità potesse essere usata come parametro del far politica in questa piccola nazione asiatica. La Felicità nazionale lorda come definito nel Bhutan include il benessere psicologico, la salute, l’istruzione, l’uso del tempo, la diversità culturale e la resilienza, il buon governo, la comunità, la vitalità, la diversità ecologica, la resilienza e gli standard di vita.

Concentrandosi sul benessere del popolo come guida, il Bhutan ha seguito un proprio percorso, piuttosto che aderire agli interessi delle forze economiche globali. Il Bhutan ha deciso di non aderire all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), per esempio, quando ha concluso che una tale mossa avrebbe messo a repentaglio la felicità e il benessere.

“Se il Bhutan si unisce al WTO, consegna a forze esterne il diritto di decidere chi partecipa alla definizione e realizzazione la felicità di tutta la popolazione bhutanese. In altre parole, il Bhutan si arrende alle forze di mercato e abbandona la propria sovranità nelle mani deii poteri che sono dominanti nel mercato”, ha detto  Mark Mancall, professore di storia alla Standford.

L’idea del Bhutan che è la felicità, non la crescita, la misura del progresso si sta diffondendo. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sponsorizzata dal Bhutan nel luglio 2011, che invita gli altri paesi a fare della felicità e del benessere un elemento centrale del loro lavoro di sviluppo, e di sviluppare indicatori per misurare il benessere del proprio popolo.

Il movimento della gioia negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti, gli stati del Maryland e del Vermont utilizzano l’indicatore genuino del progresso per misurare la felicità. Considerano  i benefici del volontariato, dei lavori domestici, dei risultati scolastici, del funzionamento di strade e autostrade, e sottraendo cose come la criminalità e l’esaurimento delle fonti energetiche non rinnovabili. Misurando questi e altri fattori, emerge un quadro più completo di reale benessere.

“Se guardiamo le cose in modo olistico, basato sulla salute, l’interazione all’interno della comunità, delle arti e della cultura e l’ambiente, governiamo il Paese in modo diverso,” dice John DeGraaf, co-fondatore della Happiness Alliance. “Faremo capire che il successo arriva maggiormente nelle società che sono egualitarie, che hanno grande equilibrio della gestione del tempo -lavoro breve e condiviso – forti reti di sicurezza e sostegno sociale in modo le persone si sentono sicure. Avremo una maggiore fiducia nel governo e una maggiore fiducia reciproca “.

Forse la felicità sembra un tentativo frivolo da perseguire per noi come individui, e in particolare per i governi e le Nazioni Unite. Ma considerare l’insistenza di Thomas Jefferson nella Dichiarazione di Indipendenza sulla “ricerca della felicità” insieme alla vita e alla libertà, piuttosto che della “proprietà”. Jefferson fu profondamente influenzato dalla nozione greca di eudaimonia, che non si riferisce a un piacere fugace ma l’essenza di ciò che significa essere umano, in altre parole, alla dignità umana.

In questo senso, la felicità sostenibile non è affatto futile. Non ci sono abbastanza risorse nel mondo per tutti noi con il nostro stile di vita da consumatori. Ma scegliendo con saggezza, possiamo avere un mondo in cui ognuno di noi può vivere con dignità.

Coloro che sono benestanti possono guadagnare felicità evitando l’eccesso di consumo, praticare la gratitudine, assaporare i bei momenti con i propri cari e proteggere l’ambiente naturale.

Gran parte delle cose che gli inserzionisti sostengono porti felicità è fuori portata, rendendo le false promesse uno scherzo crudele.

Per chi non ha i mezzi per provvedere a sé stesso e alla propria famiglia, un aumento nell’accesso alle risorse può portare a reali miglioramenti del benessere.

Nel complesso, ci troviamo a guadagnare molto.

