Tag: Anti-Stress

8 febbraio 2018

Lasciati portare dal vento della vita,
come fa la mongolfiera.
Molla pesi quando soffia il vento 
e lasciati portare.
Mantieni saldo il centro e vola.

#fluiscoconquelchecè  #prospettivaG  #percorsiversolagioiadiessere  

#SuolCollage©

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Ricomincio da T.R.E.®

Ti ricordi la famosa battuta di Massimo Troisi che ha dato il titolo al suo primo film da regista?

… tre cose me so’ riuscite dint’a vita, pecché aggia perdere pure chest? Aggia ricomincia’ da zero? Da tre!

In questi giorni di passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo mi sono fermata a pensare alle tre cose che mi sono riuscite nella vita, le tre cose da cui ricominciare in questo 2018 appena nato.

Sono, guarda caso, quelle a cui ho dedicato gli ultimi trent’anni della mia vita:

  • educare e crescere i miei figli;
  • abitare e vivere il mio corpo come Maestro di vita infallibile, prezioso e benevolo;
  • mantenere viva la curiosità e continuare ad imparare.

I miei figli, una giovane donna di 27 anni e un giovane uomo di 23, fanno parte di quella schiera di ventenni, molto più numerosa di quello che tanti credono, che migliora la specie umana e fanno nascere nel cuore una grande fiducia in un futuro migliore.

La seconda e la terza cosa  sono intimamente legate e interconnesse. Il miracolo del corpo mi ha sempre affascinato. La ricerca, lo studio e la pratica di discipline, metodi e tecniche diverse mi hanno portato a sperimentare molto su me stessa, a viaggiare (un’attività che amo moltissimo), a incontrare  maestri ed insegnanti di grande qualità, a condividere scoperte, dubbi, informazioni e conduzioni con altre ed altri preziosi insegnanti e colleghi.

Ringrazio di cuore tutte le compagne e tutti compagni di cammino. Ringrazio il mio corpo, la sua saggezza e la sua forza per avermi portato fin qui e per tutto quello che ancora accadrà.

Ricomincio da T.R.E.© è il titolo di questo post. Non un numero, ma una sigla, un gioco di parole (giocare è un’altra attività che amo molto). Un acronimo che sta per Tension and Trauma Releasing Exercises cioè Esercizi di Rilascio di Tensioni e Traumi. E’ un metodo che, più di qualsiasi altro abbia sperimentato finora, mi ha dato la presenza e la gioia nel corpo.

Si basa su una serie innovativa di esercizi che aiutano il corpo a rilasciare profondi blocchi muscolari e del sistema nervoso causati da stress, tensione e traumi. Creato da Dr. David Berceli, PhD, T.R.E. attiva in modo sicuro un riflesso naturale di scuotimento o vibrazione che rilascia la tensione muscolare, calmando il sistema nervoso. Quando questo tremore, questo meccanismo di vibrazione muscolare viene attivato in un ambiente sicuro e controllato, il corpo è incoraggiato a tornare in uno stato di equilibrio. La tecnica consiste nel far praticare semplici esercizi fisici per attivare la vibrazione spontanea e naturale del corpo. Ricercatori della facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma hanno dimostrato che il tremore ha anche un effetto benefico sul cervello. I risultati evidenziano come durante il tremore si verifichi un notevole aumento delle onde cerebrali alpha (8-12Hz), quelle onde caratteristiche dello stato di meditazione profonda e del senso di benessere in generale.

Nella mia esperienza personale, il rilascio delle tensioni ha creato naturalmente spazio, fluidità e apertura nel corpo. Questo è già un piacevole risultato che riscontro nelle attività quotidiane così come nella mia danza. L’aspetto ancor più affascinante è che, man mano che le tensioni si sciolgono nel corpo, la mia mente, i miei pensieri si espandono, si ammorbidiscono, lasciando andare giudizi, autoboicottaggi, controllo. La tolleranza verso me stessa e gli altri si espande di pari passo con la stabilità e la presenza nella vita quotidiana. Allargando ancor di più la visione, arriviamo all’aspetto spirituale del corpo, alla capacità di vivere nel qui e ora che solo la consapevolezza di quel che accade nel corpo più dare. Qui si apre un ampio discorso che merita un post a parte più avanti. 

