Tag: Relazione d’aiuto

Spiritualità attraverso il corpo (*)

” Tutte le pratiche spirituali enfatizzano il fatto che per connetterci con la dimensione spirituale di noi stessi dobbiamo vivere nel momento presente.

Se ti è mai capitato di ricevere un buon massaggio, sai di che cosa si tratta. Può darsi che tu sia andato dal tuo/a terapista di massaggi lamentandoti di dolori muscolari e contratture a causa di una settimana molto stressante. Se il massaggio ha rilasciato i muscoli contratti, ha rilasciato anche lo stress che ti attanagliava. Così finalmente hai potuto fare un profondo respiro e sentirti più vivo e molto più presente.  Forse ti dici anche: “Che bello! Sono stato in grado di lasciare andare tutto quello che mi portavo dietro da questa terribile settimana”.

Rilasciando i muscoli contratti, sei stato in grado di rilasciare il passato e arrivare più pienamente nel momento presente.  E questo momento presente sembra più vivo, più rilassato, più sicuro e più confortevole.

Vivere nel momento presente è veramente il luogo più sicuro e più confortevole dove esistere.

[us_image image=”3945″]

Per esempio, quando vivevo nei territori di guerra, ho sperimentato meno ansia quando rimanevo nel momento presente, anche durante i bombardamenti. Era il terrore del passato e le anticipazioni dell’esperienze di un futuro incontrollabile che mi provocavano ansia. In qualche modo mi sentivo più in controllo quando mi focalizzavo sul momento presente, anche se nulla era cambiato nelle circostanze esterne. Il passato e il futuro mi sembravano completamente fuori dal mio controllo e perciò più terrificanti.

Nel corso dei miei 15 anni di utilizzo del Trauma Realese Process™ in diciannove paesi con migliaia di persone che hanno vissuto gravi traumi, sono stato lentamente e quasi impercettibilmente invitato a vedere come i tremori stessi creavano una maggiore consapevolezza del nostro sé interiore. Questa consapevolezza è intrinsecamente connessa con l’emergenza del nostro sé spirituale, che è il nostro vero sé.

Questo processo di approfondimento della consapevolezza spirituale iniziò a farsi strada al mio interno man mano che le persone condividevano con me le esperienza spirituali che avevano avuto come risultato del permettere al tremore di rilassare il loro corpo.

Come risultato di queste storie, ho iniziato a leggere la letteratura spirituale e a esplorare i percorsi spirituale delle persone dei paesi devastati dalla guerra dove stavo vivendo. Iniziarono ad affiorare tantissimi temi ed idee comuni a tutte le diverse culture e i diversi paesi. Sono riuscito gradualmente a ricostruire le intuizioni accumulate in quelle culture e preservate in una varietà di tradizioni religiose. Riflettendo sulle mie esperienze del Trauma Release Process™ alla luce del mio processo spirituale, tutte queste espressioni delle diverse culture hanno iniziato a formare un quadro unitario.” …. segue

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

__________________________

(*) Liberamente tradotto da The Revolutionary Trauma Release Process – Transcend your Toughest Times di David Berceli 

Tag:, , , , ,

COUNSELING PERIPATETICO IN NATURA

Mi piace andare allo studio a piedi. Mi piace allungare un po’ il percorso e passare per Villa Ada e godere del verde, della natura che si trasforma stagione dopo stagione. Con l’arrivo della primavera poi è una gioia vedere l’apoteosi dei colori, delle forme, delle varietà di alberi e arbusti in fiore. Il verde delle gemme, persino dell’alloro, è un richiamo forte e silenzioso alla vita, è connessione con la Madre Terra, è nutrimento dell’anima.

Un giorno ero talmente piena di bellezza e di stimoli che ho iniziato a chiedermi: come potrebbe essere una seduta di counseling nel verde? Come sarebbe uscire dallo studio e avere la natura come setting dell’incontro? Quale effetto potrebbe avere camminare nel parco invece di stare seduti uno di fronte l’altra?

Ho lasciato maturare queste domande all’interno e nel frattempo ho cercato di documentarmi. Ho scoperto tante cose: l’ecopsicologia, la Green therapy, Ecotherapy o Nature Therapy, un  Centro di Counseling and Nature Teraphy a Austin, negli Stati Uniti e sopratutto Michael Gurian.