[us_image image=”1708″ size=”us_600_0″]

Un mondo più equo favorisce la fiducia, aumentando la nostra capacità di lavorare insieme per risolvere i grandi problemi del nostro tempo. Significa un mondo con meno criminalità, meno malattie, meno corruzione e meno rifiuti. Ed è un mondo in cui facciamo il miglior uso possibile delle risorse naturali estratte dalla Terra facendo in modo che, parafrasando liberamente Gandhi, la nostra ricchezza naturale va a soddisfare le esigenze, non l’avidità.

I modi di vita che si concentrano più sulla felicità e meno sulla crescita economica lasciano tempo per la famiglia, la comunità, e lo sviluppo delle molte dimensioni della nostra vita che sappiamo portano la vera felicità.

Ancora una cosa: in un momento di crescenti distruzioni legate ai cambiamenti climatici e le loro ripercussioni economiche, la nostra sfida sarà quella di creare le condizioni che ci spingono a sostenerci a vicenda nei momenti difficili, non a sopraffarci l’un l’altro. Noi arriveremo ad un mondo più equo quando saremo consapevoli delle molte benedizioni che abbiamo e siamo in grado di scoprire le fonti della felicità che non costano il pianeta, ma che sono abbondanti e gratuiti.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

Tag:, ,

Una (non proprio) breve storia della felicità – 4° parte

Questa è la 4 puntata della storia della felicità, tratta dall’articolo di Sarah van Gelder, co-fondatrice e capo editore di YES! Magazine, apparso sul suo giornale on-line lo scorso anno. La prima, la seconda e la terza  sono state pubblicate nei giorni scorsi.

La buona notizia è che la felicità sostenibile è compatibile con un ambiente sano, un mondo equo, e con la nostra realizzazione. Ed è contagiosa, le cose che creano benessere per una persona tendono ad essere buone per gli altri e per tutta la vita.

Felicità sostenibile è possibile, ma molto dipende dalle scelte che facciamo singolarmente e come società. Qui ci sono alcuni punti per iniziare: 1) Fermare le cause del trauma e sostenere la guarigione, 2) Costruire equità economica e sociale, 3) Valorizzare i doni che ognuno di noi porterà, 4) Proteggere l’integrità del mondo naturale, e 5) Sviluppare pratiche che sostengono il nostro benessere.

[us_image image=”1697″]

1. Fermare il trauma

Come recita la regola di buon senso contenuta nel giuramento di Ippocrate, si potrebbe iniziare dal non fare nulla di male.

La vita porta inevitabilmente alcuni tipi di dolore: un rapporto si rompe, una persona cara muore, o un posto di lavoro non riesce a concretizzarsi. Con il sostegno di amici e parenti, (ndt anche del counseling quando serve 😉 ) ci riprendiamo e andiamo avanti.

Eppure ci sono tipi di traumi che possono essere debilitanti per tutta la vita e si possono tramandare per generazioni. E molti sono prevedibili.

I veterani soffrono alti tassi di disturbi da stress post-traumatico (PTSD). Secondo il Department of Veterans Affairs, il 30 per cento di coloro che sono stati impiegati in Afghanistan o in Iraq hanno PTSD e sono stati trattati in ospedali.  Anche i loro figli ne soffrono ed hanno maggiori probabilità di essere ansiosi o depressi.

La violenza sessuale è un’altra causa di trauma per  un gran numero di persone. Si stima che una donna su cinque venga violentata nel corso della sua vita, e un terzo di vittime di stupro sperimenterà disturbi da stress post-traumatico. Le sopravvissute hanno una probabilità tre volte maggiore di avere un episodio di grave depressione.

Quasi 700.000 i bambini sono sottoposti ad abusi sessuali e fisici di ogni anno negli Stati Uniti, secondo il Dipartimento di Salute e Servizi Umani. I bambini soffrono in modo sproporzionato dalla povertà, che provoca anche un trauma durevole.