Se ti interessa sperimentare il Metodo T.R.E. puoi vedere qui ciò che è già in programma per i gruppi e chiedere qui per le sessioni individuali. Per approfondire l’argomento puoi consultare i siti Metodo TRE, Metodo TRE in Italia e nel mondo

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Grazie a Blake Wheeler per l’immagine

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SUL SILENZIO

Sto leggendo IL SILENZIO, un libro di Erling Kagge (Oslo, 1963), il primo uomo a raggiungere il Polo Sud in solitaria e il primo a raggiungere “i tre poli”: il Polo Nord, il Polo Sud e una cima dell’Everest.

“Che cos’è il silenzio?”, “Dove lo si trova?”, “Perché è più importante che mai?”. Nel libro Kagge dà trentatré risposte a queste domande, una per capitolo. Questa è la risposta 15.

“Il silenzio consiste nel riscoprire la gioia di fare una pausa.

Quando guardo le mie figlie noto che non hanno quasi più pausa. Sono sempre online, quindi sono sempre occupate. “Ciascuno è l’altro e nessuno se stesso”, scriveva Martin Heidegger in Essere e tempo. Siedono davanti a uno schermo, da sole o con gli altri. Capita anche a me. Mi perdo nel mio smartphone, divento schiavo del mio iPad, come consumatore a volte come contents producerL’iPad è la fonte continua di disturbi, una serie ininterrotta di interferenze generate a cascata. Mi smarrisco in un mondo che ha poco a fare con me. Cerco di essere efficiente finché a un certo punto capisco che, per quanto mi sforzi, non vado avanti.

Ho la stessa sensazione che si ha quando si cerca la strada in mezzo alla nebbia, quando si è in montagna senza bussola e si finisce col girare in tondo. E’ un’idiozia.

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Verrebbe da pensare che la prima cosa, o meglio, l’essenza della tecnologia, sia la componente tecnologica, ma non è vero. L’essenza siamo noi. L’importante è capire in che modo ci cambia la tecnologia che utilizziamo, cosa vogliamo imparare, qual è il nostro rapporto con la natura, cosa ci paice, come usiamo il tempo, quanta energia impieghiamo e quanta libertà sacrifichiamo alla tecnologia. Come molti sottolineano giustamente, le distanze si sono accorciate, ma è un dato di fatto piuttosto banale. L’aspetto centrale invece, come sosteneva Heidegger, è invece la mancanza della vicinanza. Per conquistarla, ci spiega il vituperato filosofo, dobbiamo confrontarci con la verità non con la tecnologia. Dopo aver provato i siti di incontri online, sono pronto a dar ragione a Heidegger. Il pensatore tedesco non poteva ovviamente prevedere i futuri sviluppi della tecnologia. Ai suoi tempi aveva a che fare con automobili da cinquanta cavalli, proiettori e calcolatori che utilizzavano schede perforate. Però intuì quello che sarebbe potuto succedere.

L’uomo, preso dall’uso di nuove tecnologie, sarebbe arrivato al punto di rinunciare alla libertà. Di abdicare al ruolo di persona libera per diventare una risorsa. Questa visione appare più realistica oggi che non ai tempi in cui Heidegger la teorizzò. Non una risorsa per il prossimo, purtroppo, ma qualcosa di meno piacevole. Una risorsa per aziende come Apple, Facebook, Instagram, Google, Snapchat, lo Stato, che grazie al nostro contributo riescono a immagazzinare tutte le informazioni possibili e immaginabili su di noi, per poi venderle oppure utilizzarle direttamente. Sembrerebbe una forma di sfruttamento.

La questione, come quella che Humpty Dumpty sottopone ad Alice nel libro di Lewis Carroll, è la seguente: “Bisogna vedere chi è che comanda …, ecco tutto”. Voi o uno che non conoscete.

E’ pur vero che noi uomini siamo animali sociali e quindi essere reperibili, di per sè, è positivo. Noi non possiamo vivere da soli. Tuttavia è importante spegnere il telefono, sedersi, staresene in silenzio, chiudere gli occhi, respirare a fondo dieci volte e cercare di pensare a qualcosa di diverso dal solito.

