Mentre avanzava con estrema prudenza sul terreno scivoloso un’incantevole danzatrice continuava a ripetersi nella mente:
“Devi sciogliere il nodo che ti tiene legata a questa situazione di stallo. Mi sembra proprio che sei caduta in un pozzo nero e profondo dal quale sta diventando sempre più difficile uscirne. Smettila di dar retta alle strane interferenze della tua mente e vai dove ti porta il tuo intuito. Sembri proprio un re in esilio, in auto-esilio in questo pozzo nero. Aiutare gli altri è solo una via di fuga da te stessa. Tendi a fare troppo con il pensiero e poco con il corpo e l’intuito e, dopo tutto questo tempo il pozzo nero è diventato la tua zona di confort. Sarà un distacco difficile ma è necessario”
Presa da questo intenso e impegnativo dialogo interiore l’incantevole danzatrice non si accorse che il terreno stava diventando sempre più scivoloso e rischiò perdere l’equilibrio.
Riuscì però a non cadere, grazie a una serie di coincidenze sorprendenti:
- un sasso al punto giusto bloccò il piede ormai fuori controllo
- un ramo di un albero alla giusta altezza le permise di aggrapparsi e restare in piedi.
- persino una meravigliosa farfalla blu le svolazzò intorno in quel momento facendola sentire a casa e amata da Madre Natura, in un abbraccio materno e sicuro.
Pianse per lo scampato pericolo e, ancor di più, per la profonda gratitudine per quell’abbraccio salvifico. Gridò istintivamente, andando oltre i suoi limiti mentali, “GRAZIE MADRE TERRA, GRAZIE MADRE GAIA, GRAZIE PER LA TUA BELLEZZA, LA TUA CURA E IL TUO AMORE”
Un maestoso arcobaleno apparve in cielo in quel momento a suggellare quell’unione e quel riconoscimento. E lacrime di commozione solcarono il viso dell’incantevole danzatrice.
Quando i pensieri si fanno pesanti e le tensioni esplodono all’interno o all’esterno, fermati e entra in contatto con Madre Terra, lei è sempre un rifugio potente, dona la chiarezza mentale per riconoscere che ogni cambiamento sofferto è una crisi benefica, è un portale che apre a un più grande stadio evolutivo.
Questo racconto è il risultato di una giocata con Archè di Marilena Dellago
Foto di Stainless Images su Unsplash