Secondo la ricerca citata da Dr. Monica Williams in Psychology Today, ci sono i traumi che si intersecano con esclusioni protratte per generazioni, dislocazione economica, e violenza contro le persone di colore, che sperimentano più alti tassi di PTSD a causa del razzismo tuttora in corso.

Tra i modi più importanti per creare un mondo più felice c’è quello di porre fine alle guerre, agli abusi, e all’esclusione che sono fonte continua di  traumi, e quello di sostenere la guarigione dei sopravvissuti.

2. Creare equità

Lo stress può essere sano, se è di tipo giusto. Lo stress a breve termine in realtà aumenta la memoria e le funzioni mentali. Ma lo stress cronico, soprattutto se causato da eventi sui quali abbiamo poco controllo, aumenta il rischio di malattie cardiache e il rischio di morte. Gli studi Whitehall, le famose indagini del 20 ° secolo sulle cause di morte e di malattia tra i dipendenti pubblici britannici, ha dimostrato che i lavoratori di basso status hanno avuto un tasso di mortalità tre volte superiore rispetto a quelli della parte alta della gerarchia. Inoltre, i danni causati dalla disuguaglianza si estendono oltre il posto di lavoro. L’epidemiologo Richard Wilkinson ha dimostrato che coloro che vivono in società disuguali hanno tassi di gran lunga superiori di malattia mentale, omicidio, e gravidanze adolescenziali.

Quindi, se vogliamo una vita più sana e più felice, abbiamo bisogno di una società più giusta, sia in senso economico che in termini di responsabilità personale che ognuno di noi ha nel determinare una nostra vita più equa.

3. Valorizzare i doni di ognuno

Può essere contro-intuitivo, ma la felicità sostenibile viene da ciò che diamo, non quello che prendiamo o anche quello che abbiamo. Le persone che trovano i loro doni unici e sono in grado di offrire loro gli altri sono spesso più felici.

Cameron Anderson, professore della Haas School of Business presso la University of Berkeley, California, ha pubblicato uno studio in Psychology Science che mostra come avere il rispetto e l’ammirazione dei nostri coetanei conta di più del possedere cose. “Non c’è bisogno di ricchezza per essere felice,  quanto di essere un valido membro che contribuisce al gruppo ”, dice Anderson. “Ciò che dà ad una persona un’alta considerazione in un gruppo è il suo impegno, la generosità con gli altri, e il sacrificarsi per il bene più grande.”

Allo stesso modo, la ricerca citata da Stacey Kennelly nella rivista Yes! Magazine dimostra che la nostra felicità aumenta quando abbiamo il rispetto dei nostri coetanei, ma non necessariamente quando abbiamo un reddito più alto o più ricchezza.

Gli studenti universitari che sono politicamente impegnati sono più felici, secondo la ricerca dal professor Tim Kasser. “I voti di chi fa attivismo politico sono stati associati a emozioni più piacevoli, una maggiore soddisfazione della vita, sperimentare maggiormente libertà, competenza e connessione con gli altri”, dice nell’articolo “Fare la differenza rende felice.”

4. Proteggere l’integrità della Natura

Il mondo naturale non solo ci porta la felicità; è ciò che rende possibile la vita, e proteggere la sua integrità contribuisce alla felicità sostenibile.

Uscire nella natura migliora il nostro senso di benessere ed è particolarmente importante per i bambini. I vantaggi includono la riduzione dello stress, il miglioramento della salute, maggiore creatività e una migliore concentrazione, dice Amy Novotney in Monitor on Psychology.

L’illusione che gli esseri umani sono separati e fra loro e separati  dalla Terra vivente sta finalmente cedendo il passo alla comprensione che il nostro destino è legato al destino del pianeta dal quale noi tutti dipendiamo. Il nostro lavoro per proteggere e ripristinare gli ecosistemi del pianeta significa acqua pulita, cibi sani, un clima stabile, e una spinta migliore alla felicità sostenibile per le generazioni a venire.