L’alternativa è non pensare proprio a niente. La si può chiamare meditazione, yoga, mindfulness  o sano buon senso. Può far bene. Meditare e praticare yoga mi dà gioia. Inoltre ho imparato l’ipnosi,che è una disciplina affine, e ogni tanto mi ipnotizzo per venti minuti. in modo da isolarmi da tutto ciò che mi circonda. E’ un altro metodo che funziona. Ogni pomeriggio mi sdraio sul letto e levito per qualche centimetro.

Tutto ciò mi arricchisce ma penso anche a forme di silenzio che non richiedono l’utilizzo di tecniche. Si può abbassare la soglia che consente di trovare il silenzio e l’equilibrio. Non c’è bisogno di frequentare un corso sulle tecniche di rilassamento per ritagliarsi una pausa. Il silenzio può manifestarsi ovunque e in qualunque momento, proprio davanti il nostro naso. Ce lo creiamo mentre saliamo le scale, prepariamo da mangiare o ci concentriamo sul respiro. E’ vero che facciamo tutti parte di un continente, ma dobbiamo essere consapevoli in ogni istante della potenziale ricchezza di essere un’isola.” 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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DOBBIAMO SOLTANTO FARE LO SFORZO DI SALIRE LE SCALE

Uno dei primi post di questo sito è stato Osate cambiare prospettiva, un omaggio a Robin Williams e al noto film L’attimo fuggente (Dead Poets Society – 1989). Era un invito a cambiare punto fi vista. Lì infatti il professore saliva in piedi sulla cattedra per ricordare a se stesso di guardare le cose da angolazioni diverse e poi invitava i suoi alunni a sperimentarlo.

Dopo esattamente vent’anni, in un film di tutt’altro genere e spessore, Qualcosa di speciale, il protagonista fa lo stesso invito ai partecipanti ad un suo seminario: guardare le cose da un nuovo punto di vista.

Questa volta si sale addirittura su un grattacielo.

Cosa significa per te salire le scale? Quali sono le tue scale? Quando ti capita di salirle?  Cosa succede, a te e a chi ti sta intorno, quando lo fai?

Un piccolo … gradino verso la Gioia di Essere

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COUNSELING PERIPATETICO IN NATURA

Mi piace andare allo studio a piedi. Mi piace allungare un po’ il percorso e passare per Villa Ada e godere del verde, della natura che si trasforma stagione dopo stagione. Con l’arrivo della primavera poi è una gioia vedere l’apoteosi dei colori, delle forme, delle varietà di alberi e arbusti in fiore. Il verde delle gemme, persino dell’alloro, è un richiamo forte e silenzioso alla vita, è connessione con la Madre Terra, è nutrimento dell’anima.

Un giorno ero talmente piena di bellezza e di stimoli che ho iniziato a chiedermi: come potrebbe essere una seduta di counseling nel verde? Come sarebbe uscire dallo studio e avere la natura come setting dell’incontro? Quale effetto potrebbe avere camminare nel parco invece di stare seduti uno di fronte l’altra?

Ho lasciato maturare queste domande all’interno e nel frattempo ho cercato di documentarmi. Ho scoperto tante cose: l’ecopsicologia, la Green therapy, Ecotherapy o Nature Therapy, un  Centro di Counseling and Nature Teraphy a Austin, negli Stati Uniti e sopratutto Michael Gurian.

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Counselor della coppia e della famiglia, autore di 28 libri tradotti in 22 lingue (ce ne fosse uno in italiano!), filosofo sociale, pioniere nel portare la neuro-biologia e le ricerche sul cervello nelle case, nelle scuole, nelle industrie e nella polizia con progetti pilota, co-fondatore del Gurain Institute, per la formazione di insegnanti e genitori  per l’apprendimento efficace di genere, utilizza il  counseling peripatetico in particolare con i ragazzi. Basato sul modello socratico di insegnare camminando, questo tipo di counseling consente al counselor e al cliente di fare qualcosa di fisico insieme. “Questo è, praticamente parlando, buono per stimolare il sistema limbico e l’elaborazione emotiva nei bambini, in particolari nei maschi. Crea inoltre un’opportunità per gli oggetti e le altre persone, lungo la strada, di svolgere un ruolo utile nel processo di counseling (“Che cosa ti ricorda quel ragazzo là?” “Guarda lei, che cosa pensi stia sentendo adesso?) Infine toglie le sedute dai piccoli spazi e lo immette nel mondo più grande lì fuori.”

