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5. Gioia | 21 parole per la nuova Umanità

Il nostro viaggio nelle 21 parole per la nuova Umanità è arrivato alla 5 tappa: Gioia. Ci siamo arrivati dopo aver esplorato e attraversato Semplicità, Fiducia, Amore e Coraggio. Questa frase di Hugo Von Hofmannsthall da Il libro degli amici è stato un perfetto ponte che dal coraggio ci ha portato qui: “La Gioia richiede più abbandono, più coraggio che non il dolore. Abbandonarsi alla Gioia significa appunto sfidare il buio, l’ignoto.” Iniziamo, come da tradizione, con il significato della parola tratto dal sito treccani.it, anche se questa volta trovo la definizione alquanto riduttiva.

Significato

gioia¹ /’dʒɔja/ s. f. [dal fr. ant. joie, lat. gaudia, plur. di gaudium “gioia”]. – 1. a.[intensa e piacevole emozione che si prova quando si è felici o quando un fine viene raggiunto o un desiderio trova appagamento: 
giòia2 s. f. [ricavato da gioiello, con influenza della voce prec.]. – 1. Pietra preziosa, lavorata o no
Naturalmente noi tratteremo del primo significato, ma è interessante avere a mente anche il secondo.

Origini

La parola gioia ha origini latine, deriva del termine gaudia, plurale di gaudium. Come nome di persona è in uso sin dal periodo medievale ripreso sia dal latino gaudia che dalla forma francese di joie.
E’ estremamente interessante la ricerca dell’origine delle parole felicità e gioia fatta da Ann Robertson, pastore metodista, scrittrice e direttrice della Massachusetts Bible Society che Brene Brown riporta nel suo libro I doni dell’imperfezione. “Il termine greco per felice è makarios, che veniva usato per descrivere la libertà dei ricchi dalle cure e dalle preoccupazioni comuni, o per indicare una persona che riceveva una qualche fortuna, come denaro o salute. La Robertson lo paragona al verbo greco chairo, gioire. Gli antichi greci definivano il chairo come “il culmine dell’essere” e il “buonumore dell’anima”. Scrive la Robertson: “Chairo, ci dicono i greci, è qualcosa che si trova solo in Dio, e si accompagna a virtù e saggezza. Non è una virtù da principianti: è un culmine. Dicono che il suo opposto non è la tristezza ma la paura” 

Sulla parola

La definizione della gioia della Robertson termina con queste parole: “Dicono che il suo opposto non è la tristezza ma la paura”. Ci riporta alla nostra 4 parola il Coraggio e alla frase iniziale di Von Hofmannsthall.

Anche Andrea Zurlini, giovane filosofo e artista italiano, mette gioia e paura ai due poli opposti del grande campo delle emozioni umane.  “Tutta la gamma delle emozioni possibili e sperimentabili sono modulazioni diverse di una vibrazione sola con poli opposti. Questa energia ha un suo picco massimo e un suo livello minimo. Un pò come la manopola del volume sullo stereo. Il picco massimo è la gioia assoluta, l’estasi, la beatitudine e l’identificazione col tutto che provoca uno stato di amore incondizionato continuo. Il livello minimo è rappresentato dalla paura, il dolore la separazione da sé e dagli altri, l’angoscia e la confusione … la manopola interna che regola il settaggio di frequenza emozionale è nelle nostre mani e segue la nostra scelta. Si trova in un punto della nostra coscienza a cavallo tra conscio e inconscio ed è sempre a nostra disposizione, allorquando decidiamo di utilizzarla consapevolmente. L’organo predisposto alla capacità di modulazione di frequenza energetica dei pensieri non è il cervello ma il cuore”.

Tra gli anni 60 e 70 i coniugi Beatrice e John Lacey furono i primi a comprendere che il cuore manda informazioni al cervello che il cervello non solo comprende, ma obbedisce, influenzando percezioni e comportamenti. Esistono infatti meccanismi attraverso i quali degli input da cuore a cervello possono inibire o facilitare l’attività del cervello.

Anche Osho, mistico e maestro spirituale indiano, scrive di mente e cuore: ”Essere felici è un diritto di nascita per tutti, ma purtroppo la società, le persone con cui abbiamo vissuto, che ci hanno messo al mondo, non ci hanno mai pensato. Si sono semplicemente riprodotte, hanno dato vita a degli esseri umani come fanno gli animali, ancora peggio perché almeno gli animali non sono condizionati. Questo processo di condizionamento dovrebbe essere trasformato completamente. La mente dovrebbe essere addestrata a essere al servizio del cuore. La logica dovrebbe servire l’amore; a quel punto la vita può diventare un festival di luci

Avendo detto tutto questo, cosa possiamo fare per vivere la Gioia nelle nostre vite? Ancora una volta ci possono essere d’aiuto alcune domande e trovare ognuno la risposta giusta per sé in questo momento.

Alcune domande

Cos’è la Gioia?
E’ un’emozione? Uno stato? Un’entità astratta?
Arriva da sola o posso far qualcosa per viverla?
Dov’è la Gioia? Dentro o fuori di me?
Se è dentro di me quando la sperimento? Dove la sento? Come la sento?
Se è fuori di me è qualcosa con cui posso sintonizzarmi, connettermi? Come?
Perchè Hugo Von Hofmannsthall dice che la Gioia richiede coraggio e abbandono?
Se la Gioia è il “culmine dell’essere”, il “buon umore dell’anima” esistono strumenti o pratiche che possono aiutarmi a viverla? Quali?

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere

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Immagini di ANIRUDH, Ben White e Kortnee Greenfield su Unsplash

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