[us_image image=”937″ size=”us_600_0″]

5. Sviluppare pratiche che sostengono il nostro benessere

Una società egualitaria che protegge il mondo naturale, minimizza la guerra, il razzismo, e l’abuso e accoglie con favore l’espressione del dono unico di ogni persona costituisce la base per la felicità sostenibile. Ma noi non dobbiamo aspettare che il mondo cambi. Ci sono cose che possiamo fare anche a casa, che amplificano la nostra felicità sostenibile.

Siamo in grado di darci una cura migliore dei farmaci  prescritti per gran parte di ciò che ci affligge. Secondo gli studi citati dalla American College of Sports Medicine, una vita sedentaria è dannosa per la salute quanto il fumo. Un esercizio fisico moderato e regolare non solo riduce il rischio di malattie cardiache, diabete e ictus, ci rende anche più felici, spesso in modo più efficace degli antidepressivi. E ‘molto più economico, e tutti gli effetti collaterali sono buoni.

Possiamo anche sviluppare una pratica di gratitudine e di imparare ad essere consapevoli.

Alcune delle persone più felici sono quelli che sono sopravvissute a grandi malattie o altre grandi sfide della vita e sono diventati consapevoli delle scelte che fanno nella loro vita finita. C’è qualcosa di fronte alla possibile fine della vita che mette a fuoco la scelta preziosa che abbiamo su come spendere i giorni che ci restano da vivere.

Tutto può essere tolto ad un uomo tranne una cosa: l’ultima delle libertà umane, quella di scegliere il proprio atteggiamento in un dato insieme di circostanze, di scegliere la propria strada” ha scritto Viktor E. Frankl.

Un reset della felicità globale.

Mentre la crescita senza fine e i consumi senza fondo perdono il loro fascino come scopo per la nostra vita, molte persone sono alla ricerca di modi migliori per raggiungere la felicità. Stanno cominciando a prendere piede in tutto il mondo nuovi approcci.

Puoi trovare qui l’ultima parte dell’articolo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , ,

Una (non proprio) breve storia della felicità – 3° parte

Puoi leggere qui la prima e la seconda parte di questa storia della felicità che nasce negli Stati Uniti e che si è diffusa in tutto il pianeta.

Il predominio di questa economia al profitto sta minando la nostra qualità della vita.

Per cavarsela in un’epoca di salari stagnanti e di indifferenza del governo, gli americani devono lavorare più a lungo e più ore. Quelli in fondo alla scala dei redditi, in particolare i genitori single, spesso lavorano in due o tre posti di lavoro per avere denaro a sufficienza per tirare avanti, e molti vivono in povertà, anche lavorando a tempo pieno. Con lunghe ore di lavoro (più lunghi spostamenti), chi ha tempo per essere felice?

[us_image image=”1690″]

Questa forma di società di consumi guidata dalle corporates aumenta la disuguaglianza e mina la vita familiare, e sta inghiottendo le risorse naturali del nostro pianeta. Cime di montagne saltate, foreste convertite in sabbie bituminose, miniere a cielo aperto, e terreni agricoli convertiti in siti di trivellazione e centri commerciali. Il pianeta ha dei limiti, una realtà trascurata da coloro che predicano la crescita economica senza fine. Ora abbiamo prodotti chimici industriali nella nostra acqua, l’acidificazione degli oceani, la morte di colonie di api, lo scioglimento dei ghiacci polari, uragani estremi e tempeste di fuoco.

C’è un detto: “Se la mamma non è felice, nessuno è felice”. Madre Terra non è felice.

Molte persone sono preoccupate per questi problemi, naturalmente. Ma la gente comune non ha le risorse per ottenere l’attenzione dei funzionari eletti, che devono raccogliere milioni di dollari per fare le loro campagne nazionali. Un recente studio Perspectives in Politics condotto da due eminenti accademici, la cui pubblicazione era prevista nell’autunno 2014, conferma che gli Stati Uniti sono diventati un’oligarchia.