E se il  counseling peripatetico fosse utile anche agli adulti?

Pochi giorni fa ho proposto ad una mia cliente di incontrarci a Villa Ada per l’incontro successivo. Siamo verso la fine del nostro percorso insieme e immaginavo avrebbe accolto volentieri la novità. Così è stato infatti. Abbiamo parlato camminando per i sentieri della villa, con la stessa qualità di presenza, intimità e ascolto delle nostre sedute a studio, come se gli alberi fossero i nostri guardiani e le persone che incrociavamo quasi non esistessero. Arrivate al  laghetto ci siamo sedute su una panchina. Stavamo facendo il punto della situazione, ripercorrendo il processo dall’inizio e a un certo punto ha detto: “All’inizio ero come una foglia al vento, fragile in balia delle persone e delle situazioni all’esterno”. Si è fermata un attimo con gli occhi rivolti verso i pini davanti a noi e lo sguardo interiore forse ancora nei ricordi di com’era e poi ha aggiunto: “Ora sono più stabile … come quel pino. Certo le mie radici non vanno ancora molto in profondità, ma ci sono. Le sento e mi sento salda.”

Avrebbe usato la metafora della foglia e del pino se non li avesse avuti davanti agli occhi per tutto il tempo dell’incontro? Avrebbe avuto la stessa chiarezza di visione se  fossimo state in studio?  Vedere davanti a lei la stabilità dell’albero l’ha aiutata a diventare consapevole del suo radicamento? Forse.

Di fatto questo è ciò che è accaduto al parco. ed è l’inizio per me del Counseling Peripatetico, tempo e clienti permettendo.

E a maggio ci sarà un’intera domenica di movimento e scrittura a Villa Ada. Ma di questo ne parleremo più avanti. Stay tuned!!

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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“SIAMO TUTTI NATI PER RISPLENDERE, COME FANNO I BAMBINI”

Da quasi un mese una delle prime cose che faccio al mattino è la pratica della candela del non-compleanno:  mi siedo davanti al mio piccolo spazio sacro in camera, accendo una candela ricordando la Luce dentro di me, sento la sua presenza, rinnovo la voglia e l’intento di lasciarla brillare. Poi chiudi gli occhi qualche minuto per centrarmi e lasciar emergere l’intento per la giornata.

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All’inizio mi dispiaceva un po’ spegnere la candela alla fine della breve pratica. Poi ho trovato una conclusione che mi piace: mi rivolgo alla Luce della candela, prima di spegnerla, ringraziandola di ravvivare la mia Luce interiore.

Oggi ho ritrovato queste bellissime parole di Marianne Williamson, spesso  attribuite erroneamente a Nelson Mandela.  Le condivido con grande gioia e gratitudine.

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “ In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi: è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Sii felice e dillo a tutti

Sabato scorso ho partecipato ad un #earthpainting circle condotto da Marianne Cordier ideatrice di Earth Painting, una pratica di mindfulness creativa ed ecologica che affonda le sue radici nella pittura intuitiva e che si sviluppa attraverso la co-creazione.

Un passo fondamentale nel processo creativo della Pittura Intuitiva (descritto nel libro Il Colore dell’anima) è il dialogo col dipinto a cui nell’Earth Paining si aggiunge il dialogo con la Terra.

Forse ti sembrerà un po’ strano dialogare con un dipinto. Eppure è quel che accade ed è, a mio avviso, la parte più intima e spirituale del processo, Si anima un dialogo con quella parte di noi, di me, che ha preso forma e colore nel dipinto in maniera autonoma. Non c’è infatti un quadro da duplicare, né un risultato da raggiungere se non quello di esprimere quel c’è nel momento attraverso il gesto della mano.

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Sabato ho creato due dipinti: uno piccolino (al centro della foto in alto) e uno più grande (qui sopra a destra) con cui ho scelto di dialogare. Era lì, davanti a me, ricco dei colori creati con i doni della terra: la curcuma, la barbabietola rossa, l’ortica, i mirtilli, la mimosa, i pistilli della camelia, il nero di un ramo bruciato recuperato in spiaggia. Ero felice di tutte quelle curve armoniose, quei ghirigori che sembravano dorati e quei grandi punti rosso barbabietola.