[us_image image=”3039″]

Counselor della coppia e della famiglia, autore di 28 libri tradotti in 22 lingue (ce ne fosse uno in italiano!), filosofo sociale, pioniere nel portare la neuro-biologia e le ricerche sul cervello nelle case, nelle scuole, nelle industrie e nella polizia con progetti pilota, co-fondatore del Gurain Institute, per la formazione di insegnanti e genitori  per l’apprendimento efficace di genere, utilizza il  counseling peripatetico in particolare con i ragazzi. Basato sul modello socratico di insegnare camminando, questo tipo di counseling consente al counselor e al cliente di fare qualcosa di fisico insieme. “Questo è, praticamente parlando, buono per stimolare il sistema limbico e l’elaborazione emotiva nei bambini, in particolari nei maschi. Crea inoltre un’opportunità per gli oggetti e le altre persone, lungo la strada, di svolgere un ruolo utile nel processo di counseling (“Che cosa ti ricorda quel ragazzo là?” “Guarda lei, che cosa pensi stia sentendo adesso?) Infine toglie le sedute dai piccoli spazi e lo immette nel mondo più grande lì fuori.”

E se il  counseling peripatetico fosse utile anche agli adulti?

Pochi giorni fa ho proposto ad una mia cliente di incontrarci a Villa Ada per l’incontro successivo. Siamo verso la fine del nostro percorso insieme e immaginavo avrebbe accolto volentieri la novità. Così è stato infatti. Abbiamo parlato camminando per i sentieri della villa, con la stessa qualità di presenza, intimità e ascolto delle nostre sedute a studio, come se gli alberi fossero i nostri guardiani e le persone che incrociavamo quasi non esistessero. Arrivate al  laghetto ci siamo sedute su una panchina. Stavamo facendo il punto della situazione, ripercorrendo il processo dall’inizio e a un certo punto ha detto: “All’inizio ero come una foglia al vento, fragile in balia delle persone e delle situazioni all’esterno”. Si è fermata un attimo con gli occhi rivolti verso i pini davanti a noi e lo sguardo interiore forse ancora nei ricordi di com’era e poi ha aggiunto: “Ora sono più stabile … come quel pino. Certo le mie radici non vanno ancora molto in profondità, ma ci sono. Le sento e mi sento salda.”

Avrebbe usato la metafora della foglia e del pino se non li avesse avuti davanti agli occhi per tutto il tempo dell’incontro? Avrebbe avuto la stessa chiarezza di visione se  fossimo state in studio?  Vedere davanti a lei la stabilità dell’albero l’ha aiutata a diventare consapevole del suo radicamento? Forse.

Di fatto questo è ciò che è accaduto al parco. ed è l’inizio per me del Counseling Peripatetico, tempo e clienti permettendo.

E a maggio ci sarà un’intera domenica di movimento e scrittura a Villa Ada. Ma di questo ne parleremo più avanti. Stay tuned!!

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

Tag:, , , , ,

“SIAMO TUTTI NATI PER RISPLENDERE, COME FANNO I BAMBINI”

Da quasi un mese una delle prime cose che faccio al mattino è la pratica della candela del non-compleanno:  mi siedo davanti al mio piccolo spazio sacro in camera, accendo una candela ricordando la Luce dentro di me, sento la sua presenza, rinnovo la voglia e l’intento di lasciarla brillare. Poi chiudi gli occhi qualche minuto per centrarmi e lasciar emergere l’intento per la giornata.

[us_image image=”3171″]

All’inizio mi dispiaceva un po’ spegnere la candela alla fine della breve pratica. Poi ho trovato una conclusione che mi piace: mi rivolgo alla Luce della candela, prima di spegnerla, ringraziandola di ravvivare la mia Luce interiore.

Oggi ho ritrovato queste bellissime parole di Marianne Williamson, spesso  attribuite erroneamente a Nelson Mandela.  Le condivido con grande gioia e gratitudine.

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “ In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

Tag:, , , , ,

L’Art counseling

Sin dall’antichità l’arte è stata utilizzata per prevenire e curare le malattie. Dagli egizi ai greci fino ad arrivare a tempi più moderni, nel XIX secolo, “l’opera d’arte viene vista anche come una sorta di strumento terapeutico, una possibilità, per il suo creatore, di esprimere una realtà fantastica, che altrimenti l’avrebbe potuto portare alla follia”. [1]

Anche Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero, creatore della “psicologia analitica” o “psicologia del profondo”, ha parlato di arte come un mezzo per contattare ed esprimere le immagini appartenenti all’inconscio. Per Jung il simbolo assolve la funzione di mediatore fra l’inconscio e la coscienza ed è l’agente trasformatore della natura dell’uomo, aiutandolo ad individuarsi sempre di più. Attraverso la creazione artistica, sia essa un disegno, una poesia, una drammatizzazione o una danza, si riesce ad esprimere quello che è difficile esprimere a parole. [2]