Lo studio ha trovato che le opinioni della gente comune e dei loro gruppi di difesa non hanno praticamente alcun effetto sulla politica. Eppure le élite economiche e le organizzazioni che rappresentano gli interessi commerciali hanno “un impatto sostanziali” sulla politica del governo.

Questo descrive come la disuguaglianza mina la felicità sostenibile. La promessa che più roba porta felicità si rivela essere una falsa promessa. Allo stesso modo è falsa l’affermazione che la crescente ondata di crescita economica “salverà tutte le barche”.

Se la crescita economica e il consumismo non sono una ricetta per la felicità sostenibile, allora come possiamo ottenerla?

La felicità sostenibile è una forma di benessere che va in profondità, non è una sensazione fugace di piacere o una botta temporanea di ego. E’ invece duratura perché attinge alle nostre aspirazioni più autentiche e coinvolge le relazioni e le pratiche che ci sostengono nella buona e nella cattiva sorte.

La felicità sostenibile è basata su una comunità solidale. Essa nasce dalla consapevolezza che il nostro benessere è legato a quello dei nostri vicini. Quando sappiamo che possiamo contare sugli altri in tempi difficili, che c’è un posto per tutti, e che siamo in grado di dare un contributo significativo ed essere riconosciuti per questo, abbiamo le basi della felicità sostenibile.

[us_image image=”1692″ size=”us_600_0″]

E la felicità sostenibile nasce da una Terra sana e viva. A un livello molto semplice, si tratta di riconoscere che ogni sorso d’acqua, ogni boccata d’aria, il cibo che nasce dal suolo o proviene dalle acque, tutto questo è possibile grazie agli ecosistemi viventi del pianeta. Felicità sostenibile va ancora più in profondità, però, rispetto ad una celebrazione del mondo naturale, anche quando questo non ci offre un beneficio diretto.

Continua qui

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, ,

Una (non proprio) breve storia della felicità – 2° parte

Avevamo terminato la prima parte di questa storia con queste parole: gli inserzionisti spendono miliardi per diffondere l’illusione che più cose abbiamo più questo ci porterà felicità.

Ma l’acquisto di tutta questa roba ha conseguenze reali. Le case oggi sono, in media, due volte più grandi di quanto non lo fossero 40 anni fa. L’onere del debito per l’acquisto di quelle camere extra o per il mobilio di lusso dura decenni. Il debito, le ore di straordinario necessari per pagare e il tempo che rimane portano lontano da amici e parenti e così via.

[us_image image=”1674″]

Esauste dalle lunghe ore di lavoro e pendolarismo, le persone iniziano a chiedersi cosa è successo alla vera felicità. Ed ecco la risposta dei pubblicitari: hai solo bisogno di spendere ancora di più sulla chirurgia plastica, antidepressivi, o una macchina nuova.  Ogni giorno il bambino medio negli Stati Uniti vede tra 50 e i 70 annunci al giorno in televisione;  un adulto medio vede mediamente 60 minuti di pubblicità e di promozioni.

Per i lavoratori poveri, quelli a basso reddito e i disoccupati, gran parte della roba che gli inserzionisti sostengono porterà felicità è fuori portata, rendendo le false promesse uno scherzo crudele. Per tutti i livelli di reddito, ma soprattutto per quelli più bassi, la pubblicità diventa un ricordo implacabile del buon vivere che non hanno e che altri hanno.

“Chi racconta le storie di una cultura governa veramente il comportamento umano”, ha detto lo studioso di media George Gerbner. “Questo vale per essere il genitore, per la scuola, la chiesa, la comunità.Oggi chi racconta queste cose è una manciata di gruppi economici globali che non hanno nulla da raccontare, ma una grande quantità di cose da vendere “.

La conversazione sulle fonti dell’appagamento e della gioia è stata colonizzata dagli inserzionisti che producono la mentalità della cultura del consumo.