Ho chiuso gli occhi e ho chiesto al dipinto quale fosse il suo messaggio per me. La risposta è arrivata immediata e decisa: “Smettila di fare ghirigori. Vai diritta al punto, senza perdere tempo”. Ho chiesto quale suggerimento potesse darmi per riuscire a farlo e di nuovo la riposta è arrivata chiara e rapida: “Sai perfettamente quando perdi tempo”.

Immagini della mia vita quotidiana si sono susseguite rapide davanti ai miei occhi chiusi, come in un film. Immagini di quando non riesco a staccarmi da Facebook o quando vedo l’ennesimo film su Sky invece di andare a letto. O quando lascio qualcosa a metà perché qualcos’altro ha attirato la mia attenzione e poi qualcos’altro e qualcos’altro ancora, fino a che non so più come sono arrivata dove mi ritrovo e ho bisogno di un mucchio di tempo per riprendere il filo di quello che stavo facendo originariamente. O ancora quando passo un tempo infinito a modificare e rimodificare un’immagine, il carattere, la grandezza o il colore di una scritta per un volantino, un articolo …. alla ricerca della perfezione maniacale.

Ok. Grazie dipinto mio. Messaggio ricevuto. Basta perdere tempo con queste cose!

Il passo successivo è stato il dialogo con la Terra, con la Madre Terra che, come una Madre amorevole e accogliente, mi ha dato un messaggio che ha aperto il mio cuore,  fatto fluire il respiro e nascere il sorriso sulle labbra:

SII FELICE E DILLO A TUTTI

Sono felice? SI! sono felice, sono decisamente felice. Anche del messaggio del dipinto, perché basta davvero perdere tempo, c’è da essere felice!!

E c’è anche da dirlo a tutti! Ecco, questo non è così immediato. Non che essere felice lo sia, ma sono più allenata. Condividere la mia gioia, la mia felicità mi risulta difficile. A volte mi sento in colpa per la mia felicità. Siamo più abituati a sentir parlare di guai, catastrofi e lamentele, anche se non è affatto salutare, né parlare, né ascoltare questo genere di cose. Lo studioso Steven Parton, ha elencato tre motivi scientifici per i quali è pericoloso per il nostro cervello e per il nostro fisico lamentarsi in continuazione.  Papa Francesco qualche anno fa ha detto che lamentarsi fa male al cuore.

Se siamo così sensibili allo stato d’animo di chi si lamenta intorno a noi, quali effetti può avere sulla nostra salute condividere la nostra felicità e ascoltare chi parla della propria?

Mi torna in mente quando, qualche settimana fa, sono tornata da un viaggio in Finlandia, un viaggio sognato da tempo e che mi sono regalata per il miei 60 anni. Ero felice come una Pasqua. Sentivo che ogni volta che raccontavo del viaggio le persone gioivano con me. Mio padre mi ha proprio detto: “Che gioia mi dà sentirti così felice!”

Che cosa meravigliosa!! Rendere felici gli altri condividendo la propria gioia!!

Che felicità scrivere questo post e condividere il consiglio di Madre Terra! Sono felice, ora in questo momento. Anche perché oggi è la Giornata mondiale della felicità.  Quale giorno migliore per narrare di #SiiFeliceeDilloaTutti. Adoro queste sincronie nella vita. Mi danno il senso del fluire con un disegno più grande.

E ora tocca a te, se vuoi. Che ne diresti di essere felice anche tu e di dirlo a tutti? Racconta quello che ti dà gioia, raccontalo alla tua famiglia, ai tuoi amici. Inondiamo i nostri dialoghi, le nostre relazioni, i social di #SiiFeliceeDilloaTutti. Celebriamo la nostra felicità e contaminiamo la Terra. Ne ho bisogno io, ne abbiamo bisogno noi, ne ha bisogno la Terra!

#SiiFeliceeDilloaTutti

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Cerca la tua poesia con il Caviardage

Il  Caviardage, come il Cut up, è una tecnica di scrittura creativa poetica che aiuta a scrivere poesie e pensieri partendo da testi già̀ scritti: pagine strappate da libri da macero, articoli di giornali e riviste, ma anche testi in formato digitale. Si può “trovare” la poesia dorsale utilizzando i dorsi dei libri.

