La porta d’oro

C’era una volta un’amazzone che aveva una rara capacità di contemplare e realizzare i propri desideri più sinceri e profondi. Lo faceva sempre con volontà e tenacia. Viveva da sola, non doveva rendere conto a nessuno e questo rendeva, apparentemente, il tutto più facile.

Un giorno, mentre cavalcava libera sul suo destriero, incontrò sulla strada un guerriero ferito. Questo le causò una grande tensione emotiva. Non poteva abbandonare un ferito lungo la strada e allo stesso tempo temeva che lui la distraesse dal suo vero cammino.

Alla fine comunque l’aiutò a salire sul suo destriero e lo portò a casa. Era felice di essersi messa in gioco e di aver vinto l’infondata paura di farsi imprigionare dalla relazione. Aveva infatti paura che lui si trasformasse in un vampiro che le avrebbe causato ferite inguaribili e insopportabili. In realtà si occupò di lui con comprensione e cura amorevole e questo aumentò la sua gioia di vivere, anche se si rese conto che sarebbe servito tempo affinché lui si fosse ristabilito completamente e lei potesse essere di nuovo libera.

Il tempo passò comunque nella gioia e nella perseveranza della cura e della semplicità, diventando entrambi sempre più consapevoli e aperti a ricevere il sacro nutrimento della vita che stavano vivendo. Quando lui fu completamente ristabilito si confessarono l’un l’altra il loro più grande desiderio nascosto: viaggiare sul pianeta terra e, ancor di più, nel tempo e nello spazio.

Fu un tale momento di autenticità e connessione col cuore che proprio in quell’istante apparve davanti a loro una porta d’oro in grado di far accedere a tempi e mondi diversi. Fu tutto istantaneo nel magico qui e ora, fugace ed eterno.

Si guardano negli occhi,
sorridendosi dalla profondità delle loro anime,
si presero per mano
e varcarono insieme la soglia della porta d’oro.

Questo racconto è il risultato di una giocata con Archè di Marilena Dellago

Grazie a Lucas Pezeta per la splendida foto

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