La roba a buon mercato ha un prezzo

I lavoratori che producono e distribuiscono la nostra roba sono tra quelli che pagano il prezzo più alto per il nostro stile di vita da consumatori. Quando le persone non hanno soldi, ma gli è stato detto che avere più cose è essenziale per la loro felicità, avere la possibilità di comprare a prezzi bassi diventa di primaria importanza. Le imprese locali sono costretta al fallimento a causa dei negozi in grado di tagliare i prezzi pagando salari bassissimi.

I lavoratori del settore produzione si trovano loro malgrado nella corsa al ribasso per il salario più basso. I datori di lavoro trasferiscono altrove la loro produzione lì dove i salari e gli standard di sicurezza sono inferiori altrove o quando i lavoratori cominciano ad organizzare un sindacato.

Tutto quello che esiste di non umano nel pianeta soffre dal fardello ecologico colossale di produrre tutta la roba per noi umani. Secondo un recente studio pubblicato su Science, l’attività umana sta causando l’estinzione delle specie con un incremento 1.000 volte  superiore al tasso che normalmente si verifica in natura. I prodotti chimici industriali sono in aumento nei corpi dei mammiferi marini nelle regioni artiche e nei nostri corpi. Un’isola gigante di immondizia e di plastica circola nell’Oceano Pacifico, avvelenando la fauna selvatica e tutta la catena alimentare. Più preoccupanti di tutti sono gli effetti della combustione di enormi quantità di combustibili fossili e di disboscamento e  le foreste in fiamme. Saturando l’atmosfera il carbonio sta acidificando gli oceani e surriscaldando il pianeta. I cambi climatici minacciano le nostre coste, le scorte alimentari e le fonti di acqua dolce, e potenzia incendi e tempeste massicce.

La crescita non offre più la felicità

Maggiori consumi avrebbero dovuto portare alla felicità a noi come individui, e, allo stesso tempo, la crescita economica avrebbe dovuto portare benessere per la società nel suo insieme.

Il dopoguerra è stato considerato un successo economico, e soprattutto negli anni ’60 e ’70, è stato un periodo in cui molti sono usciti dalla povertà e il divario tra ricchi e poveri era molto minore di quanto non sia oggi. La crescita dell’economia, misurato come Prodotto Interno Lordo (PIL) è aumentato costantemente.

Non abbiamo bisogno di persone che lavorano in condizioni di sfruttamento per produrre roba a buon mercato per alimentare una fame infinita di possesso.

Ma il PIL è una misura inaffidabile. E’ calibrato sull’attività economica, indipendentemente dal fatto che l’attività porti miglioramenti. Scavare una miniera e vendere metalli, minerali, o carbone, aumenta il PIL, anche se inquini l’acqua potabile per migliaia di persone. Coltivare cibo fresco nel giardino, condividerlo con gli amici e con i senzatetto, rimanere in buona salute e felici, non modifica  il PIL.

La sigla inglese per il PIL è GDP (Gross Domestic Product) Il GPI l’indicatore di Progresso Genuino,  dall’altra parte, misura soprattutto il benessere generale; sottrae le cose nocive come la criminalità, la malattia, la perdita di terreni agricoli, e la qualità dell’acqua in declino, e aggiunge i contributi per l’economia che il PIL non conta, come il lavoro non retribuito a casa e il volontariato nella comunità.

Fino al 1979, il PIL e GPI sono aumentati più o meno di pari passo negli Stati Uniti. Ma dopo il 1979, è accaduto qualcosa di diverso. Il PIL ha continuato a crescere, mentre il GPI è rimasto in stallo.Il nostro tempo e le nostre risorse sono state sempre di più investiti nella crescita economica, ma senza portare felicità, soprattutto per le persone bloccate in condizioni di povertà.

Perché la dimensione dell’economia continuano a crescere mentre il benessere stagna?

I colpevoli sono “un aumento della disuguaglianza di reddito insieme all’aumento dei costi ambientali e sociali in misura più veloce del consumo e dei suoi benefici”, dice Ida Kubiszewski e i suoi colleghi in un articolo pubblicato in Ecological Economics.