La tecnica di base del Caviardage si contamina con svariate tecniche artistiche espressive (quali il collage, la pittura, l’acquarello, etc.) per dar vita a poesie visive: piccoli capolavori che attraverso parole, segni e colori danno voce a emozioni difficili da esprimere nel quotidiano.

Il Metodo può essere utilizzato per sè stessi, come pratica di benessere, all’interno di percorsi scolastici, per attività artistiche o di intrattenimento ludico-espressivo e in ambiti terapeutici come in arteterapia e art counseling.

Il Metodo didattico è stato creato ed è diffuso in Italia da Tina Festa e viene utilizzato da insegnanti nelle proprie classi o da formatori certificati che, in qualità di esperti esterni, propongono laboratori singoli o corsi in scuole di ogni ordine e grado a partire dalla Scuola Primaria, in ateliers, biblioteche e librerie, in associazioni e dovunque si voglia creare un evento legato alla scrittura creativa poetica. (*)

Ho seguito il seminario per formatori del Metodo a Matera con Tina Festa nel 2014.

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Mi sono talmente appassionata che per un lungo periodo, subito dopo la formazione, quasi ogni sera creavo la mia poesia utilizzando le pagine di un vecchio libro.  Ora lo faccio sporadicamente, ma lo propongo spesso negli incontri di art-counseling di gruppo o al femminile e anche nei percorsi individuali. E’ anche mia intenzione creare dei laboratori dedicati esclusivamente all’esperienza del Caviardage. Vedi se ce ne sono prossimamente in programma.

Puoi inoltre vedere qui gli insegnanti certificati in Italia per trovare laboratori più vicino a te.  Se non ne trovi e vuoi provare autonomamente il Caviardage segui questi 7 piccoli passi per “cercare” la tua poesia:

  1. Scegli un testo a caso o uno che attira la tua attenzione: pagine strappate da libri da macero, articoli di giornali e riviste, una poesia, una canzone,  un post che ti ha colpito su Facebook
  2. Leggi il testo, scorrendolo dall’alto in basso, come a volo d’uccello senza entrare nel dettaglio dello scritto.
  3. Nota fra le tante parole presenti quelle che risuonano con il tuo stato d’animo e con una matita cerchiale  o sottolineale.  Non tante, una decina.
  4. Crea un piccolo componimento poetico con le parole trovate, individuando ancora nel testo dei ganci, cioè altre parole che servono ad ottenere una frase che abbia senso per te
  5. Rileggi più volte il testo poetico, anche a voce alta. Se lo ritieni necessario, scrivi la “poesia trovata” su un foglio bianco
  6. Con un pennarello nero (se possibile a punta fine) cerchia le parole trovate. Con un pennarello nero (se possibile a punta grande) traccia una linea sulle righe di testo che non servono, annerendo tutta la pagina. Se ne hai voglia, decora il foglio creativamente  con i colori, collage o con la tecnica grafica che preferisci.
  7. Una volta completato il lavoro dai un titolo alla poesia, metti la firma e la data.

Ti consiglio la lettura del libro Caviardage. Cercare la poesia nascosta di Tina Festa – Altrimedia Editore.

 

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

(*) definizione tratta dal sito ufficiale www.caviardage.it

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Mail Art ovvero l’Arte Postale

L’Arte Postale è «una pratica artistica d’avanguardia che consiste nell’inviare per posta a uno o a più destinatari cartoline, buste, e simili, rielaborate artisticamente.» La Mail Art è, contemporaneamente, il messaggio spedito e il mezzo attraverso cui è spedito.  E’ considerata arte solo dopo la sua spedizione.

Ho conosciuto la Mail Art nel 2014 grazie a Tina Festa in occasione del corso del Seminario Intensivo di Formatori Caviardage.  In quell’occasione creai una cartolina spedita poi ad una partecipante del corso, diventando così una mail artista a tutti gli effetti. Nel 2015 con l’Associazione Femminil C abbiamo lanciato una campagna di partecipazione a One Billion Rising Revolution attraverso la Mail Art.

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La principale caratteristica della Mail art è quella dello scambio non commerciale; le opere possono essere esposte in gallerie d’arte ed eventi che non prevedevano la presenza di una giuria. Un presupposto della Mail art è che “i mittenti ricevono”, nel senso che non ci si deve aspettare di ricevere Mail art senza partecipare attivamente al movimento.