L’art counselor (o counselor espressivo) utilizza le produzioni del cliente, come ponte verso l’interiorità e la consapevolezza, indipendentemente dal valore estetico di ciò che ha prodotto. Quest’ultimo non è quindi solo il mezzo attraverso il quale il cliente esprime se stesso, come avviene nelle arti-terapie, ma diventa lo strumento che fa da tramite tra l’art counselor ed il cliente, è l’oggetto transizionale su cui proiettare le emozioni. Così, da una distanza che non fa paura, le emozioni possono essere riconosciute come proprie da parte del cliente che può quindi masticarle, elaborarle, digerirle e infine integrarle dentro se stesso.

In poche parole l’art counselor integra l’utilizzo della creatività alle modalità peculiari del counseling (empatia, autenticità, accettazione, ascolto attivo senza valutare il cliente o il suo problema, senza interpretare, sostenere, consolare, indagare o proporre soluzioni).


[1] GIUSTI, Edoardo – PIOMBO Isabella, Artiterapie e Counseling espressivo – A.S.P.I.C. Edizioni Scientifiche, Roma, 2003

[2]JUNG, Gustave, Luomo e i suoi simboli, Raffaello Cortina Edizioni 2009

Tag:, , ,

Il counseling

[us_image image=”343″ size=”medium”]

La parola counseling deriva dal verbo inglese to counsel, che risale a sua volta dal verbo latino consulo-ĕre, “consolare”, “confortare”. La parola inglese non è traducibile in italiano, nessuna delle traduzioni possibili infatti (“consolare”, “confortare”, “consigliare” “fornire consulenza”) rispecchia l’essenza del counseling, anzi ne darebbe un’idea distorta e fuorviante.

E’ Carl Rogers (1902-1987), psicologo statunitense e uno dei padri del counseling, a utilizzare questo termine per identificare un intervento d’aiuto (link post – relazione d’aiuto) diverso da quello psicologico e psicanalitico esistenti fino a quel momento.

“Questa nuova tecnica differisce dalle precedenti in quanto si prefigge scopi del tutto diversi. Essa infatti mira direttamente ad una maggiore indipendenza e integrazione dell’individuo, piuttosto che alla speranza di ottenere tali risultati con l’aiuto offerto dal consultore per la soluzione del problema. Punto focale è l’individuo, non il problema. Lo scopo non è quello di risolvere un problema particolare, ma di aiutare l’individuo a crescere perché possa affrontare sia il problema attuale sia quelli successivi in maniera più integrata. … Essa fa molto più affidamento sulla spinta individuale verso la crescita, la salute e l’adattamento.” [1]

Il Counseling opera nell’ambito della salutogenesi, ovvero della prevenzione della malattia o meglio della promozione della salute, così come intesa e definita dalla Carta di Ottawa nel 1986. E’ utile a questo proposito ricordare la definizione di salute dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità):

“La salute non è assenza di malattia o di infermità, bensì uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”.

Assocounseling, l’Associazione professionale di categoria a cui sono iscritta, definisce Il counseling professionale come

“un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento.

E’ un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.” [2]

Secondo Rollo May, l’altro padre fondatore del counseling insieme a Carl Rogers, il counselor ha il compito di

“favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno (…). Il superamento del problema, la vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso”. [3]

Il counseling non è e non può essere inteso come una forma di terapia psicologica. Mentre quest’ultima richiede un processo globale di crescita (aspetto strutturale), il counseling richiede invece un cambiamento focalizzato su obiettivi specifici (aspetto adattivo).

Esistono infiniti modelli e scuole di counseling: Rogersiano o centrato sulla persona, Gestalt, dell’età evolutiva, transpersonale, sistemico, transazionale, psicocorporeo, psicosomatico, psicosintetico, fino ai più recenti olistico o addirittura sciamanico, tanto per citarne alcuni.

La mia formazione è in Counseling Artistico (link al post in Art counseling) Espressivo e Danza Movimento Relazionale Creativa ©.

[1] ROGERS, Carl R., Potere personale – Casa Editrice Astrolabio, 1978 pagg. 13-14

[2] http://www.assocounseling.it/counseling/definizione-di-counseling.asp

[3] May, Rollo, Larte del Counseling – Casa Editrice Astrolabio, 1991

Tag:, , ,