In altre parole, non stiamo ottenendo felicità per tutto il tempo, il denaro e le che risorse naturali stiamo utilizzando e i benefici sono soprattutto per quelli che sono in alto.

Che cosa è cambiato? Tra le altre cose, gli accordi di libero scambio e dei governi pro-corporates  rendono ora possibile per le imprese transnazionali di esternalizzare la produzione nelle regioni a più basso salario del mondo in cui vigono regolamenti di minor salvaguardia per i lavoratori e l’ambiente. Tale strategia tiene bassi i prezzi. Ma rende facile per le aziende ridurre drasticamente i buoni posti di lavoro e sfruttare i lavoratori in patria e a livello internazionale. Il salario misero, lo sfruttamento dei lavoratori agricoli negli Stati Uniti, i numerosi incendi di fabbrica e il crollo dell’edificio Rana Plaza in Bangladesh, i suicidi nelle fabbriche cinesi che fanno prodotti Apple, e i diamanti di sangue in Congo sono solo alcuni esempi di l’alto prezzo pagato da coloro che producono la nostra roba.

[us_image image=”1676″ size=”us_600_600_crop”]

La produttività è aumentata in tutto il dopoguerra, in particolare con l’impiego di computer e della robotica. Si produce più adesso in un’ora di tempo di lavoro che mai prima. L’aumento del reddito scaturito dall’aumento della produttività avrebbe potuto essere condiviso con i lavoratori, sotto forma di una paga più alta o meno ore per la stessa paga. O i profitti avrebbero potuto essere tassati per finanziare l’istruzione superiore, per il miglioramento delle infrastrutture, per un sistema di trasporto ad alta velocità, per una transizione verso un’economia verde, o tantissime altre cose che aumenterebbero la felicità sostenibile. Invece, le aziende hanno usato la maggiore produttività per licenziare i lavoratori, offrire enormi redditi per i dirigenti, acquistare altre società, e pagare rendimenti elevati agli azionisti ricchi. E speso i lobbisti hanno versato miliardi di contributi alle campagne elettorali per far vincere politici che avrebbero promulgato leggi a loro favorevoli, riduzione di tasse e regolamenti più leggeri. Le organizzazioni dei lavoratori non hanno abbastanza peso per negoziare una quota di aumento del reddito; i salari sono rimasti fermi a partire dagli anni ’70, mentre il reddito e il patrimonio del 1 per cento  della popolazione e in particolare la parte superiore dello 0,1 per cento, sono saliti alle stelle.

Continua qui 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , ,

Una (non proprio) breve storia della felicità – 1° parte

Nel maggio dello scorso anno Sarah van Gelder, co-fondatrice e capo editore di YES! Magazine scrisse un articolo molto interessante dal titolo Una breve storia della felicità: Come l’America ha perso le tracce della buona vita  e dove trovarla ora. L’articolo si riferisce agli Stati Uniti, ma la situazione italiana e del mondo occidentale non è differente. Quella che segue è la libera traduzione della prima parte dell’articolo. Le successive saranno pubblicate nei prossimi giorni.

[us_image image=”1668″]

Negli ultimi 100 anni si è tanto parlato di felicità, siamo bombardati di stimoli sulla felicità e su come raggiungerla. Il modo in cui definiamo la felicità guida quello che facciamo, quello che siamo disposti a sacrificare, e come spendiamo i nostri soldi e il nostro tempo.

Le case produttrici di quasi tutti prodotti spendono miliardi per diffondere l’illusione che più cose abbiamo più siamo felici. I politici di tutti gli orientamenti, e soprattutto quelli legati agli interessi economici, diffondono il messaggio che la crescita economica porta al benessere. Entrambi sono false promesse che stanno invece minando le condizioni stesse che potrebbero portare alla felicità sostenibile.