I materiali più comunemente utilizzati per la mail art includono cartoline, carta, collage composti da oggetti di uso comune ed immagini riciclate, francobolli e dipinti, ma possono anche includere poesie, parole o insieme di immagini e parole, a volte anche musica.

Un po’ di storia

Nel descrivere le origini antiche della comunicazione come forma d’arte, l’artista Edward M. Plunkett, dichiarò provocatoriamente che le origini storiche e mitologiche della Mail art si trovano nel gesto di Cleopatra che spedì sé stessa a Giulio Cesare arrotolata in un tappeto.

La mail art nasce in realtà agli inizi degli anni ’60, quando la New York Correspondance School di Ray Johnson istituzionalizzò lo scambio di opere tramite il mezzo postale. Iniziarono a far parte delle opere anche gli errori grammaticale come illustra il nome stesso della scuola (Corrispondance invece di Corrispondence, in italiano suonerebbe più o meno lo stesso: Corrispondanza invece di Corrispondenza).  La prima mostra importante si tenne nel 1970 al Whitney Museum of American Art di New York. 

Negli anni ’70 la pratica dell’arte postale aumentò considerevolmente diventando un canale di espressione economico e flessibile particolarmente adatto per culture non riconosciute ed underground.  Non a caso vide una grande espansione anche nei Paesi dove la censura era maggiormente impegnata nel bloccare la diffusione di idee alternative, come nei paesi al di là dii quella che veniva chiamata la cortina di ferro o in Sud Africa.

Nel 1984 Ronny Cohen organizzò la mostra “Mail Art Then and Now” alla Galleria Franklin Furnace di New York. In quella occasione Cohen selezionò il materiale inviato alla Franklin Furnace, rompendo così la regola non scritta, ma comunemente accettata, secondo cui tutti i lavori inviati dovevano essere mostrati. Anche se successivamente i lavori scartati vennero reinseriti nella mostra, l’evento rivelò una spaccatura ideologica all’interno della comunità della mail art.

Il picco massimo per la mail art e gli artisti postali, in termini di attività postale globale, fu raggiunto negli anni ’90.COnsapevole di tale crescita, i mailartisti iniziarono una graduale esportazione dei progetti collettivi verso il web ed i nuovi e più economici mezzi di comunicazione digitale.

Numerosi sono ormai i I blog ed i siti sulla mail art, anche se molti artisti postali continuano a preferire i vecchi mezzi basati sulla cassetta postale, ed io sono d’accordo con loro.

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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Dixit

Amo molto i giochi da tavolo: dal Paroliere a Tabù, dal vecchio Risiko a… Dixit!

Mi piace passare il tempo in famiglia e con gli amici a indovinare, far lavorare la mente e la fantasia, escogitare nuove strategie, sancire alleanze, insomma lasciare lo spazio al gioco e alla creatività.

Una mia carissima amica lo sa bene e per il compleanno di quest’anno mi ha regalato Dixit, un gioco di carte e di narrazione che mette al centro la fantasia. Perfetto per un’art counselor!

Ideato da Jean-Louis Roubira e illustrato da Marie Cardouat, Dixit ha vinto nel 2010 lo Spiel des Jahres, prestigioso premio per giochi da tavolo e giochi di carte che viene attribuito annualmente in Germania dal 1978.

Un gioco sorprendente, conviviale e divertente. In poche parole ogni giocatore avrà una mano di carte con illustrazioni stupende e fantasiose. Il Narratore sceglierà segretamente una delle sue carte fornendone una breve descrizione composta di una frase, o un indizio. Gli altri giocatori selezioneranno segretamente quale delle loro carte possa identificarsi nella descrizione… e una volta che le carte vengono selezionate, ogni giocatore cercherà di indovinare segretamente quale sia la carta giusta.

Naturalmente l’abbiamo subito sperimentato e messo alla prova. Ispirati dalle magnifiche immagini, abbiamo passato una piacevolissima serata all’insegna del divertimento e della fantasia.

Le carte sono anche uno strumento potente sia nei Percorsi di gruppo che in quelli individuali. Come tutti i mediatori artistici raccontano molto di noi e della nostra situazione del momento.

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