Dico la mia sul #fertilityday

Il Ministero della Salute ha lanciato una campagnaper richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilltà e della sua protezione”, campagna che ha il suo apice il prossimo 22 settembre con il Fertility Day.

L’obiettivo di ottenere attenzione è stato ampiamente raggiunto, non v’è dubbio! Sui media, sui social, fra le persone reali si sono infatti scatenate una valanga di reazioni.

Roberto Saviano analizza qui  le pessime cartoline della campagna, un gruppo di psicologhe e psicologi ha scritto una lettera aperta  alla Ministra Lorenzin.

C’è anche chi ha affrontato il tema con umorismo. Come Chiara Rapaccini con la sua vignetta di Amori Sfigati che campeggia ironica sopra il titolo.

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Sulla pagina Facebook di comunisti buontemponi si legge “Siamo favorevoli al Fertility Day. Così poi ce li mangiamo tutti.”  Sempre su Faccialibro Lui Tasini ieri pomeriggio ha scritto di getto un post, si è svegliata stamattina con 16 mila like e 14 mila condivisioni, tanto sarcastiche e realistiche sono state le sue parole che riporto in fondo a questo post.

A questo punto dico anch’io la mia e invito tutte e tutti a dire la propria idea su questa campagna. La posta in gioco è molto alta: ancora una volta il ruolo di noi donne, il rispetto del nostro corpo, delle nostre scelte. 

Una delle cartoline recita “La bellezza non ha età, la fertilità si. Lo sappiamo perfettamente noi donne. Sentiamo quando l’orologio biologico sta andando verso la fine del periodo ciclico e procreativo. Conosco tante donne che hanno vissuto e vivono quel periodo con frustrazione, rimpianti o rassegnazione. Anche chi ha avuto figli vive l’avvicinarsi della Menopausa con un senso di perdita. Ma questo è un discorso lungo che ci porterebbe fuori tema.

Lo sappiamo insomma da ancora prima che arrivino che le mestruazioni  ad un certo punto finiscono, non c’è bisogno di una campagna governativa che ce lo ricordi in modo così maldestro. Per fortuna ci sono anche molte donne, molte coppie che vivono serenamente la fine del periodo fertile perché hanno scelto consapevolmente di avere o di non avere figli.

Perché La fertilità NON è un bene comune.  Lo era durante il fascismo, ma ora siamo in democrazia, o no? Ogni donna e ogni coppia ha diritto di scegliere come vivere la propria vita, compreso se e quando pro-creare. Ci sono tante donne che scelgono “semplicemente” di creare altro: un nuovo lavoro, una nuova soluzione per antichi problemi, una realizzazione utile alla società.  Ne hanno tutto il diritto, non rende loro giustizia farle sentire in colpa, come sottilmente lascia intendere la campagna ministeriale. Le donne non sono uteri da dare in gestione alla Patria per il bene comune.

Purtroppo non sempre si ha la possibilità di scegliere di avere figli. Sono tante le donne, le coppie che non possono farlo. I motivi sono i più diversi: da quelli personali, fisici, morali, psicologici a quelli sociali ed economici.

Ecco, parliamo di quelli sociali ed economici.

Lo scorso marzo il Ministero del Lavoro ha creato  una nuova procedura di dimissioni  per arginare il triste fenomeno delle lettere di dimissioni in bianco che molte donne erano (non sono sicura di poter usare un tempo passato) obbligate a firmare al momento dell’assunzione, lettere che venivano rese operative in caso di gravidanza.

Di molti altri provvedimenti governativi ci sarebbe bisogno affinché una coppia possa permettersi di avere serenamente dei figli e soprattutto di mantenerli degnamente. Ne cito alcuni, ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo:

  • nidi e scuole di ogni grado che funzionino e non costino una fortuna;
  • strutture accoglienti e con personale qualificato che si dedichi ai bambini anche prima e dopo gli orari di apertura della scuola, quando lavorano entrambi i genitori e anche i nonni, che ormai non vanno più in pensione;
  • lavori non precari con stipendi degni di questo nome;
  • affitti a prezzi ragionevoli e/o agevolazioni per l’acquisto di una casa (magari costruita con i più moderni sistemi ecologici)
  • strutture adeguate per le persone anziane, perché molto spesso le donne non devono solo occuparsi dei figli ma anche delle generazioni che l’hanno precedute.

Non abbiamo bisogno di questa campagna. O forse sì. Per solleticare e sollecitare coscienze, per risvegliare animi, per ribadire il diritto a scegliere di avere o non avere figli, per dare valore e rispetto alle scelte degli individui, donne, uomini o coppie che siano.

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Ci vorrebbe che il 22 settembre facessimo qualcosa che rappresentasse la nostra riflessione sul #fertilityday. Non so, un nastro rosso da attaccare alla borsa con una clessidra senza sabbia ad una estremità; una maglietta per uomini e donne con su scritto “La fertilità NON è bene comune” o meglio “#myfertilityismine”, visto che l’inglese va di moda, potremmo anche inondare i social con quel hashtag il 22.

Ecco, ho detto la mia. Almeno una parte della mia idea a proposito del #fertilityday. Dì la tua. Fai qualcosa, facciamo qualcosa il 22. E’ importante!

Come promesso concludo con il post di Lui Tasoni su Facebook.

Io sono assolutamente pro fertility day.
Che però deve andare di pari passo con:
l’asily nidy gratuity per tutty day,
E a braccetto con:
maternity garantity per tutty non è che poy mi licenzy se rimangy incinty day,
Inoltre è inscindibile dal:
My garantiscy uny casy e non chy devy vivery coy miey genitory perchy non hy 800 eury per l’affitty day,
Fratello del famoso:
Chiaramenty garantity un lavory day,
A seguire ci dovrà essere il:
Orary decorosy delly scuoly che non hy y nonny chy my tengony y bambiny mentry lavory day,
Inoltre è da garantire il:
Quindy se non faccy un figly sarey buttaty fuori o possy vivery in questy staty dy merdy day,
E non sarebbe da disdegnare un:
Possy decidery comy vestiry my figly o mettery il nasy anchy ly day,
E il forever young:
My fatty i cazzy toy che l’utery è my e ly gestischy y day,
Per concludere con:
Parly comy mangy chy sy fay uny roby chy puzzy dy ventenny fascisty non è chy sy cy metty le “y” puzzy di meny day.
Detto ciò:
Vivy la fertility
vivy il sessy per procreary
Vivy il femminismy!
Ah no…il femminismy no, che è morty e sepolty e c’è poco da fary y day

Un piccolo passo verso la Gioia di Essere.

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