Si! Felicità sostenibile.

La felicità sostenibile è basata su un mondo sano e naturale e su una società vivace e leale. Si tratta di una forma di felicità che dura, nei momenti buoni e cattivi, perché comincia con i requisiti e le aspirazioni fondamentali  dell’essere umano. Non è possibile ottenerla in modo rapido né può essere raggiunta a scapito degli altri.

La buona notizia è che la felicità sostenibile è realizzabile, potrebbe essere a disposizione di tutti, e non deve andare a discapito il pianeta. Inizia facendo in modo che tutti possano ottenere un livello base di sicurezza materiale. E oltre a questo è fondamentale saper che possedere più cose non è la chiave della felicità.

Si scopre che non abbiamo bisogno di sfruttare e depauperare il pianeta in una folle corsa per produrre le cose che dovrebbe renderci felici. Non abbiamo bisogno di persone che lavorano in condizioni di sfruttamento per produrre roba a buon mercato per alimentare una fame infinita di possesso. Non abbiamo nemmeno bisogno di crescita economica, anche se alcuni tipi di crescita sono di aiuto.

La ricerca mostra che la felicità sostenibile proviene da altre fonti. Abbiamo bisogno di rapporti d’amore, comunità naturali e umane fiorenti, opportunità di lavoro significative e un paio di semplici pratiche come la gratitudine, per esempio. Con questa definizione di felicità sostenibile, possiamo davvero averla tutti.

Una breve storia della felicità in stile americano

Il consumo non è sempre stato il re degli Stati Uniti. E’ iniziata a diventare una preoccupazione nazionale nel 1920, quando gli imprenditori hanno iniziato a preoccuparsi che gli americani erano sazi perché avevano tutti gli elettrodomestici e beni di consumo che volevano. Dirigenti e politici pro-business hanno pensato allora che l’economia avrebbe subito uno stallo se le persone avessero scelto di trascorrere il tempo a godersi la vita piuttosto che lavorare di più e comprare di più.

Così l’industria della pubblicità ha unito le forze con gli psicologi freudiani per incanalare i nostri desideri, unendo i desideri universali di amore, status e autostima con il nuovo “Vangelo del consumismo”.

“I desideri sono quasi insaziabili,” sosteneva l presidente Herbert Hoover  nella sua relazione sull’economia pubblicata pochi mesi prima del crollo del 1929. “Un desiderio soddisfatto apre  la strada ad un altro da soddisfare …. Abbiamo un’area sconfinata davanti a noi; ci sono nuovi bisogni che produrranno all’infinito bisogni sempre più nuovi, in modo sempre più veloce alla loro soddisfazione … attraverso la pubblicità e altri dispositivi di promozione, con il supporto scientifico, con un’accurata previsione di  consumo, è stato creato un traino di produzione controllabile … sembrerebbe che possiamo andare avanti incrementando le attività.

[us_image image=”1670″ size=”us_600_600_crop”]

La moderna industria pubblicitaria si propone sistematicamente di ridefinire le nostre credenze sulla felicità. Lo psicoanalista freudiano Ernest Dichter è uno di quelli che ha unito le forze con l’industria della pubblicità ha detto: ”In una certa misura, i bisogni e i desideri delle persone devono essere continuamente suscitati.”

La loro strategia funziona. Oggi un iPad, la giusta vacanza o le ultime scarpe da ginnastica sono diventati prerequisiti per ottenere rispetto e stima. Alcune marche di birra sono sinonimo di amicizia e di senso di comunità. Una casa di grandi dimensioni indica lo stato e la prova dei vostri guadagni e la capacità di sostenere una famiglia. Questi sono tutti, ovviamente, idee create dagli inserzionisti i cui profitti aumentano quando compriamo più di quello di cui abbiamo bisogno.

Gli inserzionisti spendono miliardi per diffondere l’illusione che più cose abbiamo più questo ci porterà felicità.

Continua qui

